È un momento strano, dif­fi­cile da deci­frare. Oggi nel forno del Fran­chi, a un’ora impro­ba­bile viste le tem­pe­ra­ture ben sopra i trenta gradi, l’entu­sia­smo esa­ge­rato per il mer­cato di Para­tici si scon­tra con il pes­si­mi­smo dila­gante, esa­ge­rato pure quello, nei con­fronti dell’altro Fabio, Grosso, capace di stra­per­dere le prime due par­tite con numeri da guin­ness dei pri­mati: zero punti, sette reti subite, nep­pure una segnata. Mai la Fio­ren­tina, nel corso della sua sto­ria cen­te­na­ria, era par­tita così male. La tifo­se­ria non sa bene se essere felice o dispe­rata, con­tenta che la squa­dra dell’anno scorso sia stata spaz­zata via e rim­piaz­zata con gio­vani stra­nieri di qua­lità ma anche pre­oc­cu­pata per la par­tenza disa­strosa a fronte di cen­to­trenta milioni spesi. Solo Milan e Como hanno inve­stito più della fami­glia Com­misso. Anche il Toro è a zero. E le scon­fitte diven­tano tre se con­si­de­riamo la Coppa Ita­lia. Squa­dre gemel­late e dispe­rate. Sia Grosso sia Abate spe­rano in una scossa. L’alle­na­tore della Fio­ren­tina ha qual­che ragione e molti torti. Di sicuro la gestione con­fu­sio­na­ria del mer­cato nelle ultime due set­ti­mane non lo ha aiu­tato. Ma la sua crea­tura è stata la peg­giore del cam­pio­nato e se ci stava per­dere all’Olim­pico con­tro la Roma, la più in forma della serie A, è dif­fi­cile da spie­gare il pesan­tis­simo 3-0 con il Fro­si­none che ha rovi­nato la festa per i cento anni. La fra­gile iden­tità rias­sume una serie di man­canze gravi, equi­li­brio, distanze tra i reparti, capa­cità di leg­gere il gioco e di arri­vare prima sulle seconde palle. Non è facile met­tere insieme una squa­dra con tre­dici gio­ca­tori nuovi, ma nes­suno si aspet­tava che Grosso fosse così indie­tro nel lavoro di assem­blag­gio. Il rischio è di infi­larsi in un tun­nel da cui sarebbe com­pli­cato tirarsi fuori. La squa­dra è gio­vane e nel­le dif­fi­coltà rischia di scio­gliersi.