Fatih Terim ed un sabato sera fiorentino: ricordi, emozioni e note di nostalgia per l’Imperatore

Fatih Terim ed un sabato sera fiorentino: ricordi, emozioni e note di nostalgia per l’Imperatore

Un weekend fiorentino per il commissario tecnico della Turchia, nel quale ieri sera ha incontrato alcuni giornalisti raccontando la sua esperienza a Firenze

di Giacomo Brunetti, @gia_brunetti

Il ritorno in Italia, in quella Firenze che con un tocco di nostalgia non lo ha mai dimenticato: per i tifosi, l’Imperatore avrà sempre un posto nel loro cuore. Nella mattinata di ieri è sbarcato a Bologna, arrivato direttamente dalla Turchia, per poi raggiungere il capoluogo toscano: Fatih Terim, dopo aver incontrato i tifosi questo pomeriggio al Viola Store, ha parlato ai media presenti presso un albergo del centro fiorentino, tra cui ViolaNews.com. L’italiano che ancora un po’ ricorda, la lingua nella quale ha provato a trasmettere anche l’emozione che domani proverà ricevendo l’applauso del “Franchi” in occasione dei festeggiamenti per i 90 anni viola. Entra nella sala, stringe la mano a tutti i presenti ed inizia a parlare: “Saranno due giorni indimenticabili”.

“Sono molto felice ed orgoglioso – ha raccontato Terim con il suo tono di voce solenne – mi hanno invitato dopo che sono passati sedici anni. Sono emozionato, ho passato dei bellissimi tempi qua. Sono stati dieci mesi intensi“. Con tanto di ringraziamenti al Presidente, ad Antognoni ed a Gino Salica, con i quali ha pranzato ieri dopo essere arrivato a Firenze in macchina da Bologna, dove ad accoglierlo all’arrivo del suo volo da Istanbul c’era Roggi. C’è subito spazio alle emozioni, contaminate dalla nostalgia: “È una cosa molto bella per un uomo essere ricordato”, ma non parlategli dei ricordi fiorentini, perché “non ne nomino uno, sarebbe sbagliato per gli altri”, ci traduce Shoko, l’interprete. Non solo il risultato contro il Milan, anche l’esordio contro la Reggina, quel 3-2 all’ultimo minuto sotto la pioggia, con Terim che corre sotto la curva. E poi ci fu quella Coppa Italia, vinta – da Mancini, subentrato al turco – dopo che l’Imperatore aveva raggiunto la semifinale: “Ho guardato la partita in televisione, ero molto contento e felice perché la Fiorentina aveva vinto, mi è dispiaciuto non essere lì, c’era anche uno striscione per me, è stata una bella consolazione ed una dimostrazione di fedeltà. Vuol dire essere amati e rispettati”.

Ma è Terim a chiarire: “Perché mi ricordate? Abbiamo giocato buon calcio, per questo mi ricordate, avevamo una squadra fortissima. L’importante era la sincronia”. Poi una risposta che allude alla Fiorentina di oggi, disunita probabilmente nelle parti che la compongono: “Tutte le componenti di una squadra dovrebbero stare insieme, se una di queste cose non va bene allora iniziano i problemi, diventa difficile. Questo vale per tutti i settori della vita. Anche nella vita normale, se uno è felice, lavora meglio e fa di più“.

È visibilmente emozionato Terim, quasi sorpreso da tanto affetto, probabilmente inaspettato: continua a parlare, alternando l’italiano al turco, mischiando le lingue ed aprendosi ai presenti, raccontando le sue sensazioni ed i suoi ricordi con sincerità, trattando tutti con estrema franchezza. Si affrontano vari temi, da Berlusconi ed i cinesi fino a Bernardeschi, con anche un’analisi su Francesco Totti: “Mi è sempre piaciuto tanto, dovrebbe giocare finchè riesce a giocare, non avremo un altro Totti”.

Sono passati sedici anni dalla sua avventura a Firenze, periodo in cui sono cambiate tante cose, dal Presidente alle strutture. “Cecchi Gori? Domani lo avrei salutato se avessi potuto vederlo”, ma tiene a far capire quanto siano diversi lo stadio ed il centro sportivo: “Quando ero alla Fiorentina, c’era un solo campo di allenamento, ora questo è molto grande. Poi ci sono la palestra, sono cambiati gli spogliatoi, mi piace molto. Sono passato anche dallo stadio, ho visto alcune modifiche. Ho sentito parlare del nuovo impianto, del nuovo centro sportivo”.

Lui ha allenato Enrico Chiesa, dando un consiglio al figlio: “I giovani giocatori devono avere pazienza e lavorare sempre, è un talento ma deve lavorare ogni giorno per migliorare sè stesso, deve minimamente superare il padre, direi che è un buon obiettivo”, spiega con una sottile risata.

Un sabato sera fiorentino, nel quale si è raccontato, prima di ricevere il tributo del “Franchi” in occasione dei festeggiamenti per i 90 anni della società viola contro il Cagliari. L’Imperatore, anche solo per due giorni, è tornato.

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