La Fiorentina e il dilemma della doppia fase. Limitare gli avversari, e poi?

La Fiorentina e il dilemma della doppia fase. Limitare gli avversari, e poi?

A Bergamo i viola hanno giocato una discreta gara di contenimento e ripartenza, e dalle falle di entrambe le fasi è venuta fuori l’eliminazione

di Simone Torricini, @TorriciniSimone

BERGAMO – A dirla tutta, se quella di ieri sera non è sembrata l’Atalanta dei giorni migliori, almeno una parte del merito è giusto riconoscerlo a chi le ha messo i bastoni tra le ruote. Alla Fiorentina insomma, visto che i viola in novanta minuti sono stati tutto sommato compatti e non hanno concesso le occasioni nitide che, viceversa, hanno avuto in offerta. Pezzella e compagni si trovavano di fronte il secondo miglior attacco della Serie A e l’approccio reattivo – non poi così dissimile da quello della gestione precedente – ha funzionato. Il tasso di pericolosità della Dea è stato molto ridotto e lo si può riassumere con i quattro tiri che hanno centrato lo specchio della porta: il rigore di Ilicic nel primo tempo, il tiro di Gomez e quello di Pasalic di pochi istanti successivo, e infine la seconda freccia scoccata dal Papu che è valsa – complice Lafont – il 2-1.

Zapata Veretout Milenkovic

Alla squadra di Gasperini è bastato il minimo indispensabile, ed è in un certo senso una novità per una squadra abituata a produrre tanto, oltre che a segnare tanto. Così come è una novità che Duván Zapata sia rimasto a secco anche stavolta, la quarta consecutiva nelle gare contro la Fiorentina di questa stagione 2018/19 in cui ha timbrato il cartellino 26 volte. Merito di un Pezzella che  a turno con Milenkovic lo ha aggredito fin dal primo minuto, rosicchiando ogni centimetro possibile per anticiparne gli inserimenti e le ricezioni spalle alla porta. Fiaccandolo. Lo stesso Ceccherini, pure se poco astuto in area contro Gomez nell’azione che ha portato al rigore, non aveva iniziato male: come a Firenze all’andata, anche ieri è stato riproposto come ‘ombra’ di Ilicic, ma il giallo rimediato al quarto d’ora gli ha reso le cose più difficili ed ha finito per dividersi lo sloveno con Biraghi.

Hanno sofferto di più sulle fasce lo stesso Biraghi e Mirallas (non a caso si sono visti pochissimo nella metà campo offensiva): Castagne da un lato e Gosens dall’altro non sono Hateboer (per fortuna), ma entrambi hanno creato preoccupazioni ai loro dirimpettai e pericoli dalle parti di Lafont. Senza tuttavia arrivare ad impensierire direttamente l’estremo difensore viola. Ad avere i problemi maggiori sono state i due interni, Benassi e Gerson, curiosamente schierati a piede invertito al fianco di Veretout ma comunque in difficoltà fin dall’inizio e sostituiti tra il 65′ ed il 79′. Il primo avrebbe potuto riscattare una prova opaca ad inizio ripresa, mentre per il secondo si fa sempre più forte la sensazione che non sia particolarmente dotato in alcun fondamentale in mezzo al campo. Sicuramente non lo è in termini di aggressività e attitudine difensiva.

Ilicic Gomez

Quella sconfitta ieri a Bergamo, in definitiva, è stata una Fiorentina dal baricentro basso, disciplinata difensivamente e un po’ sfortunata – o comunque imprecisa – nelle sue saltuarie scorribande nella metà campo degli avversari. Una Fiorentina che, come in altre occasioni, ha mostrato quanto faccia fatica a dedicarsi collettivamente ad entrambe le fasi, con e senza la palla. Ieri la lodevole attenzione per la fase di contenimento ha complicato le cose all’Atalanta, che come si diceva ha faticato a produrre palle-gol, ma ai punti non è servita; allo stesso modo, una fase offensiva incentrata in maniera dichiarata sulle intuzioni e soprattutto sui contropiedi di Muriel e Chiesa, ormai un déjà-vu stagionale, non è stata abbastanza incisiva. Sono mancati malizia e cinismo, ha detto Montella dopo la partita. Ed è un peccato, perché delle tante versioni di Atalanta ammirate quest’anno quella di ieri non è stata certo la più brillante.

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