Futuro società: avanti tra sussurri e smentite
Metti i Della Valle, un misterioso intermediario di affari collegato ad un facoltoso personaggio qatariota e la proprietà di una nota industria farmaceutica. Sembra una barzelletta ma sono "solo" le mille strade che si stagliano all'orizzonte del futuro societario viola. C'è chi le disegna sussurrandole appena, chi invece non si fa grossi problemi a sbandierarle apertamente. Ma a prescindere dalla veridicità delle varie ipotesi che tanto hanno fatto rumore oggi a Firenze, e soprattutto partendo dal presupposto che al momento la strada maestra è tracciata dagli imprenditori marchigiani, forse la ragazza dalle belle ciglia - di nome Fiorentina - qualcuno se la... prenderebbe.
E questa sarebbe già una notizia. Anche nell'incertezza cosmica del caso e con i Della Valle fermi nelle loro intenzioni ufficiali di non voler vendere. Per la gioia della fazione del tifo viola che ben vedrebbe un eventuale cambio della guardia ai vertici della Fiorentina. Perché non mancano coloro che a Firenze, un Thohir, giusto per citare un nome a caso, lo abbraccerebbero molto più che volentieri. Con tutti i pro che porterebbe con sé, certo, ma anche i contro. Come quei 90 milioni e rotti di euro di passivo certificati oggi dal Cda nerazzurro: una vera e propria spada di Damocle sulla testa del Football Club Internazionale Milano S.p.A. e di tutti i suoi tifosi.
Insomma, per farla breve, un modo di intendere il calcio agli antipodi rispetto a quello dellavalliano. Meglio un uovo oggi, per una omelette striminzita – arricchita, al massimo, da un "rinforzino" una tantum -, o una gallina domani? Sempre che la gallina, nel frattempo, non se la porti via l'esotico plurimiliardario di turno (chiedete a qualche tifoso del Malaga per eventuali delucidazioni). In attesa di saperne di più sulla bontà delle due ricette e sulle voci circa i presunti acquirenti interessati alla Fiorentina, domenica sera, a San Siro, parlerà il campo. Sulle tribune ci sarà anche Diego Della Valle: l'ultima volta che accadde, sempre a Milano, non andò poi così male...
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