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L'editoriale del martedì

Ecco i risultati, ma non è successo ancora niente. Notizie di Torreira e Odriozola? Stadio, che pasticcio!

Enzo-bucchioni
L'analisi della vittoria a San Siro contro l'Inter, le ipotesi di formazione verso la Cremonese, i meriti del lavoro di Italiano. Uno sguardo infine alla questione Franchi che non ha penalizzato la squadra.

Enzo Bucchioni

I risultati arrivano, ma...

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Vincere a San Siro ha sempre un fascino particolare e di sicuro da una partita così la Fiorentina trarrà nuove energie e consapevolezza delle sue potenzialità. Non sto a raccontarvi tre giorni dopo una prestazione che avrete sicuramente visto e apprezzato, ma che deve riempire d’orgoglio tutti. La Fiorentina è una squadra vera, tutto nasce da lì. Sa soffrire, sa lottare, sa resistere con compattezza quando serve, ma non perde mai di vista la sua idea di gioco, la sua identità che è quella di una squadra che vuole imporre il suo gioco attraverso le sue conoscenze, i suoi movimenti e la sua organizzazione frutto di un lavoro durissimo che sta dando i frutti nel momento decisivo della stagione. A San Siro la Fiorentina ha giocato, sofferto e alla fine vinto da squadra. I meriti i campo, ovviamente, sono dei giocatori, ma dietro c’è Vincenzo Italiano che in questi mesi, anche nei momenti più duri, ha tenuto dritto il timone e convinto il gruppo a lavorare senza mollare mai, con la convinzione che i risultati sarebbero arrivati. Stanno arrivando.

Siamo ad aprile e la Fiorentina in campionato ha 3 punti in meno dell’anno scorso, come l’anno scorso è in semifinale di coppa Italia, ma in più un quarto di finale di una competizione impegnativa e dispendiosa come la Conference League. Non la prima delle coppe sotto l’aspetto tecnico, ma comunque un torneo lungo e complicato, con dodici partite già giocate e un giro d’Europa non semplice. Morale? La Fiorentina sta facendo meglio dell’anno scorso, è cresciuta come personalità, è una squadra più solida e più matura. Cosa dicevamo l’anno scorso? Italiano aveva messo delle basi sulle quali costruire qualcosa di calcisticamente importante. Sta succedendo proprio quello, questo gruppo sta costruendo il suo futuro, ma con una grande consapevolezza: non è successo ancora niente.

In queste ore l’allenatore sta dicendo proprio questo, la Primavera Viola è arrivata, ma San Siro è solo un momento di passaggio, testa bassa e lavoro perché adesso conta soltanto la Cremonese. E il nome della squadra non interessa, è pur sempre una semifinale di coppa Italia. Non mi aspetto cali di concentrazione e di rendimento. Questo gruppo sa di avere a portata di mano occasioni da prendere al volo e Ikonè l’altro giorno l’ha detto: vogliamo restare nella storia della Fiorentina. Vogliamo un trofeo.

Ma quale talebano!

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Il gruppo è compatto, le rotazioni di Italiano hanno fatto crescere tutti e stanno coinvolgendo l’intera rosa. Anche questa una dimostrazione che l’allenatore è bravo tatticamente e psicologicamente. È bravo e basta. Non ironizzo più su quelli che lo volevano esonerare e adesso lo stanno addirittura chiamando maestro. Poveretti. Ma neppure su quelli che continuano a dire e scrivere che è un talebano e ora s’è riconvertito. Tutta gente sbeffeggiata dai fatti e dai risultati. E chi parla di Italiano come un talebano non ha capito nulla di calcio, ma non mi meraviglio. La meraviglia è che ne continui a parlare e scrivere.

Il calcio di Italiano è quanto di più fluido possa esistere, l’ho scritto mille volte. È chiaro che per lavorare devi partire da un‘idea, da una disposizione tattica. Ma la Fiorentina, anche l’anno scorso, anche partendo dal 4-3-3, ha sempre fatto movimenti tali da trasformare il modulo in 4-2-4 con l’avanzamento di un centrocampista. Ma anche 2-4-4 con i terzini che diventano ali o centrocampisti nello sviluppo della manovra. Con interscambi di posizione, tanto movimento senza palla. Non vado oltre, non siamo a Coverciano e non voglio dare lezioni di tattica, ma a San Siro l’allenatore si è concesso perfino il lusso (dov’erano i talebani?) di giocare l’ultima mezz’ora o quasi con la difesa a tre. Anche questa non statica, con Igor che seguiva a uomo Lukaku anche a centrocampo e un Ranieri che si dimostra sempre pronto e utile. Ecco un altro giocatore cresciuto con Italiano.

E non riparlo dei Dodò, dei Mandragora, dei Barak e di tutti gli altri. I problemi erano irrisolvibili solo per quelli che non li conoscevano. Avete notizie di Torreira e Odriozola? Cabral, devo dire, però ha sorpreso anche me. Non pensavo riuscisse a diventare un giocatore capace di giocare per la squadra, mi sembrava difficile per lui il livello tecnico del nostro calcio e invece dobbiamo dirgli bravo. Ha lavorato con umiltà come nessuno, è un altro fisicamente (ricordate com’era nei mesi scorsi?) e tatticamente ora si muove da centroavanti di Italiano. Per non parlare di Castrovilli che fa l’interno di centrocampo, regge botta anche fisicamente e tecnicamente si impone. Se i giocatori non credono in quello che propone l’allenatore a certi livelli non ci arrivano, certe cose non le fanno. E’ cresciuto anche Castrovilli con le idee di Italiano. Cresciuto tantissimo. Ma anche Sottil e Brekalo saranno risorse nelle prossime settimane. All’appello manca solo Jovic e qui mi fermo e aspetto.

