Ferrara scrive: “Ora la Fiorentina può ripartire: la squadra sa di cosa è capace”

Il carattere mancava e Prandelli ha lavorato su quello. La Fiorentina deve ancora crescere, e tanto. Ma da qui possiamo ripartite

di Redazione VN

Di seguito un estratto dell’articolo di Benedetto Ferrara su Repubblica Firenze in edicola oggi:

C’è un aspetto tecnico, c’è un aspetto tattico. E poi c’è quello esistenziale e ce n’è perfino uno teatrale, perché Firenze è un teatro a cielo aperto. E non dimentichiamoci l’aspetto emozionale. C’è davvero di tutto nella vittoria senza se e senza ma di Torino: la Fiorentina ha dominato, ha sorpreso, ha sconfitto la Juve e tutti i pronostici. Se è giusto dare il merito alle scelte di Prandelli e alla rigenerazione di un gruppo che fino al giorno prima non dava particolari segni della propria esistenza, ciò che resta di una notte davvero speciale è senza dubbio quel sorrisetto che ci siamo ritrovati stampato in faccia e quei cenni di condivisione affettiva che ci siamo scambiati per strada, in piazza, dal fruttivendolo o dal macellaio. Il carattere mancava e Prandelli ha lavorato su quello. La Fiorentina deve ancora crescere, e tanto. Ma da qui possiamo ripartite. I giocatori ora sanno di cosa possono essere capaci. Applausi per loro, che hanno restituito il sorriso alla città che li segue, li ama, anche quando sembra davvero difficile farlo.

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  1. Rissofiorentino - 1 mese fa

    LA FOLLE BELLEZZA
    Dopo oltre un giorno riesco a scrivere.
    Il cuore si è normalizzato e la mente ha ripreso a districarsi nella giungla delle emozioni che l’avevano travolta martedì sera.
    Questa è la Fiorentina. Una squadra folle e malinconica . Folle nel suo peregrinare tra le altalene di umori, risultati, idee di gioco improbabili o improponibili, anni di deserti di risultati e affollamenti di allenatori con schemi e giocatori sempre in bilico o di passaggio come viaggiatori in attesa di un treno alla stazione.
    Malinconica come la nostra città, una aristocratica seduta su divani di velluto un po’ sdruciti che conserva ancora la memoria della sua bellezza, ma che scivola inesorabile verso l’ autunno della sua vita.
    Una malinconia che è come un rimpianto, come un sussulto, come una condanna, come un autunno. Siamo prigionieri e vittime di questa bellezza che è trama e ordito della nostra squadra, della nostra città.
    Anche i nostri eccessi e le nostre polemiche sono un atto di ribellione verso la normalità, verso il quieto vivere, verso l’appiattimento estetico cui il calcio è condannato.
    Noi abbiamo nostalgia e rimpianto per Montuori e Antognoni, per Bertoni e Baggio, per Batistuta e Mutu, sempre un po’ diversi dagli eroi del loro tempo, sempre contraddittori e più belli nel loro modo di fare calcio, come noi fiorentini, come Firenze, come la nostra squadra.
    Vincere qui è un’ iperbole è la conseguenza illogica di alchimie visionarie che smontano la razionalità e la ribaltano in una realtà alternativa ed inimmaginabile , come martedì sera a Torino.
    Vincere qui è un esercizio di fantasia impronunciabile vincere qui è un insulto alla normalità, al già scritto del mondo del calcio.
    Noi abbiamo nostalgia di questa folle bellezza ed è per questo che la malinconia ci prende ogni giorno e si impossessa di noi tifosi che vorremmo vedere almeno per una volta trionfare la passione sulla logica, l’ estetica sulla ragione.
    Onore al popolo viola.

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