Calcio-scommesse, inchiesta da paura: sospetti su 10 gare
Rassegna stampa - 27/11/2009 10.28.42
La prima fase dell´inchiesta di Potenza sul calcio scommesse si è chiusa lunedì scorso con l´arresto del presidente del Potenza Giuseppe Postiglione e di altre otto persone. L´accusa è quella di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva e ad altri reati. L´indagine era nata come una costola di un procedimento dell´antimafia locale, ben più corposo, chiamato "Arma letale" che aveva come principale imputato il boss di Boscoreale, Raffaele Aquino. Indagando sugli affiliati alla cosca, gli investigatori sono arrivati a individuare un giro di scommesse clandestine sul calcio che aveva come capo, appunto, Postiglione. Alla fine, in questa prima fase di inchiesta, dieci sono le partite fortemente indiziate di essere state oggetto di compravendita. Tra queste Potenza-Salernitana del 20 aprile 2008 che secondo gli inquirenti è stata «venduta» da Postiglione a favore della Salernitana, che vinse 0-1, per la somma di 150.000 euro. Un incontro già al tempo molto chiacchierato anche perché il Potenza non schierò alcuni dei suoi giocatori migliori ed il sospetto di una combine fece muovere anche la procura della Federcalcio.
marco mensurati
roma
Signore e signori bentornati a Calciopoli, ovvero in quel posto grande come tutta l´Italia in cui il pallone non è uno sport ma un gigantesco affare sporco. Che il calcio italiano non si fosse affatto ripulito, dopo lo scandalo del 2006, lo sospettavano in parecchi. Ora però ci sono le prove, nero si bianco. A trovarle è stata la procura di Potenza che, tirando i fili di una inchiesta antimafia (al centro della quale c´è il boss locale Raffaele Aquino), ha messo le mani su un giro di scommesse clandestine sul calcio. Partendo dalle categorie minori, i magistrati sono arrivati fino alla Serie A, e da Potenza, città dove materialmente erano accettate le scommesse, sono arrivati fino nel cuore di Roma, luogo dove - secondo l´accusa - erano e sarebbero tuttora decisi i risultati delle partite.
[LA FASE 2]
In procura l´hanno chiamata la "Fase 2" dell´inchiesta. «Calciopoli - scrivono ancora i magistrati - lo aveva già dimostrato, ma anche nel nostro caso si è visto come nel mondo del calcio esistano dei personaggi equivoci ed influenti capaci di orientare i risultati e gli obbiettivi dei team di calcio con logiche decisamente lontane da quelle sportive». La teoria della procura e dei carabinieri del nucleo operativo di Potenza è che esista un mister X (ma potrebbe essere anche un gruppo di persone) in grado truccare gare e all´occorrenza campionati; che ci sia qualcuno che decida a tavolino i risultati delle partite e poi li comunichi a chi dovere perché possa scommettere e vincere.
[capa di bomba]
A questo qualcuno i militari agli ordini del capitano Antonio Milone, sono arrivati molto vicino seguendo le evoluzioni di un pesce piccolo. Tale Luca "Capa di bomba" Evangelisti, dirigente del Martina Franca. L´idea della procura è che l´organizzazione sgominata lunedì scorso a Potenza non fosse altro che un "satellite periferico" di un sistema molto più vasto. Di questo satellite, Luca Evangelisti era, insieme al presidente del Potenza Giuseppe Postiglione, un uomo chiave: gestiva i rapporti con il "secondo livello".
Seguendo Capa di Bomba gli inquirenti si sono accorti che questo piccolo dirigente si muoveva in realtà come un big. E riusciva a commissionare a terze persone «scommesse di consistenti somme di denaro su risultati di incontri già preventivamente conosciuti in virtù dei particolari e assai dubbi rapporti che egli aveva instaurato con soggetti "influenti" nel mondo calcistico».
