Viola News News viola Rassegna stampa CorFio si chiede: "Ma quali sono i titolari di questa Fiorentina?"

CorFio si chiede: "Ma quali sono i titolari di questa Fiorentina?"

Redazione VN
Solo 8 giocatori sono sempre scesi in campo con Vanoli

La Fiorentina fatica ancora a trovare un’identità di gioco riconoscibile, al di là delle rotazioni ormai indispensabili tra calendari fitti e rose numerose. Gli esempi della Fiorentina di Italiano, con 141 formazioni diverse nelle prime 141 panchine, del Como di Fabregas e dell’Inter di Inzaghi e Chivu dimostrano che cambiare interpreti non impedisce di avere principi solidi. I viola, invece, hanno schierato otto formazioni diverse in otto partite tra campionato e Coppa Italia, dando l’impressione di cercare ancora un equilibrio: dopo i continui cambi difensivi di Grosso nelle prime tre giornate, anche Vanoli non ha individuato una linea definitiva.

Nelle tre gare di campionato contro Venezia, Napoli e Genoa, Vanoli ha sempre schierato dall’inizio De Gea, Jimenez, Dragusin, Ranieri, Fagioli, Ndour e Mastantuono, facendo ruotare gli altri. Viery e Njie, titolari nelle prime due, sono stati esclusi a Marassi, mentre in attacco si è passati da Beto a Pellegrino e poi nuovamente a Beto. Sono cambiati anche i moduli: dal 4-3-3 pensato in estate al 4-3-2-1, inizialmente con Gudmundsson e Atta dietro la punta, poi con Mastantuono al posto dell’islandese, fino al 4-2-3-1. Contro il Genoa, l’inserimento di Oulai ha prodotto un assetto apparso a metà strada tra le diverse soluzioni.

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La Fiorentina ha già impiegato tutti i giocatori di movimento, lasciando a zero minuti soltanto i portieri di riserva Christensen e Lezzerini. De Gea è l’unico ad aver disputato tutti i 720 minuti disponibili, recuperi esclusi, seguito da Dragusin (672’), Ndour (667’), Mastantuono (559’) e Fagioli (509’). Sopra la metà del minutaggio figurano anche Valdepenas (487’), Pellegrino (460’), Atta (400’), Ranieri (399’) e Jimenez (390’); tutti gli altri, dai 344’ di Viery ai 25’ di Croci, restano sotto il 50%. Giocano dunque tutti, ma pochi hanno continuità: serve una base stabile e una chiara identità nei principi di gioco per sfruttare le numerose alternative. Lo scrive il Corriere Fiorentino.

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