Viola News Esclusive Un problema, una soluzione e l'obbligo di togliersi di dosso la paura

Un problema, una soluzione e l'obbligo di togliersi di dosso la paura

Matteo Magrini
Tra scelte difficili e prudenza da abbandonare, la Fiorentina ha bisogno di ritrovare il coraggio e far giocare i migliori.

Diceva Cruyff: “Giocare a calcio è molto semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia”. Potremmo prendere questa frase e, con tutto il rispetto per il Maestro, riadattarla in salsa viola. Della serie: “Allenare è semplice, ma fare le scelte semplici è la cosa più difficile che ci sia”. E sia chiaro. Chi scrive era e resta convinto che quello del mister in realtà sia un mestiere complesso (parecchio complesso) e che oggi come oggi avere un tecnico di livello e capace di incidere sia molto ma molto più determinante di quanto non lo fosse in passato. Basta darsi un'occhiata attorno (vi dice niente la parola Frosinone?) per accorgersene.

Dentro i migliori

Son partito da qua perché in un avvio di stagione tremendamente complesso e con una squadra ancora alla ricerca di se stessa bisognerebbe (appunto) partire dalle cose semplici. Per esempio: far giocare i calciatori migliori. Banalità che più banalità non esiste eppure, a Firenze, ci piace complicarci la vita. Ecco quindi le discussioni su Mastantuono (“E' egoista e pensa solo a se stesso, dicono...”) oppure, e così veniamo a Vanoli, l'inspiegabile gestione di Oulai. Uno che la Fiorentina ha strappato alla concorrenza di mezza Europa (Napoli compreso) ma che, in quanto “non pronto”, in questo scorcio di stagione è rimasto quasi sempre a guardare. Qualche spezzone di partita, un tempo da trequartista (torniamo alla voglia di complicarsi l'esistenza da soli) a Marassi e poi via. A sedere per 90' col Como, idem con l'Inter. Poi ieri all'improvviso la (ri)apparizione e, incredibile (per chi sosteneva non potesse giocare...) ma vero, squadra e centrocampo ribaltati.
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Di nuovo la paura

L'ivoriano nel secondo tempo della gara con l'Atalanta ha dominato la scena, pur senza fare chissà cosa, ed è proprio questo il tratto distintivo dei grandi. La presenza, la capacità di fare (bene) le cose semplici (si torna sempre lì), l'alzare il baricentro della squadra con la sua sola presenza. Peccato poi che quel baricentro il mister lo abbia puntualmente riabbassato dopo aver trovato il vantaggio. Vecchio vizio duro a morire, che tanti punti era costato lo scorso anno e che sta puntualmente ripresentando il conto. La sensazione (purtroppo) è che dopo essersi presentato con tanto entusiasmo e con la voglia di proporre qualcosa di diverso, Vanoli sia tornato a dodici mesi fa: timoroso, impaurito dai risultati e dalla classifica. Sarò noioso, ma continuo a pensare che un certo calcio non abbia più cittadinanza e, di certo, non la può avere con questa rosa. La Fiorentina è stata costruita per giocare e aggredire, e dev'essere messa nelle condizioni di farlo.

Fagioli, sveglia

Come? Mollando le briglie e mettendo da parte la prudenza. Vale per l'atteggiamento, e per la scelta degli uomini. Certo, ciò non significa tapparsi gli occhi. Fagioli per esempio, deve darsi una svegliata. Il rischio altrimenti è che chi dice che questo sia il suo destino (giocare due o tre partite di livello ogni dieci/quindici) abbia ragione. Ho sempre detto che vorrei vederlo sempre in campo assieme ad Oulai e (quando sarà pronto) e Atta ma Nicolò decida cosa vuole essere. Un punto di riferimento capace di far la differenza o uno dei tanti incompiuti? Il momento è ora. Magari da mezzala, con Christ davanti alla difesa. Altrimenti, per quanto si è visto ieri sera, deve valere il discorso fatto da Vanoli. “La maglia ci si conquista” ha detto il mister parlando di Oulai e Fagiolino, per ora, sta facendo poco. Troppo poco.

E i centravanti?

Chiudo sull'aspetto che più mi preoccupa: il centravanti. Detto che i fatti stanno dando ragione alla società per quanto riguarda Kean (purtroppo fisicamente inaffidabile) ho sempre più dubbi che lo stesso si possa dire sulla scelta del sostituto. Pellegrino non tiene un pallone e non calcia mai in porta (colpa non solo sua, ovviamente, ma anche di come non viene servito), Beto (qualcuno mi spiega il senso di metterlo al 90'?) è un fantasma. Spero vivamente che i due mi possano sbugiardare alla svelta insomma, ma temo che dopo quella dell'allenatore anche l'altra grande chiamata dell'estate sia stata sbagliata. Sarebbe un grosso problema, le cui responsabilità cadrebbero ovviamente sulle spalle di Paratici. Lo stesso però che ha portato Mastantuono e Oulai, Jimenez, Njie e Atta. Giusto per dire (anzi, ribadire) che quando si parla di calcio e di persone bisogna sempre mantenere un po' di equilibrio.
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