Gilardino: ''Resto per vincere''
Rassegna stampa - 29/07/2010 7.52.02
La cura Mihajlovic risucchia tutte le energie, Alberto Gilardino cerca l’aria sulla terrazza del Grand Hotel Cristallo dove è alloggiata la Fiorentina. Intorno la corona delle cime di Cortina, spettacolo meraviglioso che incute quasi timore. Lui cerca il fiato e ci racconta gli ultimi mesi di questo strano 2010. A ogni parola cresce la sua voglia di sfidare tutto e tutti. La rabbia per quel finale di stagione, per i gol che non venivano più, per il Mondiale nero come la pece, per le tante voci che come topolini sono stati partoriti dalla montagna del mercato.
Lui, Gila-gol, ha dentro tanta rabbia da poter scalare quella montagna, alta quasi quanto quelle della corona che cinge Cortina. Gol e vittorie, il sogno è lo scudetto ma intanto è convinto di riportare la Fiorentina in Europa, primo passo perché poi vuol vincere qualcosa.
E personalmente non ha paura di nessuno, neppure per il posto in Nazionale. Racconta tutto con quella sua voce flautata, con gli occhi che raccontano stanchezza e voglia di andare a riposare. Poi, però, mena colpi a destra e sinistra. E’ lui il bomber e non ha alcuna intenzione di abdicare.
Gilardino, allora va o resta? Sembrava destinato alla Juve insieme a Prandelli, poi si è fatto sotto (deciso) Deschamps, si è parlato anche del Manchester City...
Lui, Gila-gol, ha dentro tanta rabbia da poter scalare quella montagna, alta quasi quanto quelle della corona che cinge Cortina. Gol e vittorie, il sogno è lo scudetto ma intanto è convinto di riportare la Fiorentina in Europa, primo passo perché poi vuol vincere qualcosa.
E personalmente non ha paura di nessuno, neppure per il posto in Nazionale. Racconta tutto con quella sua voce flautata, con gli occhi che raccontano stanchezza e voglia di andare a riposare. Poi, però, mena colpi a destra e sinistra. E’ lui il bomber e non ha alcuna intenzione di abdicare.
Gilardino, allora va o resta? Sembrava destinato alla Juve insieme a Prandelli, poi si è fatto sotto (deciso) Deschamps, si è parlato anche del Manchester City...
«Le voci di mercato sono state solo parole, chiacchiere. E poi, se una società vuole davvero un giocatore, si muove in silenzio e va a prenderlo. Invece questo non è successo, né con la Juve, né con il Napoli, né non con il Manchester. E comunque io a Firenze sto bene, ho ancora tre anni di contratto ».
Però Deschamps...
«E’ l’unico che si è esposto sul serio, forse perché mi conosce. Ha allenato in Italia e quest’anno ha vinto un campionato in Francia, giocherà in Champions e gli servirebbe quindi un attaccante. Però io ripeto che a Firenze sto alla grande e qui c’è un gruppo motivato».
Sua moglie Alice ha detto che Firenze è la città ideale per crescere i figli, però lei ha 28 anni e ancora (a parte il Mondiale e la Champions che non è certo poco) non ha vinto in Italia.
«Il campionato, ecco quello che mi manca. Però nella vita devi fare anche delle scelte e io, due anni fa, ho scelto di venire a Firenze per essere un punto importante per la squadra, non uno dei tanti. Poi è vero che questa città è l’ideale per far crescere i propri figli. Fermo restando che mia moglie conta per l’aspetto familiare, ma le scelte professionali spettano a me».
Quindi resta a Firenze, è deciso. Ma con quale obiettivo?
«Sì, io resto per vincere qualcosa in maglia viola».
Chiarito l’aspetto principale del suo futuro, facciamo un passo indietro, tornia mo al Mondiale, cosa avete sbagliato?
«Sono andate male più cose e ci è dispiaciuto tantissimo. Volevamo almeno passare il turno, il girone era abbordabile e noi avevamo una buona squadra. Purtroppo non è andata».
Qual è stata la critica che più vi ha ferito?
«Come sempre ci sono state critiche giuste e altre un po’ eccessive, di cattivo gusto come la vignetta con le undici bare...».
Anche lei è stato molto criticato, cosa può dire?
«Posso solo dire che sono arrivato al Mondiale dopo cinquanta partite con la Fiorentina, non ero certo al cento per cento, anche se mi sentivo bene e avevo una gran voglia. E poi io sono un giocatore che ha bisogno del sostegno del gruppo, della squadra».
