Le parole di Adrian Mutu in vista di Fiorentina-Juventus, gara da doppio ex
Mutu: "A Firenze passione senza mezze misure. Il mio momento più duro in viola..."
Il doppio ex di Fiorentina e Juventus, Adrian Mutu, è stato intervistato dal Corriere della Sera in vista della partita di domenica sera fra le due squadre. Queste le sue parole, partendo dalla sfida del Franchi in programma domenica:
Quando sei a Firenze devi capire subito una cosa: la Fiorentina non è soltanto una squadra di calcio, ma qualcosa che appartiene profondamente alla città. I tifosi viola vivono tutto con un'intensità incredibile.
Sul momento più duro avuto a Firenze
Quando sono arrivato, nell'estate 2006. Partimmo con una pesante penalizzazione, ma avevamo un gruppo straordinario e soprattutto un allenatore, Cesare Prandelli, che riusciva a trasmetterci serenità e fiducia. Sapevamo che dovevamo recuperare terreno e pensavamo soltanto partita dopo partita. La vera svolta fu la mentalità che costruimmo nello spogliatoio. Eravamo convinti di poter fare qualcosa di grande, anche quando la classifica diceva il contrario. E alla fine conquistammo l'Europa.
Sulle differenze tra Firenze e Torino
Ci sono pressioni diverse, completamente. A Torino è legata soprattutto al risultato. Alla Juventus vincere è considerato normale, mentre non riuscirci diventa immediatamente un problema. È una pressione continua, quasi istituzionale. Alla Fiorentina, invece, la componente emotiva è molto più forte. I tifosi ti fanno sentire un re quando le cose vanno bene, ma nei periodi negativi percepisci la loro delusione in maniera molto intensa. In viola ho sentito un amore incredibile. È una città che ti entra dentro, ma proprio per questo avverti anche una responsabilità enorme. Direi che da una parte devi convivere con l’obbligo di vincere, dall’altra imparare a gestire una passione che non conosce mezze misure.
Cosa direi nello spogliatoio visto il momento di entrambe?
Da giocatore cercherei prima di tutto di dare l’esempio. In certe situazioni puoi parlare quanto vuoi, ma i compagni guardano quello che fai in campo. Se corri, se combatti, se ti assumi la responsabilità di una giocata difficile, allora puoi chiedere agli altri di fare lo stesso.
E da allenatore?
Partirei dalla testa dei giocatori. Quando una formazione attraversa una crisi, spesso il problema non è soltanto tattico, ma anche mentale. I calciatori perdono fiducia, iniziano ad avere paura di sbagliare e diventano meno coraggiosi. Non voglio dare lezioni a Spalletti o Vanoli, perché soltanto chi lavora quotidianamente con un gruppo conosce davvero tutte le dinamiche. Però io cercherei di semplificare alcune cose, ritrovare equilibrio e dare ai ragazzi certezze. E soprattutto ricorderei loro che, quando indossi certe maglie, devi avere il coraggio di prenderti delle responsabilità.
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