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Paratici: “Le parole chiave da portare avanti. Kean, Comuzzo, mercato: vi dico”
Il direttore sportivo della Fiorentina, Fabio Paratici, in conferenza stampa dal Viola Park per commentare la stagione appena conclusa, il mercato estivo e la prossima annata viola. Queste le sue parole:
A febbraio, avevamo chiesto a voi un momento di unione per la Fiorentina e la città di Firenze. Giusto ringraziarvi tutti, perché siamo stati uniti e questo ha portato grandissimi benefici.
Bellissimo impatto. La proprietà è molto forte e solida. Ci ha ribadito la volontà di costruire una Fiorentina, negli anni, competitiva e duratura. Ci tengo a sottolineare queste due parole. Questo, aggiungo io, ha bisogno di tempo. Le cose non succedono in tre mesi. Serve tempo per renderle competitive e durature.
Siete molto affezionati a questa storia del budget, ma non sono dati solo dal mercato nelle società. Fanno parte di una totalità del club, non solo del mercato. Sennò diamo una considerazione sbagliata a chi ci legge: parte dal commerciale fino allo stadio. Non è un budget del mercato.
Per lui, come tutti gli altri giocatori: siamo in un periodo di mercato, dove abbiamo delle interazioni con loro e il suo entourage. Non posso dire tutta la verità di quello che ci diciamo. Per quanto riguarda Kean, è un patrimonio del calcio italiano e della Fiorentina. Sono molto affezionato a lui, fin da quando è bambino. Lo abbiamo anche già venduto una volta sotto la mia gestione (ride, ndr). Speriamo e vogliamo che sia il nostro numero 9. Poi, come tutti i club di calcio, tranne i top europei, non sempre siamo padroni del nostro destino, perché non sempre c'è la forza di trattenerli. Questa è una risposta sincera, ma anche realista.
Vogliamo contraddistinguerci. Ci sono già delle squadre brave in questo in Italia. Io ho una mia mentalità e credo che sia molto competitiva. Quindi, non accetto da me stesso di arrivare quattro anni di fila ottavo, settimo... Posso accettare di arrivare quattordicesimo per programmare bene e poi arrivare sesto o quarto.
Noi siamo stati concentrati fino all'ultimo minuto su Vanoli e quello che dovevamo fare in questa stagione sportiva. Ha fatto un grandissimo lavoro, tutti insieme negli ultimi 5/6 mesi. Noi dobbiamo metterlo sempre nelle condizioni di farlo rendere al massimo il nostro tecnico. Noi, come società, l'abbiamo fatto e lui è stato bravissimo. Poi, quando si è a capo di qualsiasi gruppo o azienda siamo chiamati a prendere delle decisioni, che non sempre dipendono da quanto fatto. Se vuoi il bene del tuo gruppo devi pensare al "cosa si farà". Siamo arrivati alla fine del campionato, ci siamo presi il nostro tempo per ragionarci bene e poi siamo arrivati a questa scelta. Grosso come unico candidato, perché ci piaceva come profilo.
Io per carattere sono una persona competitiva, quindi non mi piace essere monotono. La Fiorentina è una squadra che di base fa 55 punti, non parlo nemmeno di posizioni. Parlo di costruzione nel tempo. Non accettato di fare una stagione piatta, perché la storica posizione dei viola non è questa. Quindi, preferisco prendermi più tempo, avere critiche, ma poi rialzarmi più forte di prima. Faremo un lavoro che non comprende solo la posizione, ma un qualcosa di più grande. Vogliamo che la Fiorentina arrivi al massimo possibile, al massimo della sua potenzialità. Da lì vedremo il nostro massimo. Non è una questione di calciomercato, ma di costruzione di un progetto, di un obiettivo societario, a lungo termine. Noi siamo concentrati sul costruire una società che duri nel tempo, con competenze e una visione più internazionale. Un sogno è un sogno, un obiettivo è un obiettivo. Dovrebbero essere il più vicino possibile, per essere correlati. Mio figlio ieri mi ha detto: "Vorrei giocare ai Mondiali". Io però gli ho detto che però rischia di rimanerci male se ragiona solo così. Quando tu ti strutturi per esaudire il tuo sogno, allora diventerà anche il tuo obiettivo. Alla Juventus la Champions era un sogno, poi è diventato un obiettivo.
Se hai 60 calciatori sotto contratto, alla fine non si possono far sparire. O si vendono o non so. Chiaro che sia correlato, perché non possiamo averne più di 23/24. Si tratta anche di una questione gestionale.
Necessità di diminuire il monte ingaggi? Le mie ambizioni non sono legate al monte ingaggi, ma a costruire qualcosa di più generale. Io credo che anche le classifiche non siano completamente legate al monte ingaggi. Noi, Fiorentina, dobbiamo concentrarci a fare il miglior lavoro possibile, cercando di completare quando deciso su cessioni e acquisti. Piano piano si fanno le cose, un pezzo per volta. Ma per questo non conta il budget di quest'anno e/o dello scorso.
Sono stato fortunato nella mia vita, perché ho avuto tante pressioni. E questo mi piace, mi ha allenato. Purtroppo, come ho detto prima, sono talmente tanto severo con me stesso che la severità degli altri non arriva neanche vicino. Le aspettative che ho su di me sono molto alte. Mi fa piacere del parere della piazza. Sono uno totalitario, non ho altri interessi. Sono molto concentrato.
