Viola News Esclusive Gli opinionisti Curare i sintomi e non le cause: l'errore che impedisce alla Fiorentina di guarire

Curare i sintomi e non le cause: l'errore che impedisce alla Fiorentina di guarire

Matteo Magrini
Ci sono mancanze strutturali e caratteriali, ma non è questo il vero problema della Fiorentina. Proviamo a scendere in profondità

La domanda non è particolarmente originale ma del resto, se non lo è, significa che se la stanno ponendo in tanti. “Cos'ha la Fiorentina?”. “Che razza di male si è impossessato del Viola Park?”. Dubbi leciti, che rimbombano nelle teste e nei cuori di qualsiasi tifoso, appassionato o addetto ai lavori. Difficile rispondere. Molto difficile. Di certo si tratta di qualcosa di molto serio e l'unica certezza è che soltanto scavando a fondo e trovando una risposta (leggasi, cura) si può pensare di affrontare in maniera seria la questione. Altrimenti, esattamente come sta accadendo da anni, si andrà avanti con l'inutile, fastidiosa e pesantissima caccia all'uomo di turno. Una volta è tutta colpa dell'allenatore, una volta del diesse, la volta dopo di tutti e due e via così. Distruggendo tutto senza arrivare mai a niente.

Valore oltre le mancanze

Certo, qualcuno può legittimamente pensare (e ci mancherebbe) che questa squadra esattamente come quella dell'anno scorso sia mediamente scarsa e che i giocatori acquistati siano una massa di bidoni. Lo erano Piccoli, Nicolussi, Dzeko dodici mesi fa, lo sono Njie, Oulai, Mastantuono e compagnia oggi. Possibile? Personalmente, credo di no. Credo che quella della scorsa stagione fosse si una Fiorentina abbastanza mediocre, ma di sicuro non tanto da rischiare seriamente di retrocedere mentre ero e resto stra convinto che quella costruita quest'estate sia una squadra con un grande potenziale, tantissimo talento ed enormi margini di crescita. E sia chiaro. Ciò non significa che non ci siano difetti. Anzi. Ci sono almeno due mancanze strutturali (un terzino sinistro, un centrocampista) ed è stata sottovalutato (anche dal sottoscritto) il deficit di maturità ed esperienza. Il valore però, non può essere quello espresso fin qua.
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La paura trasmessa da Vanoli

Colpa degli allenatori? Certamente sia Grosso (soprattutto) che Vanoli hanno delle responsabilità. Il secondo per esempio era partito benissimo se non altro sul piano delle intenzioni, della comunicazione e del progetto (un calcio aggressivo, propositivo, coraggioso) ma contro l'Inter ha innescato una pericolosissima marcia indietro. Perché ha trasmesso paura, timore, preoccupazione, ed ogni gruppo (andatevi a leggere le parole di Alvini dopo il 4-4 con l'Atalanta), per quanto giovane e immaturo, coglie ogni minimo input che arriva dal mister. Positivo, o negativo che sia. Per questo, senza soffermarmi troppo sui singoli aspetti già ampiamente trattati un po' da tutti, mi auguro che già da giovedì Vanoli ritrovi la va voglia di osare.

Il vero male della Fiorentina

Detto questo, torno al punto di partenza. A quelle domande da cui tutto discende. L'esempio, per provare a rispondere, è il Milan. Dopo due anni di disastri più o meno continui in questa stagione qualcosa di positivo s'inizia a vedere e sapete (a mio avviso) perché? Perché il capo (in quel caso Cardinale) ha deciso di essere molto più presente. Avrà certamente i suoi difetti (e ne ha) ma ha capito che non esiste società di calcio che possa funzionare senza una presenza forte della proprietà. Che sia il presidente in prima persona, o un suo uomo (forte, competente, di carisma) che controlli ogni giorno cosa succede “in azienda”, che chieda conto ai suoi uomini delle scelte, che si faccia sentire con i dipendenti se le cose non vanno. Chi lo fa, nella Fiorentina? La risposta è molto semplice: nessuno. E infatti sono due anni che i risultati non arrivano senza che nessuno sembri preoccuparsene. Ogni volta una giustificazione o, peggio, un'auto assoluzione. E' questo, a mio modo di vedere, il male principale. O si cura, o il rischio di cambiare tutto ogni volta senza che nulla cambi è altissimo.

Il resto, viene dopo. Compresa la necessità di fare una scelta forte e chiara su un allenatore. Che sia Vanoli (glielo auguro, pur conservando dei dubbi) o chi per lui. La Fiorentina deve individuare una figura di riferimento e attorno a lui, con lui, per lui, immaginare un percorso a medio/lungo termine. Qua invece si macinano allenatori in serie, col serio rischio (visto che oggi lo sport cittadino è il tiro a Paratici, al quale francamente non intendo partecipare) che si inizi a fare lo stesso con i direttori sportivi. Distruggere tutto e tutti, appunto, salvo poi accorgersi di non aver risolto un bel niente. Un po' come la storia di quel tizio. “Sono stato da un dottore – raccontò - e mi ha dato tante medicine che, una volta guarito, sono stato male per un mese intero”.

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