Verso la Cremonese

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Chi giocherà a Cremona? Scommetto su Nico, Amrabat e Barak dal primo minuto, riparto da qui. Ci provo. Terracciano in porta, Dodò, Milenkovic, Igor e Biraghi; Barak, Amrabat, Mandragora; Ikonè, Cabral e Nico. Rispetto alla gara con l’Inter sarebbero tre cambi soli, quattro se ci metto Milenkovic. Ho dubbi solo sul recupero fisico di qualcuno. Cabral, ad esempio. A San Siro ha lavorato tantissimo, ma un fisico come il suo più lavora più rende. Ma non credo Italiano voglia fare più cambi dei quattro appena detti, fare risultato nella prima semifinale di coppa Italia è fondamentale. Caso mai più rotazioni ci potranno essere sabato con lo Spezia anche in vista della Conference di giovedì tredici aprile. Ma con il metodo Italiano tutti sono coinvolti e tre-quattro rotazioni più cinque cambi in partita consentono recuperi e distribuzione ottimale delle risorse. Tornando all’importanza della coppa Italia, ricordo che già l’accesso alla finale consentirà la partecipazione alla Final Four che si giocherà in Arabia nel periodo natalizio fra la prima e la seconda del campionato e la prima e la seconda della coppa. Una vetrina internazionale ambitissima per le società e per i giocatori, una motivazione in più.

Stadio, un grande pasticcio

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Il momento felicissimo in campo per fortuna non ha avuto contraccolpi dal momento tristissimo per la vicenda stadio. Sono stati bravi società e allenatore a isolare i giocatori che avrebbero potuto essere distratti dalla vicenda del trasferimento della Fiorentina in altra sede durante i lavori e dalla mancanza di fondi con tutto il restauro del Franchi in dubbio. Una settimana di assoluta negatività per la Fiorentina e i tifosi grazie a scelte discutibili e affrettate  volute fortemente solo dal sindaco Nardella e da un manipolo di suoi fedelissimi che pubblicamente continuano a sostenerlo, ma adesso in privato lo discutono pure loro. Un sindaco nella bufera che, fra l’altro, sta per finire il mandato (si voterà nella prossima primavera) lasciando il caos. Ma c’è anche qualcuno che dice che potrebbe addirittura dimettersi prima, in autunno, per candidarsi alle elezioni Europee. Un addio che potrebbe ricordare quello di tanti comandanti che mollano tutto e tutti nella bufera, al loro destino. Ognuno metta il nome che viene per primo alla mente…

Aspettando le decisioni dell’Europa sui circa settanta milioni chiesti e bloccati perché Campo di Marte non è ritenuta (giustamente) periferia degradata ma zona residenziale, è già chiara una cosa: senza quei soldi non si farà nulla. Non sarà possibile cominciare un’opera di tale impegno urbanistico capace di bloccare per anni un quartiere intero e gran parte della città senza avere tutti i soldi in cassa. E nessuno speri (Nardella men che meno) nell’arrivo in extremis dei soldi di Rocco Commisso perché il presidente viola ha già fatto sapere diverse volte che “non metterò un penny, come si dice in Italia? Un centesimo”. Il perché è facile da capire, dopo i tanti no ricevuti per uno stadio nuovo e questa operazione che è stata fatta sopra la testa della Fiorentina, non avrebbe senso fare il salvatore della patria. Che poi non salverebbe niente, forse solo la faccia a Nardella. Al di là dell’Europa, infatti, la cosa più grave e inaccettabile è quella del trasferimento della Fiorentina che dovrà giocare due anni fuori da Firenze senza sapere dove. Questo ha detto il sindaco due settimane fa con un annuncio di una leggerezza disarmante.

Due anni fuori da Firenze? E dove? Nessuno lo sa e nessuno aveva previsto soluzioni in fase di progettazione. Nel momento in cui si stanno appaltando i lavori si scopre che c’è da trovare una casa per la Fiorentina. Ma di cosa parliamo? Sarebbe la prima squadra italiana in cent’anni di campionato a dover giocare in trasferta per due, forse tre, campionati con una rimessa economica enorme (trenta milioni) e un danno calcistico inaccettabile. Una penalizzazione di fatto. Ma a tutto questo il sindaco non ha pensato mentre organizzava manifestazioni pubbliche di una visibilità straordinaria nel salone dei 500 con decine e decine di vip (per lui) e non solo, con costi per la collettività, il tutto per un’opera ancora da fare e che forse non si farà mai. L’importante è apparire.

Come finirà? La Fiorentina ha già fatto sapere che si sente parte lesa, che non ha nessuna intenzione di andare a giocare fuori Firenze e che non metterà un euro per costruire stadi provvisori con costi notevolissimi. Sarebbe stato logico inserire il tutto nel bando per la ristrutturazione. Ma anche i tifosi non hanno alcuna intenzione di lasciare Firenze con costi enormi, sempre in trasferta, senza una casa per un tempo lunghissimo. La calma è apparente perché non è ancora chiaro come finirà, ma appena le cose saranno definite ci saranno prese di posizione nettissime per contrastare l’idea di una Fiorentina in trasferta e senza casa per due anni. Un grande pasticcio, come si vede. E non serviva un genio per capire come sarebbe andata a finire. Perché lo dico? Perché io un genio non sono e per due anni ho detto più o meno queste cose e lanciato allarmi, mettendo in guardia dall’ottimismo nardelliano e da una operazione che aveva troppe criticità purtroppo sottovalutate.

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