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Disciplina, equilibrio e psicologia: tutte le regole di casa Sousa

Vi proponiamo l'articolo di Ernesto Poesio sul Corriere Fiorentino

Redazione VN

Questione di rispetto. Prima di tutto per il gruppo. E di conseguenza per il proprio lavoro. Perché se le regole sono chiare e uguali per tutti, diventa più facile far emergere il merito dei singoli, sia in campo che fuori. Nessun favoritismo, nessun «trattamento speciale», Paulo Sousa mette ogni giocatore sullo stesso piano, ma tutti (lui compreso) un passo indietro rispetto a quelle regole che sono state chiare fin dall’inizio della sua avventura in viola.

Il decalogo del «buon giocatore viola» inizia presto, la mattina. A partire dalla colazione da fare al centro sportivo. Alcuni giorni è obbligatorio farla tutti insieme, magari con l’approssimarsi della partita o per tenere sotto controllo un momento di particolare stress fisico, in altri è solo «consigliata». Sul pranzo, invece, non ci sono alternative, si mangia quel che passa il convento, che in questo caso è l’attenta dieta preparata dallo staff della Fiorentina e che segue anche menù personalizzati. Già perché per Sousa «l’equilibrio» è un concetto fondamentale. Ed è proprio il giusto dosaggio tra esigenza collettiva e quella individuale a fare la differenza. Una linea sottile da cui passa la gestione e la costruzione del concetto di squadra, dove il singolo emerge solo se all’interno di un meccanismo ben consolidato.

Regole ed equilibrio. Bastone e carota. L’allenatore portoghese lavora così. In partita sembra un martello, le sue urla si sentono dall’ultima fila degli spalti, se provi a fermarti sei perduto (e rischi il posto). Ma in allenamento no, nel lavoro quotidiano dietro le quinte, Sousa spiega, insegna, si ferma a parlare a lungo con ogni giocatore, cercando di toccare le corde giuste ben sapendo che ognuno è fatto a modo suo.

E allora ecco la terza parola che non può mancare per descrivere l’allenatore viola: psicologia. Che Sousa dispensa con tutti, compreso il mondo mediatico, consapevole, mister Paulo, che nel calcio di oggi (e non solo nel calcio) l’immagine che arriva all’esterno finisce per condizionare il proprio lavoro. Lo sa bene, il portoghese, che prima di sedersi in panchina ha avuto anche qualche esperienza come commentatore, un mattoncino in più nella costruzione della sua carriera di allenatore.

«Con quella voce — gli hanno ripetuto bonariamente nei suoi primi mesi fiorentini — se ti va male con la panchina puoi sempre darti al mondo del cinema». Lui se la ride, consapevole che non c’è niente di meglio di una battuta per allentare la tensione di un lavoro carico di stress e responsabilità. «Il mister ne fa in continuazione», ha raccontato ieri Babacar nell’intervista al Corriere Fiorentino. Ironia, insomma, con Sousa pare davvero non manchi mai. In attesa dell’ultima parola, quella dei risultati. Mentre la Fiorentina impara a diventare ogni giorno più simile a lui.