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La Nazione: Fiorentina, la crisi nasce da lontano

Nelle ultime 22 partite media di 1,13 punti. Corvino, il ruolo delicato di chi deve ricucire e gestire

Redazione VN

Piccoli numeri accerchiano la Fiorentina, dai tiri in porta ai gol e in genere a tutto quello che riguarda la fase di costruzione il piazzamento nelle classifiche è peggiore rispetto al campionato (quattordicesimo posto). Sarebbe sbagliato però - scrive La Nazione - circoscrivere il momento difficile della squadra a questo inizio di stagione, se è vero che dalla sconfitta contro il Tottenham nei sedicesimi di Europa League (25 febbraio, 3-0 a White Hart Lane) la Fiorentina ha giocato 22 partite vincendone solo 5. Sette le sconfitte, dieci i pareggi. Poco più di un punto a gara (1,13 per l’esattezza), media lontanissima dal concetto di eccellenza calcistica. Per non perdere probabilmente contatto con le difficoltà, nel corso della preparazione estiva la squadra viola ha perso contro Cesena, Celta Vigo, Bayer Leverkusen, Schalke 04 e Valencia. Altri cinque ko, seppure in amichevole. Perciò la crisi d’identità nasce da lontano, i giocatori che sembravano poco convinti e/o usurati sono rimasti senza l’energia mentale che sarebbe stata necessaria per ricominciare, se non alla grande, almeno alla media.

Più che analizzare il passato, ora è necessario pensare al futuro: riuscirà la Fiorentin a invertire la rotta estraendosi dalla sua condizione mentale modesta? Perché il problema principale sembra questo, Sousa stesso lo ha ammesso per la prima volta rispondendo a una domanda dopo lo 0-0 contro l’Atalanta. La testa, in portoghese cabeca, eh quanto conta la testa... Qualche giocatore nella Fiorentina ce l’ha altrove, magari non solo per colpa sua, ma perché il mercato in uscita è rimasto teoricamente aperto fino all’ultimo giorno, quando se n’è andato Alonso al Chelsea? Le responsabilità sono come sempre da condividere, resta il fatto che nella sua versione meno guerrigliera y combattente Sousa ha perso agli occhi dei tifosi moltissimo fascino. Anche i selfie si sono un po’ appannati, perché un sorriso deve nascondere orgoglio e voglia di farcela e non la rassegnazione a gestire l’ordinario sperando che qualcosa, forse, si riaccenda. Quanto crede ancora la squadra in se stessa? E quanto ci crede Sousa? La proprietà certamente non è soddisfatta del comportamento in campo della squadra, considerato anche che proprio alla vigilia della partita Andrea Della Valle si era dichiarato ottimista («Sono certo, arriverà una reazione») e le aspettative annunciate a Moena sembrano ancora prigioniere delle montagne («Vogliamo confermarci al quarto posto, perché quest’anno ce lo siamo lasciato sfuggire», sempre ADV in un’intervista alla Domenica Sportiva, 23 luglio). Il problema della Fiorentina – di questa almeno – è che l’involuzione nasce da lontano. Non servirebbe certamente un «confronto» per cambiare passo a una squadra che non riesce a ritrovarlo, nonostante quella che in certe fasi della partita sembra buona volontà. E cosa servirebbe allora? La decisione di insistere sullo stesso «modello di gioco» è stata presa in estate da Sousa, che si è consultato con i giocatori più rappresentativi e poi con tutto il gruppo. Dopo aver cominciato con il 4-3-3 la squadra ha ripercorso vecchi sentieri, ricevendo però benefici limitati dalla contaminazione calcistica tanto innovativa, all’inizio della scorsa stagione

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