L’accusa: “Il Milan spiava i dipendenti e pedinava i giornalisti”

L’accusa: “Il Milan spiava i dipendenti e pedinava i giornalisti”

L’inchiesta riportata da Il Sole 24 Ore sulle mosse societarie del Milan cinese

di Redazione VN

Nel voluminoso dossier che è stato presentato da Elliott nella causa al Tribunale del Lavoro contro Marco Fassone, viene alzato il velo su un sistema di spionaggio utilizzato nei confronti di dipendenti del club e alcuni giornalisti, quelli più critici verso la gestione cinese. Tutto inizia da un’attività di controllo delle voci di bilancio del nuovo Milan. Nel mese di luglio 2018 – riporta Il Sole 24 Ore – risultava anche un sollecito di fatture ancora inevase da parte della società Carpinvest, agenzia investigativa di Carpi. L’attività di controllo successiva ha portato a svelare le motivazioni delle spese per circa 80mila euro. Tra le note di pagamento, c’è una fattura ammessa a fronte dello svolgimento di attività investigative. Ad essere conoscenza di questa attività erano Fassone e alcuni alti dirigenti del gruppo rossonero. Proprio l’ex a.d. – scrive MilanNews.it – nel mese di gennaio 2018 incontra i responsabili dell’agenzia investigativa e fa presente agli stessi la necessità di intervenire urgentemente al fine di evitare la continua fuga di notizie relative a dettagli economici e piani industriali della società sulla carta stampata. Ad essere spiati – con pedinamenti e appostamenti – erano 4 giornalisti di testate nazionali. Sui dipendenti di Casa Milan, invece, venivano utilizzati il digital forensic, cioè il recupero e l’indagine del materiale trovato nei dispositivi digitali.

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