Credo che dovrete essere voi, stampa, a fare da tramite con i tifosi. Di storie non bisogna raccontarne, perché bisogna essere concreti e credibili. Non accetto da me stesso di fare la stessa cosa, dobbiamo crederci e cercare di arrivarci. Dobbiamo avere entusiasmo e costruire qualcosa che ci porta alla classifica. Non possiamo fare a meno di questo. Dobbiamo essere equilibrati, il calciomercato presenta delle occasioni alcune volte. Altre, invece, hai l'occasione di prendere un giovane che non conosce nessuno e in cui credi. La cosa più difficile per un direttore di calcio è scegliere l'allenatore e costruire la squadra. Devi unire caratteristiche tecniche, fisiche, umane ecc... Ci vuole un giusto equilibrio.
Non sono qui a dire le cose che noi ci diciamo con i giocatori e gli agenti. Sono sincero. Le interlocuzioni sono interamente nostre e questo riguarda Solomon, De Gea, Gosens e chiunque altro.
Comuzzo è un giocatore importante per la Fiorentina, giovane e che ha una valenza nel calcio italiano. Dobbiamo avere cura di lui, che significa fargli fare il miglior percorso possibile.
La nostra idea è di costruire un modello societario di livello, con determinate competenze. La Fiorentina se vuole competere deve far overperformare i propri giocatori. E se vogliamo questo serve un contorno che dia un supporto necessario per farli crescere.
Grosso non è il mio allenatore, ma della Fiorentina. E' stato scelto da noi perché pensiamo sia il profilo giusto per quello che vogliamo costruire. La scelta delle persone deve partire dalla conoscenza di esse. Questo vale anche per i calciatori, ma a maggior ragione dall'allenatore. Deve ragionare anche in maniera un po' dirigenziale. Un allenatore oggi, moderno, deve ragionare su tante cose, se vuole essere di grande livello. Deve conoscere come si comunica, sia internamente che esternamente, perché oggi è importante. Queste cose noi le abbiamo trovate in Fabio Grosso.
Il calciomercato non è una voce che esula dalle altre voci della società. Se noi andassimo in finale di Coppa Italia le cose sarebbero diverse, così come con l'Europa League.
La risposta sta in quello che ho detto precedentemente. Sono società che hanno lavorato bene, negli anni. Hanno visione, linearità e persone di grandi competenze nei posti giusti. Questo è quello che dobbiamo costruire. Quanto ci vorrà non lo so, ma lo otterremo.
La Fiorentina non ha perso appeal, anzi... I club non perdono appeal. I club hanno una loro storicità, che è indipendente dal risultato sportivo. Questo è come la vedo io.
Dodò ha 28 anni, delle legittime ambizioni, come la Fiorentina. E vedremo cosa succederà nei prossimi mesi e giorni.
E' al centro del progetto della Fiorentina, assolutamente. Anche perché è un giocatore che ha appena iniziato, quindi ci mancherebbe. Deve ancora confermarsi. Non possiamo santificare i giocatori dopo 12 partite. Possiamo averne un'impressione positiva o negativa, altrimenti i nostri giovani li ammazziamo, poverelli, o li santifichiamo. Ndour ha fatto una buonissima seconda parte di stagione e quindi ci aspettiamo che migliori ancora.
Non è l'atto di fiducia, è un concetto più profondo. Che è: non c'è solo il mercato, non dobbiamo concentrarci su giocatore X e giocatore Y. Il mercato presenta delle opportunità, in termini di grandi squadre o giovani nuovi. C'è competitività sul mercato. La cosa importante è essere molto elastici nel partire con un'idea ed essere in grado di cambiarla in corso, modificarla e trovare un punto d'incontro. Questo ti succede anche se sei il Real Madrid o il Bayern Monaco. Meno, ma succede anche a loro. Stando sotto, la fascia di competizione si amplia. Noi abbiamo in testa la nostra idea, chiaro che non siamo quelle prime 5/6 che possono determinare, da soli, per certi giocatori.
Al di là di fare grandissimi complimenti, io non glieli farei perché ha vinto lo Scudetto, ma per quello che è stato costruito in questi anni. Questo è un dato che dobbiamo capire. E' stato fatto un grande lavoro e questo ne è il risultato. Difficile che tutti possano arrivare in prima squadra. I complimenti non sono su quanto vincono i settori giovanili, ma quanto producono. Se avessero perso la finale ai rigori avrebbero fatto un brutto lavoro? No. Se qualcuno farà parte della rosa? C'è da capire che percorso debbano fare per arrivare in prima squadra. A volte è un errore trattenerli invece di mandarli a giocare. Altre, invece, è negativo fare così. Abbiamo prodotto dei buoni potenziali giocatori. Adesso dobbiamo lavorare e creargli un percorso per farli diventare calciatori, per la Fiorentina.
Credo che faccia parte di un progetto di post formazione che in Italia manca e che è un punto molto necessario per il completamento della maturazione dei giocatori. La post formazione, se vogliamo completare i giocatori, è un aspetto importante. Poi, per arrivare a costruirla, ci vuole un percorso. In Italia ci siamo arrivati solo 5/6 anni fa e con solo poche squadre.
Se noi addetti ai lavori dovessimo aspettare il Mondiale per capire se alcuni giocatori sono abbastanza bravi per la tua squadra è grave. Poi, il Mondiale è un torneo particolare, dipende anche con che forma ci arrivi. Non è questo torneo a indicare la strada. Poi, sicuramente dà delle direzioni generali sul calcio, come la Champions League.
Bisogna sognare quando si fanno i fatti per sognare, non quando si raccontano le favole. Bisogna lavorare per arrivarci. Noi siamo qui per costruire qualcosa di importante, per divertirci e sognare tutti. Questo non vuole dire che non si debba sognare, ma per farlo bisogna far sì che ci sia qualcosa di concreto. Quindi, un club forte, serio, con persone specifiche di alto livello. Ci vuole tempo, per pensarlo, attuarlo e settarlo. Poi avremo i risultati.
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