Portiere, centravanti (e non solo): è sempre una questione di qualità
L'amarezza è tanta. Ovvio. E la caccia al colpevole è già partita: Italiano, Milenkovic, l'arbitro. Vale tutto, ogni opinione è legittima, ogni tesi è discutibile. Poi però ci sono i dati di fatto: la Fiorentina è uscita dalla Coppa Italia ad 1' dalla finale, pur avendo giocato per 40' in inferiorità numerica. Anche perchè giocava contro una squadra - anche questo difficilmente contestabile - più forte di lei. E allora ok, si può parlare per ore di come è stato gestito quel fallo laterale in attacco, dei gol presi in contropiede, dell'ingenuità di Milenkovic, di quel rigore alquanto sospetto (e persino del fuorigioco sul 3-1, non chiarito dalle immagini). Però alla fine il vero tema è un altro e si chiama qualità. Gli esempi potrebbero essere tanti ma ne bastano due, discretamente emblematici.
Questione di qualità
Facciamo un giochino, immaginate di invertire portieri e centravanti di Atalanta e Fiorentina. Ricordate i 2 autentici miracoli di Carnesecchi su Nico Gonzalez nella partita di andata al Franchi? Due tiri quasi imparabili, eppure è finita solo 1-0. Stasera a Bergamo i nerazzurri hanno creato 4 nitide occasioni, e sono arrivati altrettanti gol (sarebbero 5 contando anche il bolide di Scamacca, poi annullato dal Var). Attenzione, non voglio puntare il dito su Terracciano che peraltro non ha commesso errori clamorosi, ma la differenza si è vista. Così come appare oggi impari il confronto tra Belotti e Scamacca: mentre il centravanti viola rimbalzava su Hien, quello dell'Atalanta seminava il panico ad ogni occasione. E se non si fosse inventato il 2-1 con una prodezza individuale su un pallone vagante forse, chissà, in finale di Coppa Italia ci sarebbe la Fiorentina... Poi certo, il bello del calcio è che i valori, a volte, si possono anche ribaltare. E la Fiorentina stava per farlo, ancora una volta. Ma sarebbe stata un'impresa.© RIPRODUZIONE RISERVATA