Il ko, la lettera dei Della Valle e l’addio: il duro ritorno di Pioli al Franchi

Pioli torna per la prima volta dal 9 aprile, giorno della sconfitta contro il Frosinone

di Redazione VN
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La gara di sabato sarà molto particolare per Stefano Pioli. Rimetterà per la prima volta piede al Franchi da quel maledetto 9 aprile, giorno della sconfitta contro il Frosinone. Al posto dell’esonero – ricorda La Nazione – sbucò una lettera dei Della Valle che per Pioli fu una coltellata al cuore. Dodici ore dopo il ko, Pioli si ritrovò al centro di quella lettera, di quel messaggio, dove la società per schiaffeggiare tutto e tutti chiedeva all’allenatore l’impegno e le motivazioni giuste, quello che aveva contraddistinto la Fiorentina di inizio stagione. La traduzione di quel messaggio elaborata da Pioli fu di un attacco a lui, al suo impegno, alla sua dedizione, al suo lavoro. Decise di reagire puntando sull’orgoglio: si dimise e chiuse con la Fiorentina, magari immaginando già il giorno che sta per arrivare.

Anche il Corriere Fiorentino scrive del ritorno al Franchi di Stefano Pioli. La maglia viola ha caratterizzato tutta la sua carriera nel calcio, aveva sempre sognato di tornare qui e negli ultimi mesi a Firenze a lungo avevo pensato di non sedere su altre panchine italiane. Ma le cose cambiano. Lo scorso aprile, dopo la sconfitta col Frosinone, se n’è andato rassegnando le dimissioni. Non aveva digerito le accuse dell’allora presidente esecutivo Cognigni e poi il comunicato della società che mettevano in dubbio la sua professionalità. Ha lasciato in silenzio, da signore. Pioli ha puntato molto sull’empatia e sullo spirito di condivisione. Senza questi due “ingredienti” affrontare la scomparsa del capitano Astori quasi due anni fa sarebbe stato ancora più difficile. Con Davide era scattata un’intesa spontanea, la fascia al braccio gliel’aveva stretta lui. In gran silenzio, come nel suo stile, si tatuò il numero tredici sul polso. La notizia venne fuori e la cosa lo infastidì.

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  1. ottone - 10 mesi fa

    Non c’era altro da fare in quelle condizioni. Dopo Ferrara (4-3 per noi) era scattata una specie di maledizione. La famosa “pareggite” che frustrò i sogni di Europa cullati a gennaio…Che poi si dovesse finire dalla padella alla brace (Montella) nessuno poteva prevederlo. Ma col senno del poi (la dipartita dei DV) si può dire che non tutti i mali vengono per nuocere. Fermo restando che la salvezza va ancora conquistata. Guai a mollare.

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  2. Johan Ingvarson - 10 mesi fa

    Andrò controcorrente, ma io quelle dimissioni l’ho sempre lette come una ripicca infantile. Pioli non vinceva una partita da un mese e mezzo, in casa addirittura non si vinceva da dicembre. Cosa doveva fare la società? Fargli una coccola e dargli una pacca sulle spalle, dicendogli “Continua così”? Se non sai accettare le critiche sul posto lavoro non vai da nessuna parte, tanto più in un ambiente mediatico come il calcio.

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  3. Labaroviola72 - 10 mesi fa

    Un signore contro una banda di cialt₹oni

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  4. mom - 10 mesi fa

    Infatti poi con Montella si è capito che era quello il problema.
    Società di incapaci che aveva scaricato in maniera ipocrita la colpa su di lui.
    Le brave persone, sopratutto se tifose viola sono benvenute a Firenze.
    Bentornato Stefano.

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  5. Fungaccio_VIOLA - 10 mesi fa

    Massimo rispetto per questo uomo VERO! FVS

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