La lunga notte di Salah, adesso Paulo Sousa ci crede

Vertice tra i dirigenti viola e i rappresentanti del giocatore: tutti gli scenari

di Redazione VN

La notte dei desideri. Attesa, voluta, probabilmente anche temuta. Del resto, quello di Mohamed Salah, era (è?) lo snodo fondamentale per il presente e il futuro della società viola. Inutile girarci attorno. Un conto è averlo, un altro è perderlo. Non a caso, nelle ultime settimane, l’intera dirigenza si è concentrata su questa vicenda. L’ultima tappa, prima del faccia a faccia (interlocutorio) di ieri sera, risaliva a giovedì scorso. L’incontro nel quale i Della Valle avevano deciso di giocarsi il tutto per tutto. Un vero e proprio all in.

 

Ingaggio aumentato fino a 2.8 milioni netti più bonus, e promessa di acquistare dal Chelsea l’intero cartellino del giocatore. Per farlo, i fratelli Tod’s, si sono detti pronti a metter sul tavolo 18 milioni. Uno sforzo importante, ma necessario. Prima di tutto da un punto di vista tecnico. Salah infatti ha dimostrato di poter spaccare in due le partite. In qualsiasi momento. È il tipico giocatore che, nella Serie A di oggi, fa la differenza. Non a caso su di lui hanno messo gli occhi tutti i club più importanti. Inter, Roma, Juventus. Senza dimenticare l’Atletico Madrid ed il Wolfsburg.

 

C’è, poi, una questione economica. Riscattare il “74” a quella cifra rappresenta anche (e soprattutto) uno straordinario investimento. Di fatto, la Fiorentina si metterebbe in tasca un gioiello che, tra un anno o due, sarebbe rivendibile a 25, 30, forse 40 milioni. A Casette d’Ete lo sapevano, e per questo hanno dato carta bianca (nei limiti dei parametri di questa società) a Pradè, Rogg e Cognigni. E così siamo arrivati a ieri. Nel mezzo, una serie infinita di rinvii e di preoccupazioni. L’ultimo ritardo, tanto per cambiare, ha visto protagonista l’avvocato di Salah. Il motivo? La Coppa America. Il legale di “Momo” infatti era in Cile, per assistere alla semifinale tra i padroni di casa ed il Paraguay. Il tempo di riposarsi, di prendere armi e bagagli, e via. Verso Milano. Ad aspettarli, esattamente come la scorsa settimana, il direttore generale Andrea Rogg e il direttore sportivo Daniele Pradè. I dirigenti viola in realtà, così come i rappresentanti italiani del calciatore, hanno vissuto un pomeriggio quasi surreale.

 

Divisi tra il timore di un ennesimo rinvio e la speranza di essere arrivati (davvero) al momento decisivo. «Tutto tace, siamo in attesa», faceva sapere uno degli agenti dell’egiziano. Roba da film giallo che, comunque, non ha ancora un finale. Eh già. Perché è vero che l’incontro ieri sera c’è stato, ma soltanto “preliminare”. Traduzione. Essendosi fatto tardi le parti si sono si viste, ma senza arrivare ad una conclusione. Va da sé quindi che stamani torneranno a parlarsi. Stavolta, sul serio, per chiudere la faccenda. Sensazioni? Siamo al 50 e 50. Forse, al 51 a 49 in favore della Fiorentina. Diciamo che, come si dice in questi casi, filtra un (moderato) ottimismo. Un segnale, in questo senso, può arrivare dalle mosse dell’Inter. Forse il pericolo pubblico numero uno per i viola. Mancini, che nelle scorse settimane aveva bombardato di telefonate Salah, ha chiesto ai suoi dirigenti di virare su Jovetic.

 

Non resta che aspettare. L’appuntamento c’è. L’ennesimo. E pazienza se (formalmente) da mezzanotte l’egiziano è tornato ad essere un giocatore del Chelsea. Si tratta, appunto, di una mera formalità. Così almeno hanno lasciato intendere gli uomini dei Della Valle. Anche perché i rapporti col club di Mourinho sono eccellenti, e non c’è possibilità che i termini dell’accordo stabiliti a gennaio vengano fatti saltare. Non a caso la Fiorentina si era data (e aveva dato a Salah) come termine ultimo per decidere il 13 luglio. Per quel giorno infatti, il “74” è atteso nel ritiro di Moena. Probabilmente però, non si dovrà attendere così tanto. Ancora qualche ora. Il tempo di rimettere attorno a un tavolo gli avvocati di Mohamed, gli intermediari e i dirigenti viola, e questo (ennesimo) tormentone sarà finalmente chiuso.

 

Matteo Magrini – la Repubblica

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