PERSONAGGI VIOLA – Lazaroni raccontato dagli ex allievi: “Le sedute musicali, la sfuriata col Genoa e…”

PERSONAGGI VIOLA – Lazaroni raccontato dagli ex allievi: “Le sedute musicali, la sfuriata col Genoa e…”

Violanews vi propone la rubrica Personaggi Viola. Ogni settimana vi racconteremo sotto vari punti di vista un personaggio della storia viola. Oggi è la volta di Sebastiao Lazaroni, allenatore brasiliano di inizio anni ’90

di Iacopo Nathan

IL RACCONTO

Sebastião Lazaroni è sicuramente un personaggio unico, che ha lasciato un ricordo in tutti i tifosi viola. Allenatore della Fiorentina per una stagione, 1990-1991, e poco di più prima di essere sostituito da Radice, approda in viola dopo aver guidato la nazionale brasiliana al mondiale Italiano, avventura conclusa agli ottavi dopo il gol di Caniggia e l’eliminazione per mano dei cugini argentini. Si trova una Fiorentina senza Baggio, appena passato alla Juventus, e concluderà la stagione al dodicesimo posto. Il personaggio però viene ricordato anche per le parodie che la storica “Gialappa’s Band” faceva di lui e del suo divertente modo di parlare. Per farci raccontare più nel dettaglio abbiamo parlato con tre giocatori di quella Fiorentina, Pin, Malusci e sopratutto Di Chiara, che ha rivoluzionato il suo gioco con il mister brasiliano.

 

Celeste Pin

Lazaroni era il  classico allenatore sudamericano, sempre allegro, anche nel modo di lavorare. Mi ricordo il suo preparatore atletico, si chiamava Luiz Henrique, che anche lui aveva un sistema di lavoro tutto suo, ma sempre con il sorriso. La sua avventura alla Fiorentina non è stata facile, sicuramente all’inizio di un percorso tutto è concesso, poi però con l’arrivo delle sconfitte qualcosa si è incrinato, anche con i media e lo spogliatoio, dopo di che è  sicuramente cambiato l’atteggiamento. La situazione è stata strana, direi quasi double face. Molto particolare era il riscaldamento con la musica, che per noi europei era una cosa molto strana, mentre per i nostri compagni sudamericani era la norma. Lazaroni, come tutti i sudamericani , aveva la mentalità di segnare un gol in più dell’ avversario, non di subirne uno in meno.

 

Alberto Malusci

Il grande Sebastiao aveva una parlata molto simpatica. L’anno prima fece il Mondiale, mi ricordo che vidi la nazionale brasiliana quell’estate e poi me lo ritrovai ad allenarmi. Sicuramente come allenatore portò grandi innovazioni, per esempio fu lui a spostare Di Chiara a fare tutta la fascia sinistra. Stravolse l’andamento della Fiorentina, si rapportava molto bene con noi, era cordiale e molto per bene. Mi ricordo di una grossa discussione con lui. Giocavamo contro il Genoa, e all’epoca i difensori sono divisi tra libero e stopper, io mi trovavo meglio a fare il libero. Mi mise a marcare Skuhravý, che era una bestia nera per la Fiorentina, vincevamo 2-1 e a pochi minuti dalla fine lui fece gol. Io che lo marcavo ci rimasi male perché non riuscivo a contrastarlo. Avevo 18 anni, dopo la partita gli dissi in maniera molto alterata che non volevo fare più quel ruolo, lui se la prese e gli ultimi due mesi di stagione, mettendoci anche la pubalgia che mi perseguitava, non mi fece più giocare. Però lo ricordo comunque con grande affetto, era una grande persona, le cose di campo passano.

 

Alberto Di Chiara

Tra i vari allenatori che ho avuto in carriera, forse è stato il più importante. Mi ha cambiato ruolo e per me è stata fondamentale quella mossa. Grazie a lui sono diventato un terzino fluidificante e grazie a quella scelta sono andato in Nazionale e poi ho costruito tutta la mia carriera. Sotto quest’ aspetto lo devo ringraziare molto. Come allenatore era molto particolare, con la mentalità brasiliana, sempre molto allegro, aveva la caratteristica che portava tranquillità nel gruppo. Cercava sempre di stare attento alle peculiarità di tutti, e mi ricordo che cercava sempre ritiri con i campi da tennis, che era una sua grande passione. Giocava con il classico modulo brasiliano che era un 3-5-2, con il terzino di tutta fascia, che è stato poi anche il modulo del Parma di Scala. L’ho avuto un anno a Firenze, in un campionato che abbiamo concluso nella media, anche se ci siamo tolti qualche soddisfazione. C’erano ancora i numeri fissi, e per me il cambio radicale fu quando dall’11 mi diede il 3, che poi ho portato per altri sei o sette anni.  

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  1. Ganesh - 3 mesi fa

    La chiamava Affiorencina.

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  2. Cagliostro - 3 mesi fa

    esquadra che joga meju vince, esquadra che joga peju perde. si tuci i due esquadra joga meju, pareju.

    Rispondi Mi piace Non mi piace

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