Viola News News viola Rassegna stampa Mauro duro: "Kean poco professionale. Como, pensaci due volte... anche tre"

Mauro duro: "Kean poco professionale. Como, pensaci due volte... anche tre"

Redazione VN
"Mi fido di Paratici, che è un grande dirigente e lo ha dimostrato anche questa estate rivoluzionando la Fiorentina con colpi di mercato sorprendenti"

Massimo Mauro, ex giocatore della Juventus ma non solo, ha commentato la rottura tra Kean e la Fiorentina sulle pagine della Gazzetta dello Sport:

Kean mi piace come attaccante, ma questi non sono comportamenti da grande giocatore. Adesso fossi nel presidente o nell'allenatore che lo vuole comprare, beh ci penserei due volte. Forse anche tre...

Cosa la delude maggiormente della vicenda?

«Non si può vedere che un giocatore venga meno ai propri doveri e non si alleni a causa del mercato. Puoi anche voler cambiare club, ci mancherebbe, però fino a quando non si concretizza il trasferimento devi essere professionale, allenarti e renderti disponibile per la società che ti paga».

Basta una multa o servirebbero punizioni anche più pesanti in queste situazioni?

«La Fiorentina ha fatto benissimo a multarlo, ma di più cosa avrebbe potuto fare? Mi auguro che il giocatore abbia capito l'errore e si sia già scusato con i compagni, l'allenatore e i dirigenti».

Le trattative di mercato a campionato già iniziato aumentano i casi di "mal di pancia" alla Kean: dipendesse da lei?

«Il mercato ancora aperto a fine agosto è un problema, ma in questo caso non deve diventare un alibi per il comportamento poco professionale di Kean. Moise ha fatto una cosa sbagliata e da non ripetere, non ci sono scuse».

Caricamento correlate...

Se ripensa ai tempi in cui giocava lei?

«Di giocatori che hanno saltato gli allenamenti ne ho visti molti, ma non è una giustificazione. Non condivido neppure i comportamenti di certi allenatori: sono pagati dai club, eppure a volte a fine partita sono polemici e critici nei confronti dei loro presidenti o delle loro proprietà. I litigi nel calcio ci sono sempre stati e sempre ci saranno, però nelle grandi squadre i problemi vengono risolti internamente e non mettendoli in piazza».

Tornando a Kean?

«Capisco un giocatore che si arrabbia e polemizza quando non gioca. Oppure quando si sente bene e l'allenatore all'improvviso lo richiama in panchina. Queste sono reazioni per amore, per la maglia, per la voglia di dare tutto. Ma non si può vedere un giocatore che salta l'allenamento per mandare un messaggio al club e provare a forzare un trasferimento».

Nella bufera delle ultime ore, c'è anche chi ha detto che un comportamento come quello di Kean non è da giocatore della Nazionale e che l'attaccante viola andrebbe escluso a priori dalle prossime convocazioni dell'Italia. Concorda?

«Non mischierei le cose. Kean non è stato professionale e ribadisco: fossi nel club che sta investendo molti soldi per lui, forse adesso un pensiero in più lo farei. Chi deve giocare nell'Italia non spetta a me dirlo: è una decisione del presidente Malagò, del dt Ranieri e soprattutto del ct Mancini».

Chi le piacerebbe vedere nell'attacco della Fiorentina al posto di Kean?

«Mi fido di Paratici, che è un grande dirigente e lo ha dimostrato anche questa estate rivoluzionando la Fiorentina con colpi di mercato sorprendenti».

È sempre ottimista sulla Fiorentina dopo la pesante sconfitta subita all'esordio in campionato contro la Roma di Gasperini?

«Avevo un debole per Joe Barone e adesso auguro il meglio alla coppia Paratici-Grosso. Ero ottimista sulla Fiorentina prima della sconfitta contro la Roma e la sono tuttora. Quando cambi tanto, e la Viola ha rivoluzionato, è fisiologico un tempo di assestamento. E poi non giocheranno tutte le domeniche contro Malen e Dybala»
Caricamento raccomandazioni...