Di Livio: "Al Centenario mi sono commosso. Rui Costa un giocatore mai visto"
Angelo Di Livio è l'ultimo ospite del podcast della Fiorentina con i protagonisti del centenario viola. Uomo simbolo della rinascita del 2002, accettò di ripartire dalla Serie C2 subito dopo aver disputato il Mondiale con l'Italia. Ecco alcuni passaggi dell'intervista:
"E' un orgoglio far parte di una storia, di una società così e devo dire che al centenario ci siamo e mi sono commosso tantissimo. Firenze per me è stata una bellissima scoperta perché venivo da un club molto importante (la Juve, ndr), sono venuto a Firenze per Trapattoni ed è stato veramente tutto bello. Giocare la Champions, vincere la Coppa Italia, sono state soddisfazioni molto importanti. E poi c'è stato il fallimento che in quel momento è stato drammatico per tutti, soprattutto per i tifosi. Però poi è nata è nata una storia veramente bellissima che io racconto tutt'ora, siamo veramente ripartiti da zero e in pochi anni tornare al grande calcio credo che sia stato veramente tutto perfetto".
Sulla stagione in Champions
Dopo tanti anni la Fiorentina tornava in Champions e c'era un entusiasmo pazzesco. Poi al momento dei gironi sono venute fuori squadre pazzesche. Manchester, Barcellona, l'Arsenal e il Valencia. La serata di Wembley io credo che sia emozionante da raccontare perché comunque noi eravamo spacciati e all'Arsenal bastava un pareggio per passare il turno, invece abbiamo tirato fuori veramente una serata di grandi attributi, di grande orgoglio. Gol di Bati 0-1 e è scoppiata la festa perché poi quella sera a Wembley c'erano veramente 5-6.000 tifosi fiorentini, è una serata che porto nel cuore.
Sul rapporto con Firenze
All'inizio c'è stata un po' di freddezza perché comunque venivo da un club rivale nella storia, quindi sapevo che forse ci poteva essere questo, ma non mi sono abbattuto perché poi conoscendomi sapevo quello che potevo dare ancora con il mio carattere, con la mia personalità, con la mia voglia anche di di farmi voler bene. Perché poi Firenze è una piazza che si addice molto a come sono fatto io, perché è molto calorosa, ti trascina, è un pubblico che se fai vedere che sei attaccato alla maglia ti riconosce e ti dà grandi apprezzamenti. Quindi sapevo che prima o poi sarebbe scoccata la scintilla e dopo un mese comunque è stato tutto una cosa meravigliosa.
Sul ricordo più bello in viola
Ricordo tre momenti: Wembley, Coppa Italia e rinascita. Il grande calcio di Wembley, vincere un trofeo come la Coppa Italia, e poi la rinascita, ragazzi, la rinascita credo che sia una storia veramente romantica. Quando è successo tutto, è stato un dramma, non lo nascondo, eravamo in ritiro per prepararci alla Serie B e ci hanno ci hanno avvisato che eravamo falliti, quindi mi sono preso un po' di giorni per fare mente locale e per capire che possibilità c'erano. Quando si stava costruendo un po' la nuova Florentia Viola, dove era entrato Giovanni Galli come direttore sportivo, sono stato io che mi sono proposto per restare e loro hanno accettato con grande stima. Arrivavo dai mondiali in Giappone che avevo disputato un mese prima, capisci? Il calcio è questo. Firenze mi ha straamato per questo.
La rinascita dalla C2
C'erano 22.000 abbonamenti, cioè andavi in questi campi sconosciuti e c'erano sempre 4-5000 tifosi viola, quindi eravamo super seguiti e super stimolati. Io mi sentivo di dover dare il buon esempio ai ragazzi, dovevo far capire a loro che non c'era tempo da perdere, ci dovevamo preparare bene, perché poi quando giocavano contro di noi erano tutti molti stimolati per batterci. Riganò e Ripa sono stati quelli che mi hanno dato una grande mano. Ci metto anche Ivan. Alla fine è arrivata la promozione, doppia promozione poi sì perché noi da abbiamo vinto il campionato della C2 ci hanno mandato in B giustamente, dico io, perché una piazza così va sempre rispettata e da lì siamo tornati subito in Serie A vincendo uno spareggio che rimane storico. Ricordo la partita di ritorno, era una bolgia il Franchia. Il Franchia era veramente una bolgia.
Su Rui Costa
Io ho giocato con grandissimi campioni, non sto qui a elencarli, ma la stagione che fece Rui Costa quell'anno è stata una cosa devastante. Io non ho mai visto un giocatore con quella facilità di dribbling, di accelerazione, di personalità è stato veramente meraviglioso.
Il rimpianto
Forse a fine carriera potevo stare qua. Ero convinto di questo perché forse me lo meritavo. Le tante promesse, le tante chiacchierate, eh tante situazioni. Poi io sono uno che non è che chiede. Mi dispiace perché ero pronto anche per vestire i panni da dirigente. Ero sicuro che potevo potevo veramente dare ancora un grandissimo contributo anche fuori dal campo. Questo me lo porterò come rimpianto, credo, per tutta la vita.
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