Viola News Esclusive Gli opinionisti Dopo Grosso va esonerato anche Paratici: il disastro l’ha combinato il direttore sportivo

Dopo Grosso va esonerato anche Paratici: il disastro l’ha combinato il direttore sportivo

Enzo Bucchioni
Il disastro viola targato Fabio Paratici: dal mercato alla scelta di Grosso, fino al ritorno di Vanoli

Il vero responsabile di tutto quello che sta accadendo al Viola Park e dintorni ha un nome e cognome e si chiama Fabio Paratici. Se la Fiorentina fosse una società di calcio strutturata, capace di analizzare il lavoro dei suoi manager e quello che è successo negli ultimi mesi, comprese le ingenti spese fatte, dopo Grosso andrebbe licenziato anche il direttore sportivo.

Vi sembra normale, degno di una grande società, che un dirigente esperto come Paratici già a inizio primavera decida di puntare tutto su un allenatore senza grande curriculum come Fabio Grosso “sempre stata l’unica scelta”, garantendo in prima persona sulla bontà della decisione, l’ha lanciato lui alla Juve, “Con Grosso un progetto di tre anni, fortemente voluto da me”, salvo poi rimangiarsi tutto dopo appena tre partite di campionato? Orrende e perse, d’accordo, ma appena tre.

E poi cosa fa? Va a riprendere Vanoli, quello stesso allenatore che lui, Paratici, in persona personalmente, aveva ritenuto non adatto, non in grado di guidare la Fiorentina verso il suo nuovo progetto calcistico fatto di qualità, idee e ambizione. Siamo alla farsa più assoluta, al rimangiarsi tutto nel giro di poco tempo, dalle valutazioni a quanto era stato deciso. Più che programmazione trattasi di improvvisazione. Insomma chi ha sbagliato è proprio e solo lui: Fabio Paratici. E la sorpresa è doppia per un dirigente esperto sul quale la Fiorentina, ma anche la città, la tifoseria, tutti, avevano riposto tante speranze per l’attesa rifondazione calcistica dopo una B sfiorata.

Caricamento correlate...

Oggi forse viene il dubbio che avessero ragione quelli che da sempre sostengono che la fortuna di Paratici sia stato Marotta. Dopo il loro divorzio, è arrivato il disastro della Juve poi finito con la squalifica e la condanna penale per le plusvalenze. Pure l’avventura al Tottenham è stata complicata, centinaia i milioni spesi, zero successi. Nel secondo periodo ha rischiato di retrocedere. Questo è il passato. Di fatto, alla Fiorentina, non ha fallito solo la scelta dell’allenatore, ha sbagliato prima il mercato di gennaio e poi quello estivo, spendendo una somma ingente, oltre duecento milioni con i riscatti in pancia, che non so come i conti della Fiorentina potranno reggere se non con l’intervento del presidente Commisso in assenza del fair play finanziario.

Il mercato sbagliato è proprio la causa di tutto. Da Brescianini a Fabbian, trenta milioni molto discutibili, per finire a Goncalves idea di Mendes, Paratici ha comprato tanti giocatori, alcuni sono dei talenti, altri interessanti, ma tutti assieme non fanno e non faranno (spero di sbagliare) una squadra. Ha comprato tante belle figurine, alcune strapagandole, ma non si è preoccupato di mettere insieme giocatori con caratteristiche, età e personalità diverse, capaci di garantire all’allenatore una buona stoffa con la quale lavorare. E’ nata una squadra senza leader, troppo giovane, una simil under 21.

E il problema dei problemi sta proprio qui, quello che molto probabilmente ha portato prima ai contrasti, poi al burrascoso divorzio di domenica sera: Grosso non ha condiviso il mercato. La squadra non era la sua, non poteva essere la sua, non ci sono giocatori adatti al tipo di calcio che ha in testa, che giocava al Sassuolo. E di questo Paratici avrebbe dovuto tenere conto.

La Fiorentina di oggi è una squadra leggera, tecnica, troppo giovane, portata al palleggio e al possesso (magari) quando Grosso avrebbe voluto giocare con il blocco basso, pressing, recupero e gioco verticale con gli esterni protagonisti per aprire gli spazi. Tredici giocatori arrivati, ma alla fine solo cinque centrocampisti (tre dell’anno scorso), senza un incontrista (Thorstvedt resta il cruccio), assenza lamentata anche dallo stesso Grosso nell’ultima conferenza stampa. Tanti sono i giocatorini bellini come Mastantuono, Atta, Valdepenas, Njie, Viery e altri, ma devono completare il loro percorso e serve tempo. Il problema più grosso è stato però il caso Kean. Una cessione durata due mesi è inaccettabile. Vendere il giocatore più forte a campionato in corso è stato l’errore degli errori. E comprare con quei soldi gli esterni rimasti sul mercato solo nelle ultime ore di trattative, è stata la conseguenza. Gnonto meglio di Gnente l’ho già scritta.

La sintonia tra Paratici e Grosso è finita qui. S’era ampiamente capito dalle dichiarazioni dell’allenatore: c’era sabbia negli ingranaggi. L’imbarazzante silenzio del direttore sportivo dopo tre sconfitte, neppure una parola per rispetto di tifosi, aveva dato certezze ai sospetti. Il confronto di domenica è stato burrascoso, la Fiorentina non ha neppure ringraziato Grosso, come si usa fare per tutti i licenziati. E non è vero che l’allenatore è stato mandato via per i cori dello stadio o il mancato feeling con la curva, non c’era più intesa con il direttore sportivo. Tutto molto strano se pensate che Gasperini a Bergamo perse quattro delle prime cinque. Lo hanno protetto e poi sappiamo cosa è nato. Ma società e dirigenti sono troppo diversi. Paratici ha sganciato Grosso, il “suo” allenatore, per salvare se stesso.

Con questo, sia chiaro, non difendo e non giustifico Grosso, ha deluso anche me, mi sembrava buono, il Sassuolo giocava benissimo, tutti gli addetti ai lavori me ne avevano parlato bene, ma vorrei vedere qualsiasi altro allenatore con tredici giocatori nuovi, alcuni arrivati da sei giorni, alcuni sbagliati, mettere insieme una squadra. Al mercato ho dato 6,5 per alcune operazioni complessive, da Atta a Oulai, ma come ho scritto prima del disastro, è evidente come la squadra sia piena di difetti e senza personalità. Ho suggerito l’intesa con Brozovic, servirebbe come il pane. Detto questo, spero che Paratici capisca che il calcio non l’ha inventato lui e mi auguro che almeno a Vanoli venga dato il tempo per mettere in piedi qualcosa di buono.

Se lo merita, è una persona perbene oltre che un bravo allenatore. E’ tornato per amore della Fiorentina, fossi stato in lui dopo quello che gli è stato fatto, per come è stato trattato tre mesi fa, mai sarei venuto. La squadra è imperfetta anche per lui, servirà tanto lavoro. E tempo. Auguri.

Caricamento raccomandazioni...