[Livorno-Atalanta]
L´identità di questi «soggetti influenti nel mondo calcistico» è però tuttora un mistero. Nelle testimonianze raccolte dalla procura (in particolare di Antonio Lopiano e Antonio De Angelis, due collaboratori di Postiglione) sono poco più che ombre. Ombre che però sapevano tutto quello che succedeva nel calcio italiano. Anche in quello di Serie A. E probabilmente nessuno si sarebbe accorto di nulla se il 4 maggio del 2008 qualcosa, nel match salvezza tra Atalanta e Livorno, non fosse andato storto: doveva vincere il Livorno, vinse l´Atalanta. Alla fine in campo scoppiò una rissa incomprensibile: al tempo, si parlò di una possibile combine di tipo sportivo. Invece secondo il racconto dei testimoni quella gara era truccata dal calcioscommesse.
Lo Piano e De Angelis la raccontano così ai pm: «Nel giro di Postiglione si giocava, si giocava tanto! Investiva tanto, 5, 10, 15mila euro! (...) Una volta sola è andata male... (Evangelisti) Ci ha fatto giocare sulla partita Atalanta-Livorno, 5mila euro sul Livorno vincente a casa dell´Atalanta (...) Se ricordo bene su quella partita ci sono state delle indagini sopra, hanno squalificato anche tutti i giocatori, proprio per questa partita che stiamo parlando, perché qualcosa realmente c´era».
[la "manina" romana]
«Qualcosa realmente c´era», dicono i testimoni. Già, ma cosa? I Carabinieri - che hanno acquisito le carte dell´indagine interna della Federcalcio - sono convinti che la risposta sia da cercare a Roma (dove rischia di approdare nelle prossime ore un apposito stralcio dell´indagine penale). È qui il cervello della banda. «A un certo punto - racconta De Angelis - Postiglione comincia a chiedermi di accompagnarlo a Roma (...) Si partiva in continuazione (...) incontri che lui faceva con dirigenti calcistici, io non assistevo in prima persona ai loro discorsi, rimanevo in macchina e... però capivo! (...) Dovevamo fare le scommesse (...) A un certo punto questo (ndr, Postiglione) è uscito pazzo da un momento all´altro (...) Si giocava 3.000, 4.000, 5.000 euro su una, due, tre partite di cui lui era a conoscenza del risultato perché giorni prima si facevano questi viaggi a Roma (...) Farò un esempio (...) a Natale sono stato praticamente 6 ore in via del Corso a Roma ad aspettarlo, lui era in quell´albergo di via del Corso di cui non mi viene il nome, comunque 6 ore ad aspettare, si è incontrato, esce fuori (...) Poi quando usciva fuori veniva con ste notizie qua, allora dobbiamo giocare questo, quest´altro». È così che vincevano anche 70mila euro al mese.
marco mensurati
roma
Signore e signori bentornati a Calciopoli, ovvero in quel posto grande come tutta l´Italia in cui il pallone non è uno sport ma un gigantesco affare sporco. Che il calcio italiano non si fosse affatto ripulito, dopo lo scandalo del 2006, lo sospettavano in parecchi. Ora però ci sono le prove, nero si bianco. A trovarle è stata la procura di Potenza che, tirando i fili di una inchiesta antimafia (al centro della quale c´è il boss locale Raffaele Aquino), ha messo le mani su un giro di scommesse clandestine sul calcio. Partendo dalle categorie minori, i magistrati sono arrivati fino alla Serie A, e da Potenza, città dove materialmente erano accettate le scommesse, sono arrivati fino nel cuore di Roma, luogo dove - secondo l´accusa - erano e sarebbero tuttora decisi i risultati delle partite.
[LA FASE 2]
In procura l´hanno chiamata la "Fase 2" dell´inchiesta. «Calciopoli - scrivono ancora i magistrati - lo aveva già dimostrato, ma anche nel nostro caso si è visto come nel mondo del calcio esistano dei personaggi equivoci ed influenti capaci di orientare i risultati e gli obbiettivi dei team di calcio con logiche decisamente lontane da quelle sportive». La teoria della procura e dei carabinieri del nucleo operativo di Potenza è che esista un mister X (ma potrebbe essere anche un gruppo di persone) in grado truccare gare e all´occorrenza campionati; che ci sia qualcuno che decida a tavolino i risultati delle partite e poi li comunichi a chi dovere perché possa scommettere e vincere.
