Il tifoso lontano: lettera aperta a Catherine Commisso
Cara Signora Catherine,
Lei ha un nome bellissimo, forte, che ricorda la storia di Firenze e la figura di Caterina de’ Medici, una delle donne più potenti del cinquecento. Soltanto pochi giorni fa lei è stata nominata Vicepresidente della Fiorentina. E, purtroppo, questo inizio di campionato e le celebrazioni del Centenario sono stati oscurati dalle pessime prestazioni sportive della prima squadra maschile allenata da Fabio Grosso. Può capitare di perdere una partita, ma certamente non tre di seguito, incassando nove gol e segnandone uno solo. L’ambiente fiorentino è ancora traumatizzato dai pessimi risultati ottenuti durante la scorsa stagione, e il fatto di ritrovarsi di nuovo all’ultimo posto in classifica sembrava come un bruttissimo scherzo del destino, o peggio, un vero e proprio incubo, dopo un’altra campagna acquisti ambiziosa.
Durante l’estate 2026, Paratici ha operato grandi cambiamenti nella struttura dirigenziale del Viola Park. Quasi tutti i giocatori del campionato scorso sono stati mandati via, e nuovi giocatori sono arrivati. Sulla carta il lavoro che è stato effettuato durante il calciomercato è buono, forse ottimo. Tuttavia, la prova del campo è stata disastrosa, ancora peggiore del campionato precedente (facendoci precipitare tutti nella più profonda depressione). Fortunatamente, una reazione veloce è arrivata: Fabio Grosso è stato esonerato, e Paolo Vanoli richiamato. E in alcuni giorni Vanoli è riuscito a motivare e ricompattare la squadra, e a ottenere la prima vittoria stagionale sul campo ostico del Venezia, in modo molto convincente. Tuttavia, non possiamo fare finta di niente, nel senso che è sempre molto importante analizzare e capire i propri errori per non ripeterli in futuro.
Le scrivo perché so che lei (con suo figlio Joseph) siete i primi tifosi della Fiorentina e che l’amore per il colore viola e il giglio vi avvicinano a Rocco che purtroppo non c’è più. Gli altri dirigenti (Ferrari, Paratici, Goretti) non hanno lo stesso legame che voi avete con questo blasone e questa città, perché un giorno loro potrebbero anche cambiare club; per loro si tratta di un semplice lavoro. E la stessa cosa vale per gli allenatori e i giocatori. Tuttavia lei, Signora Catherine, non potrà mai fare il tifo per un altro club, mai, perché sarebbe come disonorare la memoria di Rocco. Quindi è condannata, come noi, tifosi viola, ad amare e soffrire per questi colori per sempre. E magari anche gioire, perché non sognare un po’?
Tuttavia noi tifosi dal divano di casa, o dallo stadio, siamo completamente impotenti. Non possiamo prendere decisioni, e cacciare chi merita di essere cacciato, e assumere chi merita di essere assunto. Lei, Signora Catherine, può farlo. Anzi, deve farlo, se non vuole che la Fiorentina continui a essere la barzelletta d’Italia. Aver esonerato Fabio Grosso e richiamato Vanoli è il primo passo nella buona direzione. Tuttavia, bisogna analizzare per quale ragione Fabio Grosso è stato scelto. Ad aprile e maggio 2026, se lei avesse aperto un giornale (come Violanews ad esempio) e letto i commenti dei tifosi sotto gli articoli che riguardavano la scelta del prossimo allenatore della Fiorentina, sarebbe stata stupita di leggere che, benché una maggioranza di tifosi desiderasse di cambiare Vanoli, nessuno era minimamente entusiasta dall’idea di assumere Fabio Grosso. L'opinione più comune era “mandiamo via Vanoli soltanto se prendiamo un allenatore top”. Un allenatore top significa assumere Conte, Gasperini, Fabregas, Glasner… Con tutto il rispetto per Grosso, arrivare undicesimo in campionato con il Sassuolo non è certo un’impresa, sapendo che in precedenti esperienze aveva fallito, affondando anche con il Lione, che è una squadra blasonata in Francia. Se Grosso avesse portato il Sassuolo al quinto posto, o avesse vinto la Coppa Italia, le cose sarebbero forse state diverse. Ma non è sufficiente arrivare undicesimi per poter allenare la Fiorentina, reggere le pressioni dell’ambiente e farsi rispettare dai giocatori. E, a quel punto c’erano tifosi che suggerivano il nome di Alberto Aquilani, o persino di Galloppa, che almeno giocano un calcio moderno e propositivo e che avrebbero potuto valorizzare i nostri giovani.
La lezione di tutto ciò, Signora Catherine, è che stranamente i tifosi della Fiorentina sembrano a volte intendersi di più dei dirigenti del club, e questo non dovrebbe affatto essere il caso. Spetta a lei fare come Caterina, diventata regina di Francia, e imporre la sua volontà e la sua determinazione in ogni stanza del Viola Park. Nessuna porta deve essere chiusa per lei. Se qualcuno le dice: “lei non si intende di calcio, Catherine, ci lasci decidere noi”, lo rimetta al suo posto immediatamente. Perché nel calcio non ci sono solo le competenze tecniche che contano, c’è anche il cuore e la passione. Bisogna costruire una squadra e un ambiente armonioso. Non basta collezionare giocatori forti, o fare grandi spese.
