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I meriti di Italiano e quell’abbraccio a Nzola

I meriti di Italiano e quell’abbraccio a Nzola - immagine 1
Una partita costruita bene, adesso il Brugge fa meno paura anche se in Belgio non sarà una passeggiata
Enzo Bucchioni Editorialista 

La Fiorentina ha vinto il primo round alla faccia del ranking, dei pronostici e dei bookmakers che davano il Brugge favorito e neanche di pochi punti.

Buona la prima, si dice in queste occasioni. Per me buonissima perchè la Fiorentina ha giocato una partita di cuore, di sostanza e di carattere, ma anche di qualità, dimostrando di essere cresciuta pure a livello internazionale. Non è mai facile vincere in una semifinale europea, a questo punto le squadre sono tutte forti, non c’è niente di scontato e andare in Belgio con un gol di vantaggio forse è poco, ma garantisce comunque il controllo della situazione e costringerà il Brugge a fare la partita lasciando quegli spazi che esaltano il gioco viola.


Ottimismo, dunque. E la soddisfazione per una buona serata e un’ottima prestazione. E’ anche vero, però, che la squadra di Italiano per una mezz’ora in superiorità numerica avrebbe forse potuto chiudere i conti qualificazione già ieri sera e questo è un rammarico. Ma solo questo, legato purtroppo all’ennesima amnesia difensiva su una palla e un’azione controllabilissimi.

Ma non vorrei più sentire attacchi all’allenatore perchè se davvero pensate che Italiano non chieda ai suoi difensori di darsi copertura (uno affronta l’attaccante, l’altro protegge) e non alleni certi movimenti, è inutile parlarne. Diventa offensivo. Se Ranieri va sul suo uomo con poca convinzione e alle spalle non c’è Quarta a raddoppiare è colpa di Italiano? Siamo seri.

Italiano, invece e ancora una volta, ha grandi meriti per questa vittoria e per un’altra stagione che si sta chiudendo comunque in maniera positiva nonostante le grandi difficoltà raccontate negli ultimi tre mesi.

Ieri sera la partita l’ha vinta proprio Italiano perfino con il cambio finale di Nzola che alla seconda palla toccata, in pochissimi minuti, ha segnato il gol della vittoria.

Ma tutta la gara è stata pensata e costruita bene, dal rilancio di Sottil per sfruttare l’onda lunga della bella gara con il Sassuolo, all’idea di schierare la squadra più tecnica possibile (anche Arthur) per opporla alla fisicità del Brugge.

La Fiorentina ha sempre avuto il controllo del match, interpretando la gara in maniera intelligente, senza troppa aggressività, ma con il giusto ragionamento e la capacità di capire e colpire gli avversari nel momento giusto.

Il Brugge non ha una gran difesa, attacca meglio di quanto non difenda, e la Viola ha saputo creare diverse occasioni compreso l’ennesimo palo. Le hanno sfruttate i giocatori che non ti aspetti, ma che aspettavi da tempo, come Sottil, Belotti e Nzola. Tutta gente che era mancata per troppo tempo all’appello. Un’altra dimostrazione della grande capacità dell’allenatore di tenere tutto il gruppo sulla corda e di far sentire tutti importanti. Spesso determinanti. L’abbraccio strordinariamente umano del gruppo a Nzola dopo il gol, è un sorta di storia della pecorella smarrita che torna all’ovile, ma anche la dimostrazione che dentro questo spogliatoio ci sono dei valori morali e l’idea di regalare e regalarsi un trofeo è fortissima.

Adesso le possibilità salgono, il Brugge visto dal vivo è l’ottima squadra che ci aspettavamo, ma fa meno paura. Tolto Thiago (buon attaccante) c’è corsa e organizzazione, ma non grande qualità. Mercoledì prossimo sarà il clima dello stadio a dare una mano ai belgi, ma la Fiorentina è sembrata più matura. Errore difensivo a parte. E pure la condizione fisica e mentale sembra migliorata rispetto a un mese fa quando i Viola parevano davvero sfiniti. L’idea di andare ancora in finale è forte, sta cementando e sta dando energie insperate.

Mercoledì servirà un’altra gara intelligente e attenta, meglio se all’elenco dei giocatori determinanti potremmo aggiungere nche quello di Nico Gonzalez che ieri sera è rimasto vittima della frenesia e della voglia di strafare che gli hanno fatto combinare poco o nulla di buono. Se torna pure Nico la Fiorentina può davvero pensare di poter vincere la Conference, già a Brugge servirà il suo talento, ma soprattutto maggiore lucidità.

Restano cinque gare di campionato, un ritorno della semifinale e (speriamo) la finale di Conference e non è neppure divertente ma inquietante, sentire e leggere i Calcioti che attaccavano Italiano e gli scaricavano i tifosi-contro, ora inventarsi che potrebbe restare. Oppure chiedersi il perchè Italiano vada via. Perchè non resti. Pronti, ovviamente, ad attaccare la società che non lo blinda.

Ebbene, Italiano va via da Firenze anche per loro, per i Calcioti, per tutto quel sottobosco calcistico che ha cercato di distruggere con le parole tre anni di un gran lavoro. Il suo lavoro. Perle ai porci, dicevano i latini. La storia è quella.

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