[capa di bomba]
A questo qualcuno i militari agli ordini del capitano Antonio Milone, sono arrivati molto vicino seguendo le evoluzioni di un pesce piccolo. Tale Luca "Capa di bomba" Evangelisti, dirigente del Martina Franca. L´idea della procura è che l´organizzazione sgominata lunedì scorso a Potenza non fosse altro che un "satellite periferico" di un sistema molto più vasto. Di questo satellite, Luca Evangelisti era, insieme al presidente del Potenza Giuseppe Postiglione, un uomo chiave: gestiva i rapporti con il "secondo livello".
Seguendo Capa di Bomba gli inquirenti si sono accorti che questo piccolo dirigente si muoveva in realtà come un big. E riusciva a commissionare a terze persone «scommesse di consistenti somme di denaro su risultati di incontri già preventivamente conosciuti in virtù dei particolari e assai dubbi rapporti che egli aveva instaurato con soggetti "influenti" nel mondo calcistico».
[Livorno-Atalanta]
L´identità di questi «soggetti influenti nel mondo calcistico» è però tuttora un mistero. Nelle testimonianze raccolte dalla procura (in particolare di Antonio Lopiano e Antonio De Angelis, due collaboratori di Postiglione) sono poco più che ombre. Ombre che però sapevano tutto quello che succedeva nel calcio italiano. Anche in quello di Serie A. E probabilmente nessuno si sarebbe accorto di nulla se il 4 maggio del 2008 qualcosa, nel match salvezza tra Atalanta e Livorno, non fosse andato storto: doveva vincere il Livorno, vinse l´Atalanta. Alla fine in campo scoppiò una rissa incomprensibile: al tempo, si parlò di una possibile combine di tipo sportivo. Invece secondo il racconto dei testimoni quella gara era truccata dal calcioscommesse.
Lo Piano e De Angelis la raccontano così ai pm: «Nel giro di Postiglione si giocava, si giocava tanto! Investiva tanto, 5, 10, 15mila euro! (...) Una volta sola è andata male... (Evangelisti) Ci ha fatto giocare sulla partita Atalanta-Livorno, 5mila euro sul Livorno vincente a casa dell´Atalanta (...) Se ricordo bene su quella partita ci sono state delle indagini sopra, hanno squalificato anche tutti i giocatori, proprio per questa partita che stiamo parlando, perché qualcosa realmente c´era».
[la "manina" romana]
«Qualcosa realmente c´era», dicono i testimoni. Già, ma cosa? I Carabinieri - che hanno acquisito le carte dell´indagine interna della Federcalcio - sono convinti che la risposta sia da cercare a Roma (dove rischia di approdare nelle prossime ore un apposito stralcio dell´indagine penale). È qui il cervello della banda. «A un certo punto - racconta De Angelis - Postiglione comincia a chiedermi di accompagnarlo a Roma (...) Si partiva in continuazione (...) incontri che lui faceva con dirigenti calcistici, io non assistevo in prima persona ai loro discorsi, rimanevo in macchina e... però capivo! (...) Dovevamo fare le scommesse (...) A un certo punto questo (ndr, Postiglione) è uscito pazzo da un momento all´altro (...) Si giocava 3.000, 4.000, 5.000 euro su una, due, tre partite di cui lui era a conoscenza del risultato perché giorni prima si facevano questi viaggi a Roma (...) Farò un esempio (...) a Natale sono stato praticamente 6 ore in via del Corso a Roma ad aspettarlo, lui era in quell´albergo di via del Corso di cui non mi viene il nome, comunque 6 ore ad aspettare, si è incontrato, esce fuori (...) Poi quando usciva fuori veniva con ste notizie qua, allora dobbiamo giocare questo, quest´altro». È così che vincevano anche 70mila euro al mese.
La Repubblica
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