Psg, investimenti faraonici e il caso Malaga: dubbi e certezze sul Qatar nel mondo del calcio. E quella voglia di espandersi…

Psg, investimenti faraonici e il caso Malaga: dubbi e certezze sul Qatar nel mondo del calcio. E quella voglia di espandersi…

Campagne acquisti da sogno, fatturati che lievitano a vista d’occhio ed i risultati. Ma resiste anche qualche dubbio dietro l’impegno qatariota nel calcio

di Alessio Crociani, @AlessioCrociani

Premessa: al momento siamo solo nel campo delle ipotesi, anche perché l’accordo preliminare stipulato da Della Valle e Rocco Commisso obbliga la proprietà viola a trattare la cessione della società esclusivamente con il magnate statunitense fino alla prima parte di giugno. Da quel momento in poi, se non ci dovessero essere novità, sarà bomba libera tutti. Ciò non toglie che nel frattempo possa rinverdire qualche interesse verso il calcio a Firenze, come – ad esempio – quello della famiglia reale del Qatar. Voci, per ora, niente di più. Per molti tifosi sarebbe un sogno, altri invece non nascondo qualche preoccupazione, ma quali sono i risultati raggiunti gli investitori qatarioti nel calcio? Iniziamo col dire che tutto (o quasi) fa riferimento a Tamim bin Hamad al-Thani, 38enne sceicco del Qatar. E’ stato lui a nominare Nasser Al-Khelaïfi presidente di Qatar Investment Authority, il fondo sovrano da parecchi miliardi di dollari (andiamo sulle tre cifre…) che tra i suoi rami ha anche quello sportivo fondato nel 2004, Qatar Sports Investment.

FENOMENO PSG – Nel 2011 QSI acquista il Paris Saint Germain, debiti compresi: sotto la presidenza di Al-Khelaïfi i parigini investono subito 80 milioni di euro per la prima di una serie di faraoniche campagne acquisti che porteranno il Psg tra le principali compagini sportive di tutta Europa. Arrivano giocatori del calibro di Pastore, Verratti, Lavezzi, Cavani, Ibrahimovic, Thiago Silva, Di Maria, Neymar e Mbappé, solo per citarne alcuni, e sono ben 20 i trofei conquistati in 8 stagioni (tutti nazionali), più del totale dei trofei vinti dal club fino all’arrivo del QSI (17 trofei complessivi, tra cui spicca la Coppa delle Coppe). Manca ancora oggi un trofeo continentale su cui il club francese sta puntando insistentemente.

SOLDI SOLDI SOLDI – Le trattative di mercato sono diventate possibili anche grazie gli aumenti di capitale faraonici eseguiti da Al-Khelaïfi e dal main sponsor Fly Emirates, che ha versato nelle casse del club parigino tra i 25 e i 30 milioni di euro a stagione. Dal 2010 ad oggi il fatturato del Psg è aumentato di cinque volte, superando ampiamente quota 500 milioni nella stagione 2017/2018. E continuerà ad aumentare, anche grazie alle future sponsorizzazioni: il prossimo main sponsor sarà Accor Live Limitless (ALL), catena alberghiera con oltre 4800 strutture in tutto il mondo che verserà nelle casse del Psg una circa 50 milioni di euro a stagione.

VOGLIA DI INVESTIRE – I forti interessi del QIA verso la Roma e la Premier League, dove il Leeds va ad aggiungersi a Nottingham Forrest e Aston Villa, significano solo una cosa: il Qatar vuole continuare ad investire nel calcio e andare oltre il Psg, il Mondiale del 2022 e le ricche sponsorizzazioni (tra le quali quelle stipulate con il Barcellona e la stessa Roma). Come logica consiglia, la ricerca nel mondo del calcio di un’altra società da acquistare potrebbe andare di pari passo con gli affari qatarioti extra sportivi. E in questo senso potrebbero aiutare gli interessi della QIA in Italia come il lussuoso albergo Four Season Hotel di Firenze, acquistato nel 2013 dal Gruppo Fratini per circa 15 milioni di euro.

Lo schema con le principali proprietà QIA in Italia:

Investimenti QIA in Italia

LA SCUOLA CALCIO – Il fiore all’occhiello delle infrastrutture sportive qatariote è il centro sportivo dell’Aspire Academy, costato circa un miliardo e 300mila dollari. Lì il Qatar sta costruendo i campioni del domani. Fondato nel 2004 per volere dell’ex emiro Hamad bin Khalifa al-Thani, padre di Tamim, il centro racchiude decine di campi d’allenamento, uno stadio con l’aria condizionata, un palazzo di vetro con pavimenti di marmo, un centro medico d’eccellenza e diverse aule per le lezioni. A capo dello scouting c’è Josep Colomer, lo scopritore di Leo Messi che nel 2007 ha fondato “Football Dreams”, un progetto per portare a Doha i migliori talenti asiatici, sudamericani e africani (17 stati coinvolti). Negli ultimi 12 anni sono stati testati 3 milioni e mezzo di giocatori, ma soltanto in pochi hanno raggiunto l’accademia, proprietaria di tre squadre di calcio europee dove poter mandare i migliori giocatori: si tratta dell’Eupen in Belgio, del Cultural Leonesa in Spagna e del LASK Linz in Austria. Realtà completamente diverse rispetto alla Fiorentina, così come diverso, eventualmente, sarebbe l’impegno del QSI: Eupen, Cutural e LASK sono piccole realtà individuate ed acquistate al solo scopo di far crescere giovani talenti.

