Brovarone: "Se Dragusin è il perno difensivo siamo messi male. Pellegrino nullo"
Ai microfoni di Radio Bruno, l'opinionista Bernardo Brovarone ha analizzato il pirotecnico pareggio per 2-2 tra Fiorentina e Atalanta, alternando le note positive della reazione caratteriale nella ripresa alle profonde perplessità sulla tenuta mentale, sui singoli e sui limiti strutturali della rosa.
Primo tempo da incubo e la reazione d'orgoglio
L'analisi parte dall'approccio deludente visto nei primi quarantacinque minuti:
Nel primo tempo la squadra è apparsa totalmente spenta, priva di grinta, di desiderio e di rabbia agonistica. Abiamo rischiato il tracollo sul colpo di testa di Krstović, un episodio che ci avrebbe condannato al doppio svantaggio. Nella ripresa, invece, la squadra ha tirato fuori gli artigli a livello caratteriale, ribaltando la partita e trovando il vantaggio. Purtroppo, dopo il sorpasso è emersa la paura di vincere, una mancanza cronica di serenità che certifica i nostri limiti e ci ha portato a subire il 2-2 finale.
I nodi tattici: le perplessità su Dragusin e il reparto avanzato
Brovarone sposta poi il fuoco sulle criticità individuali, a partire dal pacchetto arretrato e dal peso specifico del centravanti:
Non voglio puntare il dito esclusivamente contro Dragusin, ma se lui deve essere considerato il perno definitivo e insostituibile della nostra difesa, allora siamo messi male. L'ho osservato attentamente: è spesso fuori posizione, poco reattivo e non mi trasmette sicurezza. A questo si aggiunge un problema enorme nel reparto offensivo: in questo momento i centravanti non incidono. Pellegrino ha avuto la titolarità ma dà pochissimo, non tiene un pallone e manca di agilità e presenza tonica dentro l'area. Un giocatore che risente palesemente di un contesto ambientale non sereno e di una squadra che fa fatica a valorizzare i nuovi acquisti.
Gestione della rosa e clima di forte tensione
In chiusura, una riflessione sul morale generale e sulle scelte di gestione del gruppo:
Ci sono otto o nove titolari affidabili, ma la coperta è cortissima e non c'è una vera panchina, acuita anche dall'infortunio lampo di Kristensen dopo cinque minuti. Ho visto segnali positivi dai laterali, con la tempra e la spinta di Jiménez che alzano il valore della squadra, ma la situazione generale resta complessa. Si respira un clima pesante e sfiduciato a Firenze, figlio di un'estate in cui sono stati investiti tanti soldi che ora faticano a trovare giustificazione in campo. La società dovrà assumersi le proprie responsabilità di fronte a questa involuzione.
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