Petrucci ai calciatori: ''Basta con le bestemmie''
Rassegna stampa - 03/02/2010 10.11.20
Mourinho giura che in campo non succede. Kakà dice di sì, e che se lo ricorda bene. «A Milano rimproveravo i compagni: non è colpa di Dio se sbagli un gol». Perciò adesso Legrottaglie abbassa lo sguardo e lancia un appello ai colleghi: «Dovremmo dare il buon esempio». Altrimenti saranno guai. Perché c´è il Coni che sorveglia, pronto alla guerra contro il grande male del nostro calcio. Le bestemmie. «Non si può rovinare così lo spettacolo». A ciascuno il suo peccato. L´Inghilterra insegue gli atti impuri di Terry e il suo perpetuo desiderare la donna d´altri, l´Italia è preoccupata che non si nomini il nome di dio invano. «Al presidente federale Abete ho chiesto un intervento urgente per bloccare le bestemmie in campo. Non è più accettabile vedere i calciatori comportarsi in questo modo», alza la voce Gianni Petrucci, presidente del comitato olimpico. La domenica si tormenta davanti alla tv di casa sua, nel leggere santi e divinità che passano sulle labbra di chi viene sostituito o ammonito. Basta. Linea dura. E così sia.
Così sarà, almeno all´inizio. Come del resto fu nel 2001, anno di un´analoga campagna di Petrucci, commissario in Figc. Il regolamento cambiò: per ogni bestemmia un cartellino. Rosso. Come il fuoco dell´inferno. La prima squalifica per «espressioni blasfeme» la prese Baldini, allenatore dell´Empoli. Lo sentì il quarto uomo, contò le bestemmie (67 pare) e scrisse tutto nel rapporto. Baldini si scusò, non bastò, e neppure valse come attenuante l´origine toscana. Sarà pure un intercalare, come capita pure ai veneti, ma prese una giornata. Dopo toccò a Vavassori e a Novellino, che almeno la prese con spirito: «Chi si accorge se Terim bestemmia in turco?». Alla Juve bestemmiò un tifoso durante un servizio del Tg1 sulla festa scudetto. Quest´anno non c´è pericolo.
Il calcio reinventò così un reato che già nel 1985 alcuni pretori avevano depenalizzato. Erano già lontani i giorni in cui il telecronista Paolo Rosi (´67) aveva rischiato il posto per una bestemmia in diretta: del caffè bollente gli era stato rovesciato addosso. O quelli in cui Lucio Dalla (‘71) aveva dovuto cambiare il testo di 4 marzo ´43 a Sanremo: «Gioco a carte e bevo vino», anziché «bestemmio». Un prete scrisse a un giornale facendo notare che pure lui giocava a carte e beveva vino, e non gli sembrava ci fosse niente di male. Capita che il sacerdote assolva. Il giudice sportivo punisce. La bestemmia è arrivata anche in azzurro. Agli Europei 2004 divenne celebre quella rivolta al cielo da Christian Vieri, mandata e rimandata in replay. Ne scappò una pure a Buffon, in allenamento, dove il cattolicissimo Trap lo riprese: «Se non pari un rigore a Materazzi, cosa c´entra la Madonna?». Quando la panchina passò a Lippi, altro toscano, il ct confessò che «sotto stress può capitare».
Nella laica Bologna, lady Menarini ha imposto regole antibestemmia ai suoi, ma tre anni fa la Fortitudo basket licenziò coach Frates per «offese alla divinità». Sempre poca roba rispetto alle serpi con cui Dante fa strozzare il bestemmiatore Vanni Fucci. Bestemmiavano il Sandokan di Salgari e i nobili della Serao. Bestemmiò pure Claudio Correnti, mediano e capitano del Como che nel ´75 vinceva 2-1 contro la Juve all´89´. L´arbitro Menegali lo sentì e gli fischiò una punizione contro. Tiro di Causio, deviazione di Fontolan, 2-2, e giù altre bestemmie. Ma fu un caso isolato. Un tempo per i calciatori era più facile. Avere un Ramon Diaz o un Hristo Stoichkov in campo t´aiutava a camuffare, e se ti scappava un "porco zio" potevi sempre dire che ce l´avevi con Bergomi.
Così sarà, almeno all´inizio. Come del resto fu nel 2001, anno di un´analoga campagna di Petrucci, commissario in Figc. Il regolamento cambiò: per ogni bestemmia un cartellino. Rosso. Come il fuoco dell´inferno. La prima squalifica per «espressioni blasfeme» la prese Baldini, allenatore dell´Empoli. Lo sentì il quarto uomo, contò le bestemmie (67 pare) e scrisse tutto nel rapporto. Baldini si scusò, non bastò, e neppure valse come attenuante l´origine toscana. Sarà pure un intercalare, come capita pure ai veneti, ma prese una giornata. Dopo toccò a Vavassori e a Novellino, che almeno la prese con spirito: «Chi si accorge se Terim bestemmia in turco?». Alla Juve bestemmiò un tifoso durante un servizio del Tg1 sulla festa scudetto. Quest´anno non c´è pericolo.
Il calcio reinventò così un reato che già nel 1985 alcuni pretori avevano depenalizzato. Erano già lontani i giorni in cui il telecronista Paolo Rosi (´67) aveva rischiato il posto per una bestemmia in diretta: del caffè bollente gli era stato rovesciato addosso. O quelli in cui Lucio Dalla (‘71) aveva dovuto cambiare il testo di 4 marzo ´43 a Sanremo: «Gioco a carte e bevo vino», anziché «bestemmio». Un prete scrisse a un giornale facendo notare che pure lui giocava a carte e beveva vino, e non gli sembrava ci fosse niente di male. Capita che il sacerdote assolva. Il giudice sportivo punisce. La bestemmia è arrivata anche in azzurro. Agli Europei 2004 divenne celebre quella rivolta al cielo da Christian Vieri, mandata e rimandata in replay. Ne scappò una pure a Buffon, in allenamento, dove il cattolicissimo Trap lo riprese: «Se non pari un rigore a Materazzi, cosa c´entra la Madonna?». Quando la panchina passò a Lippi, altro toscano, il ct confessò che «sotto stress può capitare».
Nella laica Bologna, lady Menarini ha imposto regole antibestemmia ai suoi, ma tre anni fa la Fortitudo basket licenziò coach Frates per «offese alla divinità». Sempre poca roba rispetto alle serpi con cui Dante fa strozzare il bestemmiatore Vanni Fucci. Bestemmiavano il Sandokan di Salgari e i nobili della Serao. Bestemmiò pure Claudio Correnti, mediano e capitano del Como che nel ´75 vinceva 2-1 contro la Juve all´89´. L´arbitro Menegali lo sentì e gli fischiò una punizione contro. Tiro di Causio, deviazione di Fontolan, 2-2, e giù altre bestemmie. Ma fu un caso isolato. Un tempo per i calciatori era più facile. Avere un Ramon Diaz o un Hristo Stoichkov in campo t´aiutava a camuffare, e se ti scappava un "porco zio" potevi sempre dire che ce l´avevi con Bergomi.
La Repubblica
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