Viola News Esclusive Sarà anche antipatico, ma è bravo! E tutto è iniziato a Firenze

Sarà anche antipatico, ma è bravo! E tutto è iniziato a Firenze

Massimo Sandrelli
Un predestinato in campo e in panchina. Dalla Coppa Italia con la Fiorentina a quella che oggi appare come una nuova alba del calcio italiano

E’ vero può risultare antipatico, con quel ciuffo “alla Panatta” con quell’espressione introversa, con i suoi scatti spesso pregni di polemica. Roberto Mancini nasce come un “predestinato”. Giovanissimo a Bologna incanta per il suo talento e poi giunge alla Sampdoria, quella di Paolo Mantovani (all’epoca petroliere in “castigo”) e in blucerchiato vince e rivince. Non ha un buon rapporto con la nazionale (!). Fraternizza con Vialli tanto da diventargli “gemello”. Vincono lo scudetto a Genova, vincerà lo scudetto a Roma con la Lazio. Vince coppe e trofei, il suo talento era indiscusso. Comincia a fare il vice di Eriksson alla Lazio ma poi si trasferisce in Inghilterra.

L'esperienza alla Fiorentina

Durante il super corso di Coverciano, proprio Vialli fa il suo nome a Cecchi Gori che ha appena esonerato Terim. Lui accetta e dalle montagne dove era in vacanza si precipita a Firenze. C’è un problema di tesseramento. I soliti cavilli degli azzeccagarbugli. Gli viene fatta una norma quasi ad personam e finalmente va in panchina. Nonostante una squadra mal allenata e quasi a pezzi, vince la Coppa Italia. Vorrebbe restare in viola ma il disastro Cecchi Gori travolge anche lui.

I successi

Se ne va alla Lazio di Cragnotti dove, al secondo anno vince un’altra Coppa Italia. Passa all’Inter e conquista due scudetti, dopo di che vola al Manchester City dove vince la FA cup e poi la Premier. Poi un’esperienza al Galatasaray in Turchia e allo Zenith di San Pietroburgo prima di tornare all’Inter. Nel 2018 approda alla panchina azzurra. Vince ma soprattutto inventa una squadra che si basa sul gioco. Nel 2021 conquista il secondo titolo europeo della storia italiana, inanellando una serie di vittorie come solo Vittorio Pozzo aveva saputo fare. Ma il ciclo si rompe, pochi risultati, molte, polemiche e lui decide di andarsene in Arabia. Scandalo! Ci ha abbandonato dicono i benpensanti, ignorando il fatto che l’esonero era dietro l’angolo.
Quando, dopo l’ennesima non qualificazione degli azzurri per il mondiale, si pone il nome del nuovo presidente e del nuovo Ct, Giovanni Malagò, con una decisione che gli attirerà le ire dei “padroni del vapore” decide di richiamare Mancini in azzurro. Apriti cielo…ma come Mancini il traditore?
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Il ritorno

Lui, ineffabile e sempre antipatico, si mette a lavorare e lo fa con amore, certo non per soldi. Mettere insieme il pranzo con la cena non era, da tempo, un suo problema. A differenza dei soloni che preferiscono parlare invece che fare, lavora con impegno e il coraggio della sua fantasia e propone una nazionale che, a parte i risultati, appare una vera e propria luminosa alba del calcio italiano. Ai giocatori giovani e vecchi, esordienti e non chiede impegno e gioco. Nella Nations League perde con il Belgio ma regge il confronto con la Francia, oltre a disfarsi della Turchia. Ma è antipatico e amico dei potenti. Può darsi ma è bravo.
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