Flavia Pizziolo: “Mio zio Mario, campione del Mondo senza medaglia, non ricordato al Centenario”
Nell’anno del centenario della Fiorentina, Violanews vi tiene compagnia con una serie di interviste con le persone che, questi cento anni di storia, li hanno scritti e continuano a scriverli. In campo, sugli spalti, coi ricordi e con il tifo. In questa trentaseiesima puntata la nostra redazione ha contattato Flavia Pizziolo, nipote di Mario, primo giocatore della Fiorentina a conquistare il titolo mondiale. Nato a Pescara, dal 1929 al 1937 alla Fiorentina da calciatore con 203 presenze in gare ufficiali e 3 reti. Ha giocato nella prima partita ufficiale a livello internazionale della Fiorentina nel 1935. Presenze in Nazionale: 12 con 1 rete. Campione del Mondo nel 1934. Esordio in Serie B il 06.10.1929: Fiorentina-Casale 0-0 che coincise con la prima gara ufficiale con la maglia viola. Ricoprì un ruolo determinante nell’operazione che portò Enrico Befani nel Natale del 1951 alla presidenza della Fiorentina.
Il ricordo più bello che le ha lasciato suo zio?“Io sono figlia di un fratello più grande di Mario, in totale erano nove! Tra loro, altri due hanno giocato: Italo nella Fiorentina negli anni Trenta e Achille, che è stato un grande arbitro e, come mi ha ricordato Roberto Vinciguerra, anche giocatore. Tornando a Mario, non lo vedevo spesso, perché io vivevo a Roma, non a Firenze. Mario non parlava tanto del suo passato di calciatore, perché era una persona riservata. So che aveva come fan Margherita Hack che da ragazzina andava sotto casa sua per vedere dove abitasse. Era un mediano e con la Nazionale vinse i Mondiali nel 1934, ma non ricevette la medaglia d’oro celebrativa come i suoi compagni perché si era infortunato nei quarti di finale e non giocò quindi le ultime partite. Soltanto nel 1988 gli venne data dalla Federazione una copia di quella medaglia, consegnatagli allo Stadio dal presidente viola Renzo Righetti in occasione di un’amichevole con il Goteborg. Mario conseguì due lauree, in Scienze Politiche e in Economia e Commercio, così lavorò a lungo nei quadri amministrativi della società, diventandone socio effettivo alla fine del 1951 e partecipando da consigliere alla prima assemblea presieduta da Enrico Befani neo presidente subentrato a Carlo Antonini. Nell’estate del 1952, pur rimanendo socio della Fiorentina, lasciò la carica di Consigliere per motivi familiari. Con l’avvento alla presidenza di Nello Baglini nel 1965, Mario rientrò nei quadri societari con la carica di Presidente del collegio sindacale. Due anni dopo, insieme al presidente Baglini e ad Attilio Fochi, contribuì a farla diventare società per azioni, sottoscrivendo tre pacchetti azionari e diventando così socio azionario. Non fu il campione povero che descrivono molti. Negli ultimi tempi fece degli investimenti sbagliati, ma ebbe nel complesso una bella vita, con la moglie benestante vivevano in una grande tenuta fuori Firenze. L’anno scorso è uscito un libro a lui dedicato, ‘Mario Pizziolo, il campione viola senza medaglia’ scritto da Maurizio Delli Gatti e Paolo Smoglica, due giornalisti di Pescara, la sua città”.
L’augurio per il centenario?“Quando vince la Fiorentina sono sempre contenta. A volte ne parliamo con Gabriella Pierani, storica ex segretaria della Fiorentina, perché lei vede Antognoni quasi tutti i giorni. Mario sposò una donna che era la nonna del marito di Gabriella, in pratica era il nonno acquisito. Ho seguito ultimamente la festa per il Centenario. Mi avrebbe fatto piacere che Mario fosse stato ricordato anche perché ne è stato calciatore, dirigente, azionista e con la carica di presidente del collegio sindacale partecipò alla vittoria del secondo scudetto. Mario Pizziolo è stato dentro la Società per tutta la vita, fino alla morte”.
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