IL CASO MALAGA – Abdullah bin Nasser Al-Thani non è legato al Qatar Sport Investements, ma è comunque imparentato con la famiglia reale. Specifica doverosa prima di affrontare uno dei casi più controversi tra gli investimenti qatarioti nel mondo del calcio: il Malaga. Nel 2010 Abdullah Al-Thani acquista la società spagnola e in poco tempo la porta fino ai quarti di finale di Champions League. Anche in questo caso arrivano giocatori di alto livello – tra tutti Joaquin, Van Nistelrooy e Toulalan – ma dal 2013 inizia il tracollo: il Malaga viene escluso dalle competizioni Uefa a causa dei debiti accumulati nei confronti delle altre società e la proprietà va allo scontro frontale con le autorità cittadine, ree di aver messo il bastone tra le ruote al progetto legato all’investimento di 400 milioni di euro per rinnovare il porto di Mirabella. Gli investimenti nella squadra vengono ridotti ai minimi termini e l’involuzione sportiva porta il Malaga alla retrocessione in Segunda Division della passata stagione.

ALTRI DUBBI – Attenzione poi al Fair Play Finanziario, al quale il Psg è sfuggito solo grazie al Tas (sentenza del 19 marzo scorso) e in maniera ancora non del tutto chiara, come testimoniano le rivelazioni di Football Leaks. I paletti della Uefa restano un ostacolo per chi pensa di spendere e spandere nel mondo del calcio senza criterio. E dal massimo organismo europeo arriva un’altra limitazione: due club riconducibili alla stessa proprietà non possono disputare la stessa competizione europea. L’ostacolo, come dimostra il caso Lipsia-Salisburgo, entrambe di fatto della Red Bull, può comunque essere aggirato. Resta infine da capire il motivo che potrebbe spingere un fondo qatariota ad investire nel calcio italiano, così come la solidità lungo termine dell’eventuale impegno. Quando si dice “non è tutto ora ciò che luccica”…

5 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

  1. Lk - 3 mesi fa

    Il problema dei fondi arabi potrebbe arrivare subito dopo i mondiali del 2022 cn relativo disimpegno, in Francia già se ne parla, come a Manchester, sponda City.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. Il Viola di Gallipoli - 3 mesi fa

    Seriamente, c’è qualcuno che si lamenterebbe se arrivasse quel fondo a rilevare la Viola?

    Sarebbe da TSO…

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. giusetex7_9905901 - 3 mesi fa

      Io…internami tranquillamente. Preferisco di gran lunga una società sana fatta di idee ad una gestione che di etico, morale e soprattutto rispettosa delle regole non ha niente. Questi fondi e magnati hanno rovinato il calcio, è diventato un business e sinceramente mi ci ritrovo poco in questa visione. Consapevole di essere fra pochi perché il tifoso ha fame di successi ed è pronto a scaricare chiunque pur di raggiungere la vittoria. Il problema è che anche loro sono pronti a scaricare i tifosi perché trattasi di giocattolino e l’esempio del Malaga o del Monaco la dicono lunga. Nell’articolo non è riportato ma dalla settimana scorsa sull’emiro pende un’indagine per corruzione. Sei sicuro che sia il tuo sogno avere uno del genere?

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. Lk - 3 mesi fa

        Sai cos è, il loro credo è fare investimenti, cioè fare soldi… Innamoramenti, tifo etc nn ne hanno, se prendono qualcosa c investono tnt soldi, ma nel loro businesses planning devono rientrarci cn min il 20% di guadagno, è un dogma, se ciò non avviene, lasciano, non ci rimettono a lungo.

        Rispondi Mi piace Non mi piace
        1. giusetex7_9905901 - 3 mesi fa

          Si si concordo, è il modello usa e getta che ci ha rovinato in ogni ambito, non solo quello calcistico. Sulla società liquida hanno scritto decine di libri e loro, avendo disponibilità economiche sconfinate, assecondano e sfruttano questa cosa. Un imprenditore degno di nome per me è colui che trae profitto ma sa generarlo perché ci arriva attraverso la costruzione e il tempo e purtroppo ci hanno convinto che tempo non ne abbiamo, ci serve tutto e subito.

          Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy