Zhegrova, da suggestione viola a possibile esordio dal 1' in A: quanto sarebbe servito?
Da nome accostato alla Fiorentina a possibile avversario dal primo minuto. Edon Zhegrova è una delle opzioni di Luciano Spalletti per la sfida del Franchi: le indicazioni a poche ore dal fischio di inizio rilanciano la sua candidatura, anche alla luce delle condizioni di Woltemade dopo i sintomi influenzali accusati in settimana. Una possibilità, in attesa delle scelte definitive, che riporta d’attualità una domanda: quel mancino avrebbe fatto comodo ai viola? Prima della lavagna, però, serve mettere ordine nel mercato. Come raccontato da Violanews a luglio (LEGGI QUI), Zhegrova era una suggestione, non una trattativa avviata: secondo quanto raccolto dalla redazione, non risultavano contatti tra Paratici e Carnevali. Il giocatore non era una priorità e i dubbi riguardavano soprattutto la sua condizione fisica; da parte del kosovaro, inoltre, la preferenza era per un’esperienza all’estero. Parlare oggi di un acquisto sfumato sarebbe, dunque, una forzatura. Ragionare sulla sua utilità tecnica, invece, potrebbe avere senso.
Un mancino per creare superiorità
Il punto di partenza è il suo profilo: un’ala destra mancina, particolarmente dotata nel dribbling. Da queste caratteristiche nasce l’ipotesi tattica: nella Fiorentina avrebbe potuto offrire una soluzione per attaccare una difesa schierata, ricevendo largo e cercando di superare direttamente il terzino. Il vantaggio non sarebbe stato soltanto il tiro dopo il rientro sul sinistro, ma quello di avere a disposizione un esterno capace di attirare il raddoppio per liberare un compagno, in particolare con il terzino che si sovrappone, la mezzala che attacca lo spazio interno, il centravanti che si muove tra i difensori. Sarebbe però servita una squadra pronta ad accompagnarlo. Consegnargli il pallone e aspettare l’invenzione avrebbe rischiato di rendere prevedibile anche una giocata tecnicamente difficile da contenere.Nel 4-3-3 la collocazione più naturale
Il 4-3-3 avrebbe rappresentato l’incastro più immediato, con Zhegrova alto a destra e la libertà di accentrarsi con un terzino pronto a dare ampiezza a seguito delle scorribande al centro del kosovaro. La mezzala di quel lato avrebbe dovuto alternare inserimenti e coperture, evitando di occupare sempre la stessa zona del kosovaro. Certo, il suo arrivo non avrebbe, con ogni probabilità, consentito quello di Franco Mastantuono, argentino di assoluto talento che ad ora ricopre quel ruolo nei viola (pur mantenendo una certa predisposizione naturale per la trequarti), ma quello su cui riflettere è se il kosovaro sarebbe davvero potuto essere un jolly interessante per i gigliati. Anche nel 4-2-3-1, infatti, sarebbe stato utilizzabile come esterno destro, soprattutto con un trequartista disponibile a scambiare posizione e a giocare rapidamente di prima. Più delicato l’impiego da trequartista di destra in un 3-4-2-1 o in un 4-3-2-1: una soluzione possibile, lasciandogli però la possibilità di allargarsi. Costringerlo stabilmente nel traffico centrale, invece, avrebbe ridotto le occasioni per ricevere fronte alla porta e puntare l’avversario. L’impiego da quinto, invece, avrebbe richiesto un lavoro lungo tutta la fascia poco coerente con l’obiettivo di valorizzarne le qualità offensive e, di rimando, rischioso per la sua condizione fisica già altalenante.Qualità sì, ma con un costo negli equilibri
Il rovescio della medaglia, probabilmente, sarebbe stato nella gestione delle perdite di palla. Cercare spesso l’uno contro uno, infatti, significa accettare qualche errore e, con il terzino già proiettato in avanti, la Fiorentina avrebbe dovuto proteggere bene quel corridoio. Anche pressione e ripiegamenti sarebbero stati aspetti da verificare nella continuità dei novanta minuti. A questo si aggiungono le note perplessità fisiche, un’incognita concreta nella valutazione dell’acquisto, senza trasformare quelle informazioni estive in un giudizio automatico sulla condizione attuale. In definitiva, la risposta, sul piano puramente tecnico, è quindi sì: Zhegrova avrebbe potuto fare comodo, soprattutto come specialista sulla destra e come alternativa per cambiare una partita bloccata. Definirlo un rimpianto richiederebbe, però, qualcosa in più, come continuità, disponibilità fisica e sostenibilità dell’operazione. Il possibile esame del Franchi, nel frattempo, riaccende la curiosità.© RIPRODUZIONE RISERVATA