Boranga a VN: «Io, il “Ché” del calcio italiano, a ottobre torno tra i pali. Pioli ha avuto gli attributi»

Boranga a VN: «Io, il “Ché” del calcio italiano, a ottobre torno tra i pali. Pioli ha avuto gli attributi»

Lamberto Boranga, ex portiere della Fiorentina e tutt’ora medico cardiologo, si racconta ai nostri microfoni. E parla anche della tematica razzismo negli stadi, delle dimissioni di Stefano Pioli e del nuovo tecnico Montella.

di Filippo Angelo Porta, @FilippoPorta
lamberto-boranga

Lamberto Boranga è sempre andato controcorrente. Non gli sono mai piaciute le regole, o meglio le regole imposte dagli altri. È sempre stato lui a decidere in che direzione andare; a scrivere le regole del gioco, del suo gioco. Ed è soprattutto per questo motivo se ancora oggi si parla di lui. Perché il ruolo del semplice giocatore di calcio gli è sempre andato stretto. E nemmeno le due lauree (in biologia e in medicina) e le tre specializzazioni (in medicina interna, in cardiologia e in medicina dello sport) o il record del mondo nel salto in lungo categoria over 70 (sì, avete letto bene) bastano per qualificare il personaggio. Perché per capire Boranga, devi essere oltre. Devi prendere la sua carta di identità, leggere l’età (ne ha fatti 76 lo scorso 30 ottobre) e strapparla. Con lui, devi abituarti a pensare fuori dagli schemi, fuori dai luoghi comuni. Solo così si può capire chi è Lamberto Boranga: un uomo, un medico, uno sportivo, un mito assoluto.

Con chi sto parlando in questo momento: con l’uomo, con il medico o con lo sportivo Boranga?
“Io sono tutto questo, è impossibile separare queste personalità. Per comprendermi bene, bisogna pensare fuori dagli schemi. Le regole, il conformismo, non mi sono mai piaciuti. Infatti, il mio mito è sempre stato Ernesto Che Guevara. E sai perché?”

Perché?
“Perché lui è stato un uomo, un medico e un portiere. Proprio come me. È stato un ribelle, ma in senso positivo. Uno che non si è piegato alle regole degli altri”.

Sport e cultura possono stare nella stessa frase?
“Devono stare nella stessa frase. Lo sport è prima di tutto cultura: cultura del lavoro e cultura dell’avversario”.

Cosa intende con “cultura dell’avversario”?
“Intendo il rispetto per l’avversario. Questo non deve mai mancare. E, purtroppo, i giocatori di oggi non sono l’esempio migliore di questo discorso”.

A proposito di rispetto per l’avversario. Nelle ultime settimane sono scoppiate molte polemiche per i buu razzisti che, purtroppo, sentiamo troppo spesso negli stadi. Cosa pensa di ciò?
“Come ho detto prima, penso che tutto questo sia contrario ai valori dello sport. Bisogna sempre avere rispetto per l’avversario. Il razzismo va combattuto, e bisogna cominciare proprio dallo sport”.

E cosa manca al calcio di oggi per fare questo passo di civiltà?
“Manca il coraggio di prendere le distanze da certi individui. Certi personaggi non dovrebbero nemmeno entrare negli stadi. Ma ciò non vale solo per il razzismo; io vorrei civiltà e rispetto a 360. Lo stadio deve essere un posto per le famiglie e non per i delinquenti”.

Lei ha due lauree e tre specializzazioni. E tutto questo lo ha conseguito mentre ancora giocava a calcio. Si considera un unicum?
“Ai miei tempi non era poi così raro che uno sportivo riuscisse a trovare il tempo di studiare. Quindi, non mi definirei un unicum. Sicuramente oggi è più difficile fare questo”.

E perché? Noi abbiamo esempi di giocatori laureati: Chiellini ne è l’esempio.
“Sì, ma è l’eccezione che conferma la regola. Ormai, i giocatori non sono più interessati alla cultura. Vengono risucchiati da questo mondo: sono delle star più che degli atleti”.

Una battuta sulla stagione della Fiorentina. Come commenta le recenti dimissioni di Stefano Pioli?
“Pioli ha fatto bene a lasciare. Come si fa a dire che ha mancato di serietà? Semmai, è proprio il contrario. Stefano ha avuto gli attributi, rinunciando anche a tanti soldi. Ora spero per lui in una nuova avventura. Se la meriterebbe”.

Crede nel Montella-bis?

“Sì, Montella è un bravissimo tecnico. La società dovrà però supportarlo, con i giusti acquisti”.

In chiusura, lei lo scorso maggio è tornato ad indossare i guantoni alla veneranda età di 75 anni, con la maglia della Marottese in seconda categoria. La rivedremo ancora tra i pali?
“Mi piacerebbe, l’idea c’è. Magari verso ottobre/novembre. Richiamami a settembre e ti saprò dire di più”.

 

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