Ancora Chiesa: “Io, traduttore di nascosto con i compagni stranieri. Ai giovani dico credeteci!”

Ancora Chiesa: “Io, traduttore di nascosto con i compagni stranieri. Ai giovani dico credeteci!”

Non solo Fiorentina, i sogni di Chiesa sono l’azzurro e quello di diventare… dottore

di Redazione VN

Federico Chiesa è il personaggio viola del momento e nella sua intervista a SportWeek non ha parlato solo di Fiorentina, ma ha anche raccontato la sua vita extra campo: “I miei genitori hanno scelto per me una scuola dove le lezioni erano in inglese. Il percorso tra i banchi è stato parallelo a quello del campo e mi sono iscritto all’università: quest’estate in ritiro preparo un’altra materia. Diventare “dottore” come Chiellini è un obiettivo. Anche l’inglese è utilissimo, lo uso con i compagni stranieri. Mister Pioli vuole che si parli solo italiano, ma qualche volta faccio di nascosto il traduttore”.

Abiti accanto ai genitori: moglie e figli non rientrano nei programmi?
“Per carità… Sono gioiosamente single. Non mi ci vedo proprio a fare il padre. Sto bene con la mia famiglia. Siamo una famiglia unita e felice, perché dovrei andarmene lontano?”.

Poi Chiesa parla della somiglianza con il padre Enrico: “A Firenze c’è ancora chi mi incontra per strada e mi chiama come mio padre. Normale, ha fatto grandi cose e aveva quella particolarità nel tirare in porta. Ho visto e rivisto i suoi video. Non riesco a replicare quel tiro, ma continuo a studiare”. E invita i giovani a crederci sempre: “Fino a 14-15 anni ho faticato parecchio a trovare spazio, ero piccolino e gracile. Il tempo ha sistemato le cose”.

La meglio gioventù azzurra cerca riscatto
“Con il ct Mancini c’è un clima positivo: se meriterò la convocazione, il mio impegno sarà massimo. Dobbiamo qualificarci per l’Europeo. Negli anni passati si è detto che i giovani talenti italiani non trovano spazio. Non è più così: io, Donnarumma, Romagnoli, Mancini, Barella, Pellegrini, Cristante, Berardi, Belotti, Zaniolo e tanti altri siamo titolari. La maglia azzurra è unica. Cantare l’inno prima di una gara mette i brividi. Ero bimbo nel 2006 quando vincemmo a Berlino, che emozione”.

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