Viola News Esclusive Storia degli stranieri in Italia: il ritorno dopo l'esilio

Storia degli stranieri in Italia: il ritorno dopo l'esilio

Saverio Pestuggia
Tra campioni e bidoni la breve storia dei primi 10 stranieri arrivati in Italia nella stagione 80/81

Il disastro della Nazionale guidata da Mondino Fabbri ai campionati del Mondo del 1966 con la sconfitta contro la Corea aveva indotto la Federazione a chiudere le frontiere e a produrre un calcio autarchico per risollevare il 'prodotto interno'. Così siamo andati avanti fino alla stagione 1979-1980 che aveva lasciato più di un segno sul mondo del calcio italico: in quell'estate, lo scandalo legato al Totonero portò alla retrocessione del blasonato Milan e alla penalizzazione di tre squadre: Avellino, Bologna e Perugia, costrette a partire da quota -5. Il risultato della chiusura delle frontiere fu un progressivo impoverimento della qualità del gioco e del numero di gol segnati. E fu così che con la stagione 1980/81 i vertici federali dettero la possibilità ad ogni club della massima serie di ingaggiare un giocatore non italiano. Erano 16 le squadre, ma non tutte approfittarono di quella concessione. Arrivarono campioni veri, buoni giocatori e anche qualche bidone clamoroso. Vediamoli insieme cominciando dalla Fiorentina. I viola andarono a pescare in Argentina e portarono in riva all'Arno Daniel Ricardo Bertoni, ala destra di gran classe con qualche carenza atletica che aveva vinto il campionato del mondo 1978. Bertoni, soprannominato el puntero, venne in Europa nel Siviglia dove giocò due stagioni. Ranieri Pontello, lo portò a Firenze e nella stagione del suo debutto giocò 25 partite totalizzando 4 gol. Nel campionato successivo si rifece mettendo a segno nove reti cosa che gli valse la qualifica di miglior marcatore della squadra insieme a Ciccio Graziani. Restò a Firenze quattro stagioni prima di passare al Napoli dove trovò Maradona.

I campioni d'Italia in carica dell'Inter guidati da Bersellini prelevarono dall'Austria Vienna Herbert Prohaska (nella foto), un buon centrocampista che per la sua scarsa velocità di esecuzione fu soprannominato Valentino. Non fu un fulmine e giocò in Italia per poche stagioni (dopo Inter anche la Roma). Tanto per cambiare lo scudetto lo vince la Juventus allenata da Giovanni Trapattoni e rinforzata a centrocampo dall'irlandese Liam Brady che proveniva dall'Arsenal. Anche per lui due sole stagioni in bianconero con il tristemente noto rigore calciato a Catanzaro che determinò nell'82 la beffa ai danni della Fiorentina. Brady restò a lungo in Italia giocando anche in Sampdoria, Inter e Ascoli. Decisamente più clamorosi gli ingaggi di Roma e Napoli che tentarono di colmare il divario con le grandi del nord con il brasiliano Paulo Roberto Falcão e l'olandese Ruud Krol. Il primo diventò a lungo il punto di riferimento dei giallorossi dopo aver stentato nelle prime apparizioni anche perché il popolo giallorosso aveva a lungo atteso Zico. 
Falcão restò alla Roma 4 stagioni lasciando dopo poco l'inizio della quinta per un dissapore con l'allora presidente Dino Viola. Alla sua partenza era diventato il calciatore più pagato del campionato con un ingaggio di 1 miliardo all'anno. Ruud Krol, olandese volante e bandiera dell'Ajax era stato prelevato in prestito dal Vancouver Whitecaps. Restò a Napoil fino alla fine della sua carriera con un ottimo score. Giocava da libero, ma la sua impostazione calcisitica piuttosto libera lo faceva andare piuttosto spesso in avanti a cercare il gol. Altre cinque squadre pescarono all'estero giocatori non eccelsi ma che in alcuni casi dettero un rendimento quasi inaspettato. Un esempio è dato da Juary in forza all'Avellino: arrivato tra la diffidnza generale conquistò i tifosi di Avellino con le sue danze attorno alla bandierina e qualche scivolone come quando consegnò  a Raffaele Cutolo boss della Camorra una medaglia d'oro con dedica («A Raffaele Cutolo dall'Avellino calcio»). A ordinare la consegna fu il suo presidente Sibilia. Un flop fu quello di Sergio Fortunato che il Perugia pagò 780 milioni. Arrivò con la fama di fuoriclasse internazionale ma deluse le aspettative della società umbra che alla fine retrocesse. Fortunato disputò solamente 12 gare con due reti all'attivo che realizzò nelle ultime due giornate di campionato Carriera media invece per Michel Van de Korput del Torino, nazionale olandese proveniente dal Feyenoord. Per lui tre anni in Italia e poi il benservito con ritorno alla società d'origine. Decisamente in tono minore le esperienze di Eneas e Luis Silvio entrambi brasialiani Il primo, Enéas de Camargo il nome completoa Bologna dal Portuguesa dopo un buon inizio di stagione, non si adattò al clima dell'inverno al punto da essere costretto a scendere in campo con guanti, calzamaglia e berretto. Le cronache narrano che nella partita natalizia di Coppa Italia indossò una tuta completa da Babbo Natale, suscitando ilarità. Tanto per svernare meglio andò a Udine (!) e lasciò l'Italia senza lasciare gran traccia di sé. Eneas morì a soli 34 anni per i postumi di un incidente stradale.
Ultimo e decisamente inadatto al campionato italiano Luis Silvio Danuello portato a Pistoia dal Ponte Preta per la cifra di 170 milioni di lire e contratto di ben 7 anni. Luis Silvio durò poco, giocò 7 partite e poi venne confinato in panchina, poi in tribuna e quindi fuori rosa. A stagione inoltrata se ne tornò in Brasile senza l'autorizzazione della società per riaffacciarsi a Pistoia la successiva estate chiedendo il minimo dello stipendio. Ovviamente non fu accontentato. In sei (Ascoli, Brescia, Cagliari, Catanzaro, Como e Udinese) restarono senza stranieri, ma seppero rifarsi nelle stagiorni  successive portando in Italia grandi campioni come ad esempio l'Udinese che ingaggiò Arthur Antunes Coimbra meglio noto come Zico. Ma di questo parleremo nella prossima puntata domenica prossima.