Viola News Esclusive Fiorentina e Napoli, mercati agli antipodi. Paratici ha cambiato tutto, Manna (quasi) nulla

Fiorentina e Napoli, mercati agli antipodi. Paratici ha cambiato tutto, Manna (quasi) nulla

Vittorio Collicelli
Fiorentina-Napoli mette a confronto due strategie: la rivoluzione viola di Paratici e la continuità del club azzurro.

La differenza non è soltanto nei punti in classifica o nei risultati delle prime giornate. Fiorentina-Napoli è anche il confronto tra due società che durante l'estate hanno scelto di muoversi in maniera profondamente diversa. Da una parte la Fiorentina, protagonista di una vera e propria rivoluzione della rosa. Dall'altra il Napoli, che ha sì operato sul mercato e modificato alcuni elementi dell'organico, ma senza intervenire con la stessa profondità sulla struttura della squadra.

La rivoluzione viola

A Firenze l'estate ha segnato una cesura netta con il passato. L'arrivo di Fabio Paratici ha accompagnato una nuova impostazione del progetto sportivo, con la società che ha scelto di intervenire in maniera decisa sulla rosa e di costruire un gruppo profondamente rinnovato. Il mercato non è stato quindi soltanto una sessione di aggiustamenti, ma uno degli strumenti attraverso i quali la nuova area sportiva ha iniziato a dare forma alla propria idea di Fiorentina.

La Fiorentina ha chiuso il mercato con 13 acquisti e un numero molto più ampio di operazioni in uscita, intervenendo praticamente in ogni zona del campo. Viery, Dragusin, Atta, Jimenez, Oulai, Valdepenas, Joao Mario, Mastantuono, Pellegrino, Njie, Beto, Gnonto e Goncalves sono i nuovi volti arrivati in viola. Un gruppo numeroso, con giovani prospetti e giocatori chiamati fin da subito a ricoprire un ruolo importante all'interno del progetto.

Il dato economico racconta soltanto una parte della trasformazione, ma aiuta a comprenderne le dimensioni. La Fiorentina ha investito circa 130 milioni di euro sul mercato, mentre le operazioni in uscita hanno prodotto circa 92 milioni considerando anche gli effetti delle operazioni precedenti ancora rilevanti nel conteggio complessivo. Il saldo comunicato informalmente dal club si aggira quindi intorno ai 38 milioni di euro in passivo. Numeri che fotografano un'estate nella quale il club ha scelto di modificare profondamente il proprio organico.

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Ma la rivoluzione non si misura soltanto nel numero delle operazioni. La nuova area sportiva ha modificato anche le caratteristiche della rosa, puntando su un gruppo più giovane e su giocatori funzionali a un progetto che ha come obiettivo quello di costruire una squadra competitiva nel presente senza rinunciare alla crescita futura. Non è un caso che tra i nuovi arrivati ci siano profili molto diversi per caratteristiche e ruolo, ma accomunati dalla volontà di diventare parte di una squadra costruita con criteri differenti rispetto al passato.

Anche le uscite raccontano questa scelta. Sono partiti elementi importanti come Kean, Gudmundsson e Mandragora, oltre a una lunga serie di giocatori che hanno lasciato Firenze a titolo definitivo o temporaneamente. Allo stesso tempo sono arrivati profili come Atta e Oulai per il centrocampo, Pellegrino, Njie e Beto per l'attacco, Dragusin e Viery per la difesa, oltre a giocatori destinati a offrire ulteriori soluzioni come Jimenez, Gnonto, Goncalves e Mastantuono.

È una squadra che, rispetto a quella della scorsa stagione, deve quindi trovare praticamente una nuova identità. E questo aiuta a leggere anche le difficoltà dell'inizio di campionato: tre sconfitte nelle prime tre giornate, prima delle vittorie contro Venezia e Pisa che hanno rimesso in carreggiata la Fiorentina. Il lavoro di Vanoli si inserisce dentro un processo di costruzione che non riguarda soltanto il sistema di gioco, ma anche la definizione delle gerarchie e degli automatismi.

