Beata gioventù

Beata gioventù

La Fiorentina riparte dai suoi giovani, da chi sta già vivendo il presente e chi sta costruendosi il futuro

di Giacomo Brunetti, @gia_brunetti

Le mani sul volto, quasi a coprire le lacrime che non escono, forse gelate dal clima veronese, ma rimangono dentro, mentre all’occhio dell’osservatore perviene solamente un’emozione indescrivibile, pura e genuina, figlia di un cammino del quale forse non si è ancora reso conto: Chiesa esulta così, anche perché “non sapevo cosa fare dopo il gol”. Sicuramente un pensiero a chi lo ha sostenuto sempre, prima di andare a prendersi l’abbraccio ideale del pubblico – e quello fisico prima di Vecino e poi dei compagni – poiché Federico sa che deve ancora crescere e l’appoggio di tutti sarà essenziale.

La gioventù viola – beata, aggiungiamo noi – cresciuta tra le Caldine e la torre di Maratona, ma non solo. Il luogo di nascita della nuova generazione fiorentina sposta il suo baricentro poco più a nord del Franchi, tra Genova e Carrara, sapendo oscillare a seconda delle necessità, fino ad allontanarsi repentinamente verso continenti che possono apparirci ignoti: perché da Montevarchi, dove ventuno anni fa è nato Lorenzo Venuti, terzino in prestito al Benevento che potrebbe tornare utile alla causa viola, l’attenzione può essere posta a Montevideo, così come a Thies, Kinshasa o Gorizia. Da Cristoforo, sempre più protagonista con Sousa e praticamente un giocatore viola, visto l’obbligo di riscatto che la Fiorentina eserciterà a fine stagione, fino a Babacar, Bangu e Petriccione, presente diverso ma futuro potenzialmente insieme, con i centrocampisti che stanno ben figurando nei loro prestiti alla Reggina ed alla Ternana.

Ma non dimentichiamoci di Ianis Hagi, legato dai natali ad Istanbul, poiché nato durante il periodo del padre al Galatasaray, ma romeno di sangue: anche per lui le porte della Prima Squadra non sono così lontane. Anche se, per aprirle, bisogna sudare molto. Ma c’è anche chi, in silenzio, sta provando a formarsi alla prima esperienza in Italia: Adam Chrzanowski, difensore centrale della Primavera e vera rivelazione della formazione di Guidi. Chiedere a chi segue i giovani viola per conferme. Da Varsavia per affermarsi.

Perché, un giro negli Stati Uniti con Perez?

Il mappamondo viola è vasto, non conosce confini e regala un insieme di culture, nazionalità e risorse sulle quale costruire la Fiorentina del futuro, sperando in qualche “corvinata” provieniente dall’est proprio nei reparti in cui le partenze, su tutte quelle di Gonzalo e Badelj, sono più una certezza che situazioni sulle quali lavorare. Emozioni come quelle vissute da Chiesa sono il sogno di ogni ragazzo ma, per viverle, oltre alle doti tecniche e fisiche servono quelle mentali, il lavoro e la convinzione di ciò che si vuol raggiungere: in scivolata, Federico si è preso quel brivido mentre cadendo il pallone baciava la rete, rendendosi inconsciamente conto di crescere, perché per diventare grande ancora manca tanto. Però la strada è quella giusta, da consigliare agli amici. Magari in coppia con Bernardeschi. E con Lezzerini, ad Avellino per imparare mentre Dragowski cerca di lenire le ferite del suo infortunio.

D’altronde in questo mercato lo abbiamo imparato, talvolta i soldi sembrano non contare: ma anche se fosse, esultare insieme a giocatori cresciuti nella tua squadra del cuore ha tutto un altro sapore.

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