Il “day after” Fiorentina-Empoli: alla ricerca dell’esser competitivi senza la passione

Il “day after” Fiorentina-Empoli: alla ricerca dell’esser competitivi senza la passione

Le quattro immagini predominanti emerse dalla sconfitta di ieri contro l’Empoli al Franchi tra sviste arbitrali, esultanze non gradite, assenze importanti ed una prestazione ancora una volta insufficiente da parte della Fiorentina

di Leonardo Vignozzi, @VignozziLeonard

Ed anche il derby o non derby con l’Empoli è andato. Perso male, malissimo, allo scadere con un grandissimo senso di beffa. Dopo esattamente vent’anni la squadra cugina torna ad espugnare il Franchi di Firenze (l’ultima volta nella stagione ’97-’98 in rimonta sul vantaggio di Batistuta con le reti di Tonetto e Martusciello, proprio l’attuale tecnico dell’Empoli). Dalla sconfitta di ieri, che certo non rende felici i tifosi viola in questo week end di Pasqua, emergono quattro “immagini” caratterizzanti come la gara disputata dalla Fiorentina, l’operato dell’arbitro Mazzoleni, l’esultanza o non esultanza di Pasqual al gol vittoria e l’assenza di Andrea Della Valle in tribuna autorità.

Partiamo dalla gara disputata dalla Fiorentina: una partita scialba, moscia, senza ritmo e con pochi, pochissimi spunti o segnali positivi. Il pareggio fortuito ottenuto con Tello a metà della ripresa non avrebbe fatto comunque onore alla squadra viola per ciò che ha espresso in campo (aldilà poi della vittoria finale dell’Empoli). Anche ieri una prova insufficiente, che si guardi i singoli o il collettivo. Una gara che purtroppo si può classificare nella normalità di questa stagione viola.

Paulo Sousa anche ieri nel post gara ha ribadito come lui e la squadra siano alla ricerca della continuità e dell’esser competitivi. Un processo evidentemente lungo ed elaborato se dopo ormai quasi due stagioni la squadra cade sempre sui soliti errori (potremmo definirli quasi cronici) in fase difensiva e di atteggiamento/approccio alla gara.

In campo mancano da tempo grinta e personalità. In panchina invece, è la passione che è venuta a mancare, probabilmente dal gennaio della passata stagione.

L’Empoli ieri ha ottenuto la vittoria allo scadere grazie ad un rigore inesistente concesso dall’arbitro Mazzoleni e realizzato poi dall’ex capitano viola. In molti a fine gara e sui social network poi, hanno visto questo gesto come una sorta di affronto, quasi un tradimento da parte dell’ex capitano viola.

Dopo aver realizzato il penalty Pasqual va a cercare l’abbraccio dei compagni e (cosa molto grave per alcuni tifosi) ha baciato la propria attuale maglia, quella dell’Empoli. Il giocatore a fine gara ha spiegato di non aver alcuna rivalsa sul popolo fiorentino (LEGGI QUI). Le uniche rivalse che poteva avere l’ex  viola Pasqual erano nei confronti di alcune figure tecniche e dirigenziali casomai.

Pasqual ha fatto il proprio dovere, da professionista e purtroppo per noi realizzando quel rigore. Non c’è stata grande animosità nell’esultanza se si guardano le immagini. Oltretutto, esultanza o meno, l’ex capitano viola fa ormai parte del passato della Fiorentina. Un passato importante, durato undici anni si’, ma pur sempre passato. Sarebbe più importante pensare tutti (tifoseria e proprietà) al presente e al futuro di questa squadra, piuttosto che dare adito a certe situazioni.

Altra immagine rimasta impressa nella mente di tutti è certamente l’arbitraggio di Mazzoleni. Assolutamente insufficiente e incisivo sul risultato finale. Questo, almeno personalmente, non è certo una scusante per la prestazione scialba e insufficiente offerta dalla Fiorentina, che di certo non si è meritata la vittoria per ciò che ha dimostrato sul campo.

C’è da dire però che le decisioni arbitrali di Mazzoleni non possono passare inosservate. Il tifoso può lamentarsi, protestare o inveire contro il fischietto arbitrale ma di più non può fare. Negli anni la società viola si è sempre schierata dalla parte del motto “Una giornata storta può capitare a tutti, anche ad un arbitro”. E’ vero, sbagliare è umano. Sbagliano gli attaccanti, sbagliano i portieri e possono sbagliare anche gli arbitri. Nel corso dei novanta minuti può capitare una svista o una decisione arbitrale errata. Di certo però non è accettabile un operato come quello avvenuto nella gara di ieri. E dovrebbe esser proprio la dirigenza/presidenza a farlo presente nelle sedi opportune (Lega e Aia) e con i toni più appropriati. Cosi come sarebbe per lo meno apprezzabile fare un ricorso per la squalifica di Nikola Kalinic, espulso a tempo scaduto per presunte proteste e toni alterati nei confronti del primo fischietto.  Segnali che dimostrerebbero attaccamento e passione a gli occhi della propria piazza e della propria tifoseria.

L’ultima immagine che ha sicuramente colto l’attenzione di molti è stata l’assenza in tribuna autorità del patron Andrea Della Valle. Gli unici presenti sono stati il presidente Mario Cognigni (solamente per la prima frazione di gioco) e il Ds Carlos Freitas. Troppo, troppo poco. Cosi come negli ultimi mesi sono state troppe le assenze allo stadio (e parliamo solamente delle gare casalinghe) del patron Andrea.

Come si può professare la passione e l’attaccamento per determinati colori ad una squadra ed una piazza se il tifoso numero uno  risulta assente? Tutto troppo paradossale, un pò come gli obiettivi dichiarati e l’annata in realtà poi disputata.

Quest’estate ci sarà una rivoluzione importante in Fiorentina tra chi partirà e chi arriverà. Si punta alla competitività in Italia e in Europa ma forse sarebbe più giusto guardarsi negli occhi e ricercare per prima la passione.

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  1. bitterbirds - 3 anni fa

    in linea teorica non sarebbe neppure necessria la cosidetta passione per ottenere significativi risultati sul campo, anzi credo che questa storiella dei presidenti pasionri – come pure quella dei giocatori legati alla maglia – sia roba da dilettanti. in realtà la cosa davvero necessaria sarebbe quella di affidare la gestione sportiva nella sua globalità a specifici autentici professionisti del settore, stabilisci un programma nel medio termine, definisci un budget, comunichi gli obiettivi. non ha alcuna rilevanza che il proprietario vada a giocare a briscola con i giocatori o salga in balaustra, semplicemente tutti gli attori – i giocatori stessi che sono essenzialmente bambini viziati poco cresciuti, l’allenatore che spesso è un venditore di fumo, i responsabili area tecnica che devono avere curriculum e competenze accertate, ect… – devono sapere cosa fare e sopratutto che se mancano gli obiettivi o non fanno il proprio dovere vengono accompagnati alla porta.
    purtroppo invece questo del ruzzolapalla è ancora un mondo nel quale, pur circolando una marea di quattrini, è gestito da improvvisatori. il professionismo è nella testa ancor prima che nel portafogli

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  2. click - 3 anni fa

    Questa partita non s’aea a vince… era scritto. Da’ retta set’tu vvo capire capisci. Non s’aea a vincerla.

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