Viola News Esclusive Chi chiagne... e chi fotte davvero il calcio italiano

Chi chiagne... e chi fotte davvero il calcio italiano

Matteo Magrini
L'editoriale del nostro opinionista in risposta all'attacco di Ivan Zazzaroni nei confronti della Fiorentina sulle colonne del Corriere dello Sport

Premessa: Fabio Paratici e la Fiorentina non hanno bisogno di esser difesi. Figuriamoci poi se l'arringa arriva da Matteo Magrini, senza voler toglier nulla a queste preziose colonne che ho il piacere prima che l'onore di “occupare” due volte a settimana, dalle pagine di Violanews. Quanto apparso giovedì mattina sulla prima pagina del Corriere dello Sport però, a firma del direttore Ivan Zazzaroni, merita (a prescindere) una seria e attenta riflessione. Perché il tema degli italiani e (soprattutto) dei giovani mi sta particolarmente a cuore e perché, sinceramente, aver scelto il club viola come esempio negativo è parso come minimo fuori luogo.

Punto primo

Come può un collega stimato e attento come Zazzaroni pensare e scrivere che il problema sia all'apice (e quindi in Serie A) e non alla base della piramide? Come può sostenere che il calcio italiano sia alla deriva perché si fanno giocare o si comprano troppi stranieri e non perché di talenti veri, di altissimo livello, ne produciamo col contagocce? Il guaio insomma sta nei settori giovanili, nella politica che li governa, nelle persone che ci lavorano, nelle risorse (scarsissime) che gli vengono dedicate. Per questo, se proprio si voleva citare la Fiorentina, si doveva prendere come modello positivo. Basta pensare alla scelta di affidare la Primavera ad Aurelio Andreazzoli (e non al solito allenatore giovane che ha come obiettivo allenare se stesso, e la propria ascesa personale), o squadre composte per circa il 90% da ragazzi italiani di cui l'80% toscani.

Punto secondo

Zazzaroni parla del centrocampo, e del fatto che per colpa degli acquisti di Paratici si penalizzano giocatori da Nazionale come Mandragora (????), Fagioli o Ndour. La risposta in questo caso è fin troppo facile. Questi tre sono meglio di Oulai o Atta? Benissimo. Lo dimostreranno sul campo e Grosso, a meno che non voglia esibirsi nell'emulazione di Tafazzi, li farà giocare con continuità. E poi, se non altro, la Fiorentina di italiani ne ha. Vogliamo parlare del Como? Vogliamo guardare la rosa del Milan o della Juventus? Vogliamo analizzare la formazione titolare di Roma o Inter?

Punto terzo

Dove stanno giovani italiani del livello di Oulai, Mastantuono o Atta? Chi avrebbe dovuto comprare, la Fiorentina, per rinforzarsi? Oppure i viola dovrebbero sacrificarsi sull'altare del povero calcio di casa nostra e prendere calciatori meno forti, ma azzurrabili? A me, di quel livello li, ne vengono in mente un paio. Palestra (e la Fiorentina così come qualsiasi altro club di Serie A, Inter docet, non era assolutamente in grado di comprarlo), forse Liberali, e poi Della Rovere (Bayern), Reggiani e Inacio (Borussia Dortmund). Ragazzi, quest'ultimi, lasciati scappare all'estero ma non dalla Fiorentina. Anzi. Paratici, anche se fioccarono smentite, almeno uno di loro ha pure provato a riportarlo in Italia. Potremmo andare avanti all'infinito insomma, ma meglio fermarsi. Possiamo aggiungere, parlando di stranieri, che il direttore sportivo viola se non altro ha il merito di arricchire il nostro campionato portando in serie A talenti che sarebbero potuti andare ovunque (i soliti Atta, Oulai, per non parlare di Mastantuono) e, oltre a questo, di prendere dai grandissimi club ragazzi giovani (vedi Valdepenas) e non semi pensionati in cerca di un ultimo, ricchissimo contratto prima di ritirarsi tra palme, spiagge dorate e long drink.

Conclusione

Per intendersi e per concludere: evitiamo facilissimi e iper superficiali populismi e, se proprio si hanno a cuore le sorti del calcio italiano, facciamo lo sforzo di andare un filo più a fondo della questioni e dei (seri) problemi. Se poi lo scopo è raccogliere qualche applauso o qualche like sui social bene così... ma si abbia almeno la decenza di non issarsi a paladini o protettori di un movimento che, di questo passo, è destinato a scavare ancora più a fondo rispetto al fondo a cui è tristemente arrivato. La domanda, quindi, è: chi è che “chiagne”, e chi è che “fotte”? A voi la risposta...