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La Nazione

Cecchi: “Calcio senza memoria, il processo ad Italiano non ha ragion d’essere”

Italiano
La frenesia genera irriconoscenza e quella stessa presunzione che viene imputata al tecnico

Redazione VN

Nel calcio il confine fra genialità e presunzione, fra bravura e pochezza, fra fantasia e testardaggine è flebile. Lo scrive Stefano Cecchi sulle colonne de La Nazione, lo racconta bene la storia di Vincenzo Italiano, "fino a poche settimane fa considerato «genio» del calcio e adesso messo in discussione da una parte della tifoseria viola". Lo sfogo del tecnico è comprensibile, ma la spiegazione è arrivata tardiva, a causa forse di quella stessa frenesia che genera irriconoscenza, per così dire, nel tifoso. Il calcio, insomma, considera la memoria una variabile insignificante. Dimenticati i 22 punti in più rispetto a 2 anni fa, "oggi si preferisce vedere l’altro lato del pianeta Italiano, e dunque il fatto che non cambi mai modulo, che non giochi mai col doppio centravanti, che si intestardisca sulle sue scelte senza mai cambiare idea, arrivando alla conclusione che per questo non sia allenatore di livello assoluto". Ma la verità, argomenta Cecchi, è che "il campionato dello scorso anno, alla fine positivo proprio perché eccessivo e arrembante, ci ha ribadito come per fare ciò serva sì un buon allenatore, ma serva anche una piazza convinta che ne accompagni la crescita". 

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