Angelo Montuori: “Quanto amava Firenze il babbo! Prima uomini, poi calciatori”
Nell’anno del centenario della Fiorentina, Violanews vi tiene compagnia con una serie di interviste con le persone che, questi cento anni di storia, li hanno scritti e continuano a scriverli. In campo, sugli spalti, coi ricordi e con il tifo. In questa quarantunesima puntata la nostra redazione ha contattato Angelo Montuori, figlio di Miguel.
Miguel Angel Montuori (Rosario [Argentina], 24.09.1932-Firenze, 04.06.1998), Attaccante, alla Fiorentina dal 1955/56 al 1960/61 con 188 presenze (162 con 72 reti in Serie A, 7 con 1 rete in Coppa Campioni, 2 in Coppa Europa Centrale, 2 con 3 reti nella Coppa dell’Amicizia Italo-Francese, 13 con 6 reti in Coppa Italia e 2 con 2 reti in Coppa Grasshoppers). Ha vinto uno Scudetto nel 1956, la Coppa Grasshoppers nel 1957, una Coppa delle Coppe nel 1961 e una Coppa Italia nel 1961, a cui vanno aggiunti 4 secondi posti in Serie A, una finale di Coppa Campioni e due finali di Coppa Italia. Presenze in Nazionale: 12 con 2 reti. Primo oriundo a indossare la fascia da capitano della Nazionale italiana. Esordio con la maglia viola a Vienna in Coppa Grasshoppers il 21.08.1955: Austria Vienna-Fiorentina 2-2.
Un commento sulla situazione attuale della Fiorentina?“Da troppo tempo non riusciamo a ingranare bene, la squadra non va, allora si cambia l’allenatore, ma io spero che prima di tutto si crei un bel gruppo, perché si va avanti con quello e non con le individualità. Quando vedo le partite, mi sembra che manchi questa unione tra i giocatori, la voglia di non mollare che aveva non solo la squadra del mio babbo ma anche tanti altri giocatori viola, penso a Passarella, ad Antognoni naturalmente, solo per fare due nomi. Prima erano uomini, e poi calciatori”.
Il ricordo più bello?“Quando ero bambino, mio padre mi raccontava tante storie e aneddoti. Posso dire la Finale di Coppa dei Campioni col Real Madrid, quando allo stadio entrarono le squadre in campo e dagli spalti i 120mila tifosi spagnoli sventolavano i fazzoletti bianchi. Di quel giorno mio padre ricordava anche quando venne il grande Di Stefano a riceverlo in quanto argentino come lui e gli augurò una buona partita. Poi mio padre fu il migliore in campo! Altro ricordo, legato allo Scudetto, quando in quel campionato, di ritorno da una trasferta vittoriosa a Milano con l’Inter, al rientro alla stazione di Firenze c’erano seimila persone ad aspettarli: lo presero sulle spalle e lo portarono fino alla macchina. Ancora, un ricordo dell’alluvione del ‘66. Lui era così attaccato a Firenze che donò i suoi trofei, le medaglie al Comune per aiutare la città, ma dopo nemmeno due giorni venne di persona il sindaco Bargellini a restituirglieli, dicendogli: ‘Firenze ti ringrazia, ma non possiamo accettare’”.
L’augurio per il centenario?“Di trovare la quadra, una situazione finalmente ottimale per ottenere i migliori risultati possibili. Il presidente è giovane, ma ha voglia di fare. Bisogna valorizzare i nostri giocatori e ritornare a vincere i trofei che merita questa città. Prima i grandi calciatori volevano venire a Firenze! Bisogna far sì che torni a essere in quella maniera”.
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