Parliamo di gol, di colpo lei che ha sem pre segnato pure quando non era al cento per cento si è trovato a luce spenta: perché?
«Quando sono arrivato a Firenze, venivo da un anno nel Milan in cui avevo giocato poco, con la Fiorentina sono state due stagioni intense, fra campionato, preliminari Champions, le Coppe. In mezzo poi la Confederations Cup. Forse ero un po’ saturo».
Come è riuscito a smaltire le scorie?
«Andando in vacanza all’estero senza leggere e vedere nulla».
Quali sono le differenze fra Lippi e Prandelli?
«Io a Lippi sarò sempre grato per quel che mi ha dato, due occasioni per due Mondiali. E’ stato importante per la mia crescita».
E Prandelli? Siete legatissimi ma l’anno scorso dopo che lei aveva sottratto un calcio di rigore a Jovetic vi siete presi a brutte parole. Si è rotto qualcosa?
«Macché. Non ci sono strascichi fra noi, in quell’occasione mi lasciai andare a uno sfogo ma non era per lui».
Prandelli secondo lei cosa vorrà cambiare?
«Non so se vorrà tirare una riga, ma credo che i giocatori importanti resteranno sempre in azzurro, anche perché ci sono quelli che hanno fatto la storia della Nazionale».
Però Deschamps...
«E’ l’unico che si è esposto sul serio, forse perché mi conosce. Ha allenato in Italia e quest’anno ha vinto un campionato in Francia, giocherà in Champions e gli servirebbe quindi un attaccante. Però io ripeto che a Firenze sto alla grande e qui c’è un gruppo motivato».
Sua moglie Alice ha detto che Firenze è la città ideale per crescere i figli, però lei ha 28 anni e ancora (a parte il Mondiale e la Champions che non è certo poco) non ha vinto in Italia.
«Il campionato, ecco quello che mi manca. Però nella vita devi fare anche delle scelte e io, due anni fa, ho scelto di venire a Firenze per essere un punto importante per la squadra, non uno dei tanti. Poi è vero che questa città è l’ideale per far crescere i propri figli. Fermo restando che mia moglie conta per l’aspetto familiare, ma le scelte professionali spettano a me».
Quindi resta a Firenze, è deciso. Ma con quale obiettivo?
«Sì, io resto per vincere qualcosa in maglia viola».
Chiarito l’aspetto principale del suo futuro, facciamo un passo indietro, tornia mo al Mondiale, cosa avete sbagliato?
«Sono andate male più cose e ci è dispiaciuto tantissimo. Volevamo almeno passare il turno, il girone era abbordabile e noi avevamo una buona squadra. Purtroppo non è andata».
Qual è stata la critica che più vi ha ferito?
«Come sempre ci sono state critiche giuste e altre un po’ eccessive, di cattivo gusto come la vignetta con le undici bare...».
Anche lei è stato molto criticato, cosa può dire?
«Posso solo dire che sono arrivato al Mondiale dopo cinquanta partite con la Fiorentina, non ero certo al cento per cento, anche se mi sentivo bene e avevo una gran voglia. E poi io sono un giocatore che ha bisogno del sostegno del gruppo, della squadra».
Parliamo di gol, di colpo lei che ha sem pre segnato pure quando non era al cento per cento si è trovato a luce spenta: perché?
«Quando sono arrivato a Firenze, venivo da un anno nel Milan in cui avevo giocato poco, con la Fiorentina sono state due stagioni intense, fra campionato, preliminari Champions, le Coppe. In mezzo poi la Confederations Cup. Forse ero un po’ saturo».
Come è riuscito a smaltire le scorie?
«Andando in vacanza all’estero senza leggere e vedere nulla».
Quali sono le differenze fra Lippi e Prandelli?
«Io a Lippi sarò sempre grato per quel che mi ha dato, due occasioni per due Mondiali. E’ stato importante per la mia crescita».
E Prandelli? Siete legatissimi ma l’anno scorso dopo che lei aveva sottratto un calcio di rigore a Jovetic vi siete presi a brutte parole. Si è rotto qualcosa?
«Macché. Non ci sono strascichi fra noi, in quell’occasione mi lasciai andare a uno sfogo ma non era per lui».
Prandelli secondo lei cosa vorrà cambiare?
«Non so se vorrà tirare una riga, ma credo che i giocatori importanti resteranno sempre in azzurro, anche perché ci sono quelli che hanno fatto la storia della Nazionale».
Alessandro Rialti - Corriere dello Sport-Stadio