Il Napoli cambia, ma senza stravolgere

Il Napoli ha seguito una strada differente. Anche gli azzurri hanno effettuato operazioni economicamente importanti, ma il mercato ha avuto soprattutto il compito di completare e consolidare una struttura già esistente. Le due operazioni più rilevanti sono state i riscatti di Rasmus Hojlund e Alisson Santos: 50 milioni complessivi per l'attaccante danese, considerando anche il prestito della stagione precedente, e 20 milioni per l'esterno brasiliano dopo l'esercizio dell'opzione con lo Sporting Lisbona.

Gli interventi sul mercato vero e proprio sono stati invece maggiormente concentrati sulla difesa. Dal Catanzaro è arrivato Costantino Favasuli con la formula del prestito con obbligo di riscatto, mentre dal Chelsea è stato prelevato Benoit Badiashile in prestito con diritto di riscatto: tre milioni per il trasferimento temporaneo e altri 27 milioni eventualmente necessari per trasformarlo in definitivo.

Il resto del lavoro ha riguardato anche la gestione dei rientri dai prestiti. Noa Lang è tornato dal Galatasaray, Rafa Marin dal Villarreal, Luca Marianucci dal Torino e Lorenzo Lucca dal Nottingham Forest. Non tutti, però, sono rimasti a disposizione del nuovo progetto tecnico: una parte dei giocatori rientrati è stata nuovamente sistemata, all'interno di un lavoro di sfoltimento dell'organico.

Due idee diverse di mercato

La differenza, dunque, non sta nella volontà di investire. Entrambi i club hanno mosso risorse e operato sul mercato. Sta soprattutto nell'obiettivo delle operazioni. A Napoli il lavoro estivo ha avuto una funzione prevalentemente integrativa: confermare una base, riscattare giocatori già entrati nel progetto e aggiungere alcuni elementi nei reparti ritenuti necessari. A Firenze, invece, il mercato è stato lo strumento attraverso cui la nuova area sportiva ha iniziato a costruire una rosa diversa.

È la differenza tra aggiustare una squadra e ricostruirla. Il Napoli ha cambiato la guida tecnica con l'arrivo di Massimiliano Allegri, ma il nuovo allenatore ha ricevuto una struttura già consolidata e riconoscibile. La Fiorentina, invece, ha dovuto accompagnare il cambio di progetto societario e tecnico con una trasformazione molto più profonda dell'organico. Paratici ha avuto il compito di dare forma alla nuova rosa, mentre Vanoli si è trovato a dover mettere rapidamente insieme tanti elementi nuovi.

Anche per questo la classifica delle prime giornate va letta tenendo conto del contesto. Il Napoli ha raccolto sei punti, la Fiorentina tre, ma i numeri non raccontano da soli il differente punto di partenza delle due squadre. Gli azzurri stanno cercando di adattare una struttura già esistente alle idee del nuovo allenatore; i viola stanno ancora costruendo quella struttura.

Domani il confronto sul campo

Domani, al Franchi, questa differenza arriverà inevitabilmente sul campo. Il Napoli può contare su una base che conosce già determinati meccanismi e su giocatori che hanno vissuto insieme gran parte dell'esperienza recente del club. La Fiorentina ha invece bisogno di trasformare rapidamente la quantità di cambiamenti prodotti durante l'estate in un'identità precisa.

È anche per questo che la sfida di domani racconta qualcosa in più dei tre punti. Da una parte c'è chi ha scelto di cambiare profondamente per aprire un nuovo ciclo. Dall'altra chi ha preferito intervenire senza mettere in discussione l'intera struttura. Due mercati, due strategie dirigenziali e due tempi diversi di costruzione. Al Franchi, il primo vero confronto diretto dirà quanto queste due strade abbiano già prodotto sul campo.

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