Le nostre prime volte: l’incontro con Rocco a Milano e quel suo “grazie assai” solo rimandato

Le nostre prime volte: l’incontro con Rocco a Milano e quel suo “grazie assai” solo rimandato

6 giugno 2019: una data fondamentale nella storia della Fiorentina. Il club passa dai Della Valle al magnate italo-americano Rocco Commisso. Riviviamo assieme quei giorni a Milano e la nostra vera prima volta con Rocco

di Filippo Angelo Porta, @FilippoPorta

Questa è una prima volta un po’ particolare, che, se vogliamo, si riferisce a tutto l’ambiente viola e non solo a chi vi scrive in questo momento. Io, semmai, in quanto testimone oculare di quei momenti, vi farò rivivere quei giorni, con aneddoti e particolari. Un dietro le quinte divertente e personale. Una prima volta speciale.

Ci eravamo lasciati con il racconto dell’abbraccio fra me e Rocco del 6 giugno 2019 (COMMISSO E QUELL’ABBRACCIO AL NOSTRO INVIATO), fuori dagli studi legali dove era appena avvenuta la firma per il passaggio di proprietà della Fiorentina. Il club viola aveva un nuovo proprietario: dopo 17 anni, i fratelli Della Valle passano il testimone al tycoon italo-americano Commisso.

Riavvolgiamo però il nastro e riviviamo assieme i giorni che hanno preceduto tale avvenimento, con il personale racconto della mia vera prima volta con Rocco.

Alle 23 circa di domenica 2 giugno, mi chiama il direttore Saverio Pestuggia: “Filippo, domani è il tuo giorno”. Io, che fino ad allora mi ero occupato perlopiù di calciomercato, in qualità di corrispondente da Milano, comprendo subito che c’è qualcosa di grosso alle porte. Rispondo con un filo di emozione: “Domani c’è qualcosa di grosso in ottica Fiorentina, vero?”. E il direttore: “Sì, stasera è sbarcato a Linate Rocco Commisso e domani sarà a Milano. Prendi lo zainetto e segui tutti i suoi spostamenti. Il passaggio di proprietà è vicino”.

Così, l’indomani mattina, zainetto in spalla e mi reco a Milano. Non sapevo minimamente chi fra i colleghi ci sarebbe stato e, soprattutto, dove trovarli. Così, come prima cosa, mi reco davanti agli uffici dei Della Valle (corso di Porta Venezia a Milano, non lontano da Piazza San Babila). Aspetto almeno un’ora, finché non mi faccio coraggio ed entro a chiedere se, in giornata, sarebbe arrivato Diego Della Valle. La signora alla reception, molto gentilmente, mi risponde che Diego era fuori Milano e che non sarebbe rientrato prima di venerdì (diciamo che era stata sincera per il 50%).

Contatto allora la mia redazione e chiedo dove sarebbe potuto essere Commisso in quel momento. In quale hotel. Mi consigliano di andare al Four Seasons in zona Montenapoleone, perché lì c’erano tutti i colleghi. Mi dirigo allora verso la meta indicata e trovo tutti i giornalisti delle altre testate (fra i quali c’era anche il mitico Angelo Giorgetti – “Agio” – de La Nazione). Eravamo tutti lì, in attesa di Rocco: “7 giornalisti in cerca d’autore”. Con la solita, grande domanda: il nostro autore si trovava davvero in quell’hotel?

Passano le ore, le macchine che entrano all’interno del Four Seasons (e da una di queste a un certo punto scende anche Elton John), ma di Rocco Commisso neanche l’ombra. Il sole comincia a picchiare, così chiediamo gentilmente di entrare per prendere delle bottigliette d’acqua e per riposare qualche minuto dopo diverse ore in piedi. La nostra richiesta viene accolta. Non vi preoccupate, ci eravamo organizzati bene: a turno uno di noi faceva un giro fuori per vedere se la situazione fosse cambiata o meno. Finché alle 17 circa, arriva il mio turno. Esco con il collega Franco Vanni di Repubblica e notiamo in fondo alla via un grosso van dai vetri oscurati. Mi guardo con Franco e gli dico: “Questo potrebbe essere lui, me lo sento”. La macchina si dirige verso l’hotel ed entra dal retro, noi la seguiamo. Ad un certo punto, si ferma e dall’auto esce proprio lui: Rocco Commisso. Ci vede e scappa dentro l’hotel, noi entriamo e cerchiamo di raggiungerlo, ma veniamo subito bloccati dal personale. Un po’ di delusione c’era, perché dopo tante ore e fatica, un saluto da parte sua ce lo saremmo aspettati. Ma, almeno per me, quel momento era solo rimandato. E con il suo saluto sarebbe arrivato anche un caloroso abbraccio.

 

 

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  1. batigol222 - 4 mesi fa

    Che scene, dev’essere bella la vita del giornalista in questi casi

    Rispondi Mi piace Non mi piace

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