Viola News News viola Radio e tv Di Chiara: "Grosso? Equilibrato e flessibile. Vi racconto un retroscena con lui"

Di Chiara: "Grosso? Equilibrato e flessibile. Vi racconto un retroscena con lui"

Matteo Torniai
Alberto Di Chiara interviene così al Pentasport di Radio Bruno: il rapporto con Fabio Grosso e il ricordo di Daniel Bertoni

Alberto Di Chiara è intervenuto ai microfoni di Radio Bruno, affrontando diversi temi legati alla Fiorentina: dal nuovo allenatore Fabio Grosso al rapporto con i giocatori di oggi, passando per il calcio italiano e la necessità di valorizzare maggiormente i giovani.

Oggi manca personalità

Di Chiara ha iniziato parlando del rapporto tra i calciatori di ieri e quelli di oggi, prendendo come esempio Daniel Bertoni, storico protagonista della Fiorentina: "Io credo che quello che manca oggi, soprattutto in campo, al di là di quello che poteva fare uno fuori, sia proprio la personalità dei giocatori. All’epoca si sentiva".

Secondo l’ex viola, il rapporto tra calciatori e ambiente era molto più diretto: "Se tu vedevi entrare Daniel Bertoni in un ristorante a Firenze, lo riconoscevano tutti. Ci sono giocatori attuali che magari giocano nella prima squadra a Firenze e non sono riconoscibili quando vanno in giro per strada".

Una differenza che, secondo Di Chiara, non riguarda soltanto la popolarità, ma soprattutto la personalità mostrata sul terreno di gioco: "Prima entravi molto più nelle vene e nella testa della gente. Bertoni lo riconoscevi anche quando non aveva scritto il nome dietro la maglia. Lo riconoscevi dall’atteggiamento, dalla personalità. Quando entrava in campo lo riconoscevi subito".

Il rapporto con Grosso

Di Chiara conosce bene Fabio Grosso, avendolo incrociato ai tempi del Perugia, quando l’attuale allenatore della Fiorentina era ancora un giovane calciatore.

"L’ho avuto a Perugia. Io ero dirigente e lui era arrivato dal Chieti come trequartista. Pensa che roba: era un trequartista del Chieti e poi è diventato proprio lì a Perugia un terzino sinistro".

Un percorso che Di Chiara ricorda con particolare affetto: "Quando ci siamo incontrati, visto che io sono stato un terzino sinistro di successo, gli dissi: “Fabio, almeno riesci a fare la carriera che ho fatto io”. E lui ha fatto anche molto di più: ha vinto un Mondiale, ha fatto quello che ha fatto".

«Lui è molto equilibrato. Quello che mi dà speranza è il fatto che non è un allenatore che viene già con il modulo in tasca, nel senso: “Io gioco così e non si discute”.

Per Di Chiara, questo è un aspetto fondamentale: "Credo che un allenatore bravo debba sempre adattarsi ai giocatori che ha a disposizione. Se hai dei terzini che giocano bene sulle fasce, può andare bene un tipo di gioco; se non ce li hai, devi essere bravo a sfruttare al massimo le caratteristiche dei giocatori che hai".