Il Pagellone, promossi e bocciati viola tra allenatori, giocatori e dirigenti
E’ finita l’estate, il campionato è fermo per tre settimane, mettiamo un punto su questo periodo turbolento con un bel pagellone.
Che ne dite?
Joseph Commisso: 8 E’ l’uomo nuovo del Viola Park e le sue manine aperte sono diventate il simbolo di un’estate, di un Centenario e di un sogno.
Il giovane presidente viola allarga sempre le braccia, ma ha allargato anche i cordoni della borsa in nome e per conto della memoria di Rocco.
Ha speso centocinquanta milioni, se dovesse riscattare i giocatori in prestito, alla fine questa squadra costerà più di duecento milioni. Duecento, avete letto bene.
Un budget così ce l’ha solo chi pensa davvero in grande, scudetto e dintorni. Nonostante il fatturato basso della Fiorentina, i Commisso hanno investito tantissimo. Se i soldi sono stati spesi bene lo vedremo presto, il campo parla. E per gli americani c’è l’interprete…
Vanoli: 7,5 Quello che viene dalla Juve e pensa in grande, gli aveva detto che non era buono, che serviva altro per allenare la Fiorentina che aveva in testa.
Poi s’è pentito e lui, Vanoli, come un Cincinnato della panchina è tornato di corsa, carico e motivato, spinto dall’orgoglio.
L’Orgoglio Viola è la sua benzina, e quell’orgoglio l’ha trasmesso subito alla squadra: fate vedere al mondo che siete allenabilissimi, affamatissimi e violissimi.
Sono solo due partite e lo sappiamo, il lavoro da fare per costruire una squadra è tantissimo e sappiamo anche questo, ma l’inizio è scoppiettante come la continuazione dei fuochi di san Giovanni. Questa volta dedicati a san Paolo…
Paratici: 6 - - - E’ come il famoso lampeggiante dei carabinieri, “ora sì”, “ora no”, “ora sì”, “ora no”. Tante cose fatte bene, da otto, altre un disastro, da quattro, la media porta a una sufficienza risicata.
Da uno con il suo palmares c’era da aspettarsi di più. Se, ad esempio, prendi un allenatore come Grosso che gioca difesa bassa e ripartenza e gli fai una squadra tecnica e dominante, c’è qualcosa che non torna.
E’ uno che spende, in assoluto starebbe bene con un presidente come Paperon de’ Paperoni, ma non gli è andata male: Joseph ha la manina, non il braccino. Per fortuna Ronaldo sta smettendo di giocare, almeno questa tentazione è scongiurata. Da piccolo sicuramente finiva l’album della Panini, le figurine gli piacciono, le scommesse pure. Se questa Fiorentina diventa una squadra vera la faremo finita di pensare “quando c’era lui…, caro lei…”. Parlo di Marotta, naturalmente.
Ferrari: 4,5 Un centenario viene ogni cento anni, per dirla alla Catalano. E sicuramente non manca il tempo per preparare i festeggiamenti. Il direttore generale della Fiorentina Alessandro Ferrari invece è andato lungo, forse gli serviva un bicentenario, avrebbe fatto meglio.
Non è andata benissimo, diciamo la verità. Anzi, la festa è stata proprio rovinata. Come si fa a organizzare un evento del genere dopo una partita? Ferrari non l’aveva mai sentita la pubblicità dello Stock che avvertiva “si può vincere, si può perdere, ma anche pareggiare?”.
Grosso: 4 "A me mi piace Grosso", c’era scritto così sulle magliette più vendute dopo il mondiale del 2006. Piaceva anche a Paratici. Ma lo conosceva davvero?
Alla fine è sembrato un matrimonio fra perfetti sconosciuti, come quelli che una volta combinavano le famiglie. Per procura. Non ha capito la Fiorentina e la Fiorentina non ha capito lui.
Peccato, era Grosso non è diventato grande.
Mastantuono: 6 Certi professori lo dicono, il voto è basso perché so che puoi dare di più. Ti vogliono stimolare. Io invece, lo voglio proprio tenere basso perché ho già letto e sentito di tutto. Robe che possono far male. Lo chiamano Tuono, attenti Rombo di Tuono era Gigi Riva. Per altri è già un Mast, nel senso di must.
Franco Mastantuono è semplicemente un grande talento venuto a Firenze per imparare a giocare a calcio che è tutta un’altra storia. Se seguirà i consigli di Vanoli lo vedremo, io mi tengo l’otto per il girone di ritorno.
C’è sempre un girone di ritorno.
De Gea: 6,5 Neanche fosse un Euro 2 avevano pensato di non farlo più entrare al Viola Park. Poi si sono resi conto che a volte l’usato garantito è più affidabile di tanta roba nuova. E’ un diesel, è partito piano, ma contro il Napoli ha dimostrato che non tutto della squadra dell’anno scorso era da rottamare.
Fagioli: 7 L’hanno chiamato Fagiolone, a volte servirebbe un po’ di pudore. Beh, anche Fagiolino non mi sembra il massimo. Fagioli è semplicemente Fagioli, uno che mette la palla dove gli altri non osano, come disse una volta Spalletti. Nuota sempre controcorrente e forse per questo lo sento vicino e lo capisco. Ora che il fantasma di Matic è sparito ha ritrovato la serenità. Stai sereno…davvero. Renzi non c’entra.
Carpanesi: 10 con lode Se n’è andato ieri in punta di piedi, con eleganza. La sua eleganza. Era l’ultimo degli eroi del primo scudetto, quello del ’56, forse lui era la sintesi di quella squadra fatta di estro, forza, gioventù, tenacia, tecnica, ma anche eleganza. Come Sergio, appunto.
Carpanesi era il simbolo del calcio vero, quello della passione, della gente genuina, quello che ci manca come l’aria. Forte da giocatore, bravo da allenatore, efficace e misurato da commentatore. Un signore sempre, ci manca già.
Grazie Sergio, conoscerti è stato un privilegio.
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