Viola News Esclusive Antonio Orzan: “Il babbo l'avrebbe detto, bisogna pretendere di più da questi giocatori”

Antonio Orzan: “Il babbo l'avrebbe detto, bisogna pretendere di più da questi giocatori”

Paolo Mugnai
I ricordi e gli auguri di Antonio Orzan, figlio di Alberto, nella rubrica di Violanews dedicata al Centenario della Fiorentina

Nell’anno del centenario della Fiorentina, Violanews vi tiene compagnia con una serie di interviste con le persone che, questi cento anni di storia, li hanno scritti e continuano a scriverli. In campo, sugli spalti, coi ricordi e con il tifo. In questa quarantaduesima puntata la nostra redazione ha contattato Antonio Orzan, figlio di Alberto.

Alberto Orzan (San Lorenzo di Mossa, 24.07.1931-Firenze, 09.08.2022), Centrocampista, alla Fiorentina dal 1954/55 al 1962/63 con 246 presenze (192 con 3 reti in Serie A, 6 in Coppa Campioni, 13 in Coppa delle Coppe, 4 in Coppa Grasshoppers, 8 in Coppa Mitropa, 2 nel Torneo Rappan, 3 nella Coppa dell’Amicizia Italo-Francese, 1 nella Coppa dell’Amicizia Italo-Svizzera e 17 in Coppa Italia). Ha vinto uno scudetto nel 1956, una Coppa Grasshoppers nel 1957, una Coppa delle Coppe nel 1961 e una Coppa Italia nel 1961, a cui vanno aggiunti 4 secondi posti in Serie A, una finale di Coppa Campioni, due finali di Coppa Italia e una finale di Coppa delle Coppe. Presenze in Nazionale: 3. Esordio a Firenze in Serie A il 19.09.1954: Fiorentina-Catania 2-1.

Un commento sulla situazione attuale della Fiorentina?“In casa nostra si è respirato viola dalla nascita, in famiglia siamo cresciuti così. Anche se il babbo era molto sportivo, con la carriera che ha fatto a Firenze e vivendo qui era naturale per noi tifare per la Fiorentina. Quanto alla situazione attuale, la classifica non ci incoraggia molto, è abbastanza triste avere solo 4 punti dopo 7 partite. Nonostante i nuovi giocatori non siamo partiti bene e dispiace molto, al di là dei meriti della squadra e della società, anche per la famiglia Commisso che ha speso tanti soldi”.

Il ricordo più bello?“Gli anni vissuti dal babbo nella Fiorentina sono stati nove anni di successi, dal ’54 al ‘63 quando finì la carriera. Il ricordo principale è la vittoria dello Scudetto, esaltante, poi i quattro secondi posti consecutivi. Due cose mi raccontava con molta gioia. La Finale di Coppa delle Coppe, in cui tra l’altro era capitano, con i Rangers di Glasgow battuti in Scozia, dove la tifoseria scozzese incitò con cori dall’inizio alla fine, con la doppietta di Milan, e a Firenze con le reti ancora di Milan e di Hamrin. E l’esperienza della Finale di Coppa dei Campioni a Madrid dove forse giocò anche l’emozione di entrare in quello stadio con 130mila spettatori, anche se poi il risultato di quella partita non fu giusto. Gli è rimasto molto nel cuore il contatto con la tifoseria fiorentina che a quella squadra ha voluto bene a quel tempo e poi ha sempre ricordato con grande rispetto negli anni successivi”.

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L’augurio per il centenario?“Il babbo era molto pratico, oggi avrebbe sottolineato il fatto che giocatori di una certa levatura che fanno parte di questa squadra devono metterci più personalità, perché possono fare qualcosa in più, seguono le indicazioni dell’allenatore ma poi in campo ci vanno loro, quindi devono essere più convinti e decisi. Bisogna pretendere qualcosa di più da questi giocatori. Auguro di trovare la via giusta per risultati e soddisfazioni alla squadra, alla città e alla famiglia Commisso, che ho avuto occasione di conoscere, quando il babbo era ancora in vita, nelle persone di Rocco e Barone e ho visto quanto ci tenevano”.

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