Lei è una donna intelligente e intuitiva, e probabilmente sta già arrivando a queste stesse conclusioni. Fabio Paratici ha fatto benissimo alla Sampdoria, e alla Juventus, quando era affiancato da Marotta. Da solo alla Juventus, e poi al Tottenham, ha speso tantissimi soldi senza riuscire a costruire qualcosa di solido, né ad aprire un ciclo vincente. Quindi, per il suo bene, non può avere carta bianca nel club, e, anzi, deve discutere di ogni decisione con lei. Ferrari è un amministratore, ma non ha il carisma necessario per imporsi, né l’intuizione per capire i momenti del calcio. Suo figlio Joseph ha un cuore d’oro, come lo dimostrano i suoi sforzi per fare la pace con Antognoni, e sa sempre trovare le parole giuste per parlare all’anima della gente, facendosi amare da loro. Tuttavia, ha molti impegni con la Mediacom, e credo che sia lei, Signora Catherine, a poter e dover mettere ordine al Viola Park in questo momento.
Le farò un suggerimento: se vuole davvero far diventare la Fiorentina un grande club, deve pensare a stare a Firenze tutto l’anno o quasi. In questo momento il club è molto fragile. Anche se Vanoli è un allenatore di carattere, non potrà cavarsela da solo. Per arrivare ottavi, noni o decimi, forse sì, ma non per centrare un posto in Europa. Se lei desidera che la Fiorentina arrivi al quarto, quinto o sesto posto in campionato, dev’essere a fianco della squadra di continuo per evitare ogni rilassamento (e ce ne sono stati negli scorsi campionati, con Vanoli, ma anche con Palladino). Un’azienda può solo funzionare se il capo, o il padrone, è sempre lì; e un club di calcio funziona come un’azienda. Ferrari, e Paratici, hanno dimostrato i loro limiti, se lasciati a loro stessi. Le do anche un esempio concreto. Dopo la batosta contro la Roma e la sconfitta umiliante contro il Frosinone, la squadra avrebbe dovuto essere mandata immediatamente in ritiro punitivo, come gli altri club fanno. Invece, Fabio Grosso aveva persino concesso giorni di riposo. Questo è inammissibile. E non è la prima volta che succede; lo strumento del ritiro non era stato usato da Pioli, e non abbastanza da Vanoli la scorsa stagione. Tuttavia, quando la squadra inciampa in una brutta prestazione, bisogna prendere subito provvedimenti, per compattare i giocatori e evitare distrazioni e sbandamenti, raddrizzando subito la situazione. La sua presenza a Firenze è quindi necessaria, anche per prendere questo tipo di decisioni, e mostrare a tutti (ai giocatori, ai procuratori, ai media…) la forza del club. Questa squadra ha molte potenzialità, ci stuzzica e ci fa sognare, tuttavia bisogna assicurarsi che lavori sempre in un ambiente sano e costruttivo e che non stacchi mai più la spina.
Concludo la mia lettera con un ultimo appunto. I giovani che hanno vinto il Campionato Primavera (unico trofeo dell’era Commisso) sono stati mandati e regalati ai quattro angoli d’Europa. Lei era al corrente di ciò che stava succedendo? E era d’accordo di farlo? Rocco teneva tantissimo ai giovani, si risvegliava in mezzo alla notte per guardare le loro partite. Amatucci ci avrebbe fatto comodo a centrocampo, dove ora siamo un po’ corti. Braschi era un attaccante pieno di creatività e molto legato alla maglia. Harder era considerato un talento di grande prospettiva. Perché non credere in questi talenti invece di mandarli via? Se lo scopo era di abbassare il monte ingaggi, sarebbe stato perfetto affiancare alcuni di loro alla prima squadra. Il Barcellona lo fa, ed è la squadra più bella del mondo. Perché la Fiorentina non potrebbe farlo?
Credo che lei, Signora Catherine, avrà moltissimo lavoro, e che dovrà far sentire la sua voce in ogni ufficio del Viola Park, facendo ben capire che non è giusto abusare della vostra gentilezza e generosità dilapidando i vostri soldi in decisioni o acquisti sbagliati. Per diventare vincenti, tutti devono remare nella stessa direzione: l'unione è la cosa la più importante, nella vita, e nel calcio. Se lei riesce in questa impresa, e che torna a farci vincere un trofeo (o parecchi) nei prossimi anni, potrebbe diventare la presidentessa la più amata della storia della Fiorentina.
La ringrazio per la sua lettura. Un rispettoso saluto dal Libano,
Erik Vincenti Zakhia
Nota sull'autore:
Erik Vincenti Zakhia, è uno scrittore, poeta, ingegnere, esperto di permacultura e attivista per la pace, oltre che un tifoso della Fiorentina. Ha 35 anni, e abita Amchit, in Libano, con la sua famiglia (tutti tifosi viola). E’ titolare di un master in ingegneria nello sviluppo sostenibile dall’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne, e parla quattro lingue. Potete seguire il suo lavoro su Linkedin https://www.linkedin.com/in/erik-zakhia/
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