Fiorentina, essere schierati non basta: cosa c’è dietro l’allarme di Vanoli
Essere dietro la linea della palla non significa avere il controllo dell’azione. È soprattutto questo il messaggio che Paolo Vanoli consegna alla Fiorentina prima della sfida con il Como. Il numero richiamato in conferenza stampa ieri è significativo: dieci dei quattordici gol subiti dai gigliati sono arrivati a squadra schierata. Una classificazione dell’allenatore che sposta il dibattito dall’altezza della difesa alla qualità del lavoro senza pallone. Per fare un po' di chiarezza, in termini tecnici parlare di squadra schierata significa descrivere una situazione nella quale il collettivo ha già ricomposto il proprio assetto difensivo. Non necessariamente, però, lo sta facendo funzionare. Si possono occupare le posizioni previste e concedere ugualmente tempo al portatore, ricezioni tra i reparti o libertà agli avversari dentro l’area. Il punto è come quelle posizioni cambiano quando si muove il pallone: chi esce, chi copre, chi accompagna l’inserimento.
La lezione del primo gol di Genova
L’episodio a cui si riferisce soprattutto Vanoli (anche se cita i numeri nel suo insieme) è il vantaggio del Genoa nell'ultimo match dei viola a Marassi. Osmajic serve di tacco El Shaarawy, che conclude da fuori area; De Gea respinge, Ellertsson interviene e il pallone torna rocambolescamente a Osmajic per la finalizzazione ravvicinata. Una stessa azione nella quale la Fiorentina concede una conclusione e poi non riesce a neutralizzarne gli sviluppi. L’allenatore, in particolare, ha voluto evidenziare una chiusura insufficiente dei centrocampisti sulla palla laterale e la scarsa reattività sulla respinta (sia da parte di Oulai che dei difensori immobili a guardare il pallone, con Osmajic, nel frattempo, liberissimo dall'altra parte). Da non sottovalutare, poi, neanche l'atteggiamento prima della conclusione di El Shaarawy, dove manca una protezione efficace (da parte di Ndour). La lettura tecnica, comunque, potrebbe essere questa: il difensore può anche trovarsi nella zona corretta, ma se chi gioca davanti a lui non limita la scelta dell’avversario deve gestire un duello più difficile. E una parata non chiude automaticamente l’azione, visto che sulla seconda palla servono attenzione all’uomo, occupazione dello spazio e rapidità nel riposizionarsi. Restare a guardare il pallone, si sa, significa lasciare all’attaccante l’iniziativa, ed anche il raddoppio rossoblù offre un episodio utile, senza poterlo inserire automaticamente fra i dieci classificati da Vanoli. Osmajic trova spazio sulla destra e mette in mezzo, Ranieri manca l’intervento e Messias conclude da vicino. L'intera sequenza richiama il rapporto fra pressione sul crossatore e protezione dell’area: sono due compiti che devono sostenersi a vicenda ma che non sono stati coordinati al meglio dalla retroguardia viola negli ultimi impegni.Le parole in conferenza stampa ed altri episodi incriminati
Proviamo un attimo a ripartire dalle stesse parole del tecnico in conferenza stampa: "Questa settimana ho fatto vedere cosa non è andato nel primo tempo. Gli ho fatto vedere dove abbiamo sbagliato, partendo dagli episodi. Il primo gol (con il Genoa, n.d.r.) è venuto su squadra schierata, 10 gol su 14 subiti così. Ma gli ho fatto vedere tante cose positive del secondo tempo, tra cui il carattere". Ecco, proprio il carattere. Qui fuoriesce un altro tema caldo legato a una squadra sì talentuosa ma a volte anche troppo "morbida" e distratta. Un altro episodio incriminato? Il gol di Billy Gilmour in Fiorentina-Napoli. In questo caso si parla di palla inattiva (altro aspetto sul quale, già dalla scorsa stagione, i viola hanno dovuto confrontarsi in più occasioni), con il centrocampista scozzese che viene lasciato incredibilmente solo in mezzo all'area per il destro facile facile alle spalle di De Gea. Un gol subito a difesa schierata, uomo-uomo, con un errore in particolare su tutti: Mastantuono che non segue l'incursione dell'azzurro in area viola, mostrando troppa apatia difensiva (oltre a Pellegrino che non esce sulla corsa in area di Gilmour). Un aspetto sul quale dovrà lavorare sicuramente Vanoli con i più giovani e, soprattutto, con il talentuoso esterno argentino, chiamato in queste situazioni (anche se chiaramente non sarebbe il suo principale compito) a fare un qualcosa in più anche a livello difensivo. Parlando di un altro episodio poi, da rivedere anche il gol dell'ex di Mandragora in Fiorentina-Torino. In questo caso, si parla di un gran tiro da fuori area, certo, con le doti balistiche di Rolly che non restano sconosciute ai seguaci viola, ma è vero anche che l'atteggiamento della squadra gigliata è sicuramente da rivedere anche in questa occasione. Il passaggio senza pressione di Cömert a Mandragora e la successiva mancata ostruzione di Njie e Atta nei confronti dell'ex viola mostrano ancora una indolenza che non è possibile permettersi a questi livelli, anche se c'è da dire che sicuramente Mandragora ha tirato fuori un vero e proprio coniglio dal cilindro. Due episodi esemplificativi tra i tanti avvenuti, ma che mostrano in parte in cosa pecca ancora questa squadra giovane e, in certi casi, possiamo dire inesperta.Difendere bassi richiede iniziativa
Qui si inserisce il ragionamento sulle parole di Allegri (pronunciate dal tecnico del Napoli dopo il match contro il Villareal). Vanoli, in particolare, rivendica la possibilità di difendere in modi diversi, anche attraverso il possesso. Ecco il passaggio cruciale: "Le parole di Allegri, una vergogna difendersi? Sono molto d'accordo con quello che ha detto. Poi c'è modi diversi di difendersi, anche con la palla. Noi a Genova abbiamo rotto troppo i ritmi, siamo troppo passivi in difesa. (...) Mourinho alla Roma subiva un sacco di tiri ma non prendeva mai gol. Ripeto, ci sono tanti modi per difendersi". Il riferimento a Mourinho serve a chiarire il principio: per l’allenatore viola conta anche quali conclusioni si concedono e da quali zone, oltre al loro numero. È un richiamo alla qualità della protezione della porta, non una ricetta tattica già annunciata per il Como. Un blocco basso efficace deve muoversi insieme, chiudere le linee interne e scegliere quando aggredire. Se invece arretra senza disturbare, permette agli avversari di preparare l’azione successiva. Anche difendere attraverso il pallone richiede precisione: offrire appoggi, scegliere passaggi sostenibili e conservare distanze che consentano di reagire a un’eventuale perdita. L’allarme di Vanoli, quindi, riguarda il comportamento del collettivo. Il carattere mostrato nella ripresa di Genova, valorizzato dal tecnico, è sicuramente una risorsa, ma il segnale da cercare sarà una Fiorentina capace di intervenire sull’azione, limitare chi ha la palla, proteggere chi affronta il duello e coordinarsi di squadra. Perché essere schierati è il punto di partenza. La solidità si costruisce però con l'organizzazione, la concentrazione e la proattività.© RIPRODUZIONE RISERVATA