Una Fiorentina sospesa, aspettando Lisbona
Rassegna stampa - 15/08/2009 9.25.25
Proviamo a riassumere il singolare caso della Fiorentina. Avrebbe 17 milioni da spendere, ma non può farlo perché ha sfondato il tetto ingaggi di oltre 4 milioni. Dunque ha un cassetto pieno di soldi e un altro vuoto. Da una parte piange miseria e dall’altra piange ricchezza. Curiosa situazione che un’anima candida e incompetente risolverebbe prendendo un po’ di soldi dal cassetto pieno e mettendoli in quello vuoto, ma pare che questo sia impossibile. Peccato, sembrava così elementare.
Passiamo ad altro. Prendiamo la difesa. Da anni si sostiene che debba essere rinforzata. Quest’estate lo stesso Corvino, nell’assegnare i voti alla squadra, ha dato a quel reparto la valutazione più bassa, un 6- molto politico. Eppure la difesa continua a rimanere inalterata, continua ad essere quasi intoccabile nei suoi pochi pregi e nei suoi molti difetti. Possibile che in tante campagne acquisti non si sia trovato un elemento in grado di rinforzarla?
Il giocatore-simbolo, suo malgrado, di questa situazione è Dainelli, il capitano più sfiduciato, nel senso di meno accreditato in quanto a fiducia, dell’intera serie A. Tutti gli anni Dainelli viene considerato sicuro partente, qualche volta è stato addirittura considerato come già partito (è il caso di questa campagna acquisti) e tutti gli anni viene confermato, non perché gli vengano riconosciute buone qualità, ma semplicemente perché «non si trova di meglio». Dainelli assorbe la sfiducia, ne è circondato, la respira ogni volta che tocca il pallone, eppure va avanti. Lo si potrebbe definire il più indispensabile fra gli indesiderabili, comunque sia, meriterebbe la solidarietà del pubblico.
E il gioco? Prandelli, in un’intervista a Repubblica , ha dichiarato di puntare a un gioco che entusiasmi la gente, ma sarà possibile arrivare a tanto se la squadra sarà in pratica la stessa della scorsa stagione con Melo in meno e se l’unico elemento in grado (forse) di portare qualcosa di nuovo e di imprevedibile, ovvero sia Jovetic, sembra non avere un posto da titolare, almeno per ora?
E i tifosi? Ecco un’altra situazione di apparente controsenso. La maggioranza dei tifosi è delusa dalla campagna acquisti, e questo è comprensibile sia per il livello in qualche caso sconcertante della stessa campagna acquisti, sia per l’insopprimibile desiderio - quasi una necessità di qualche novità che «faccia sognare » o quanto meno dia un po’ di entusiasmo estivo, un po’ di fiato alle speranze e anche un po’ di riconoscimento a chi paga l’abbonamento. Ma la squadra non è forse la stessa che ha centrato il quarto posto e che nell’ultima giornata di campionato avrebbe potuto anche arrivare terza e qualificarsi direttamente per la Champions? Non sono, queste, garanzie sufficienti? Perché tanta delusione?
Forse perché, al di là delle ragioni del cuore e di tutto il resto, la gente sa come sono andate le cose. Ha visto come ha giocato la Fiorentina nello scorso campionato, ha visto come ha risolto anche fortunosamente molte partite, ha visto quante volte il suo calcio è stato modesto e quante volte è stato brillante, ha preso nota dei pregi e dei difetti, ha tirato le somme ed ha avvertito la necessità di un cambiamento, di un miglioramento, di un qualcosa che renda differente - e più forte - la sua squadra. In effetti la prospettiva di rivedere la stessa Fiorentina- anche se dotata di buon temperamento e di consistente fondo atletico- non è molto attraente. La difesa incontrerebbe le stesse difficoltà di sempre di fronte ai giocatori brevilinei e scattanti, la squadra non avrebbe cambi di ritmo né vocazione alla profondità. Per «entusiasmare» dovrebbe schierare una formazione ad alta dose di irrazionalità, una formazione così poco ragionevole da diventare sorprendente, visto e considerato che nella scorsa stagione ciò che ha reso monotona la Fiorentina, in molte partite, è stata la conoscenza dei suoi movimenti e dei suoi schemi da parte degli avversari. La strada del gioco meno prevedibile potrebbe passare dalla contemporanea presenza di Mutu (sperando che si tratti del miglior Mutu) di Gilardino e di Jovetic (i dubbi su di lui restano, ma bisogna pur decidersi a scoprire quanto vale), ma questo comporterebbe l’esclusione di un esterno e certamente non alleggerirebbe il compito di una difesa già sottoposta ai suoi storici problemi.
Non sarà semplice giocare meglio dell’anno scorso, non sarà bello giocare come l’anno scorso. Tutto questo mentre martedì è in programma a Lisbona la gara d’andata contro lo Sporting, un preliminare di Champions dal quale dipenderà il futuro immediato della Fiorentina e che la Fiorentina società sembra vivere tra l’ottimismo e il fatalismo, come se le suo priorità fossero altre. E, infatti, il «vero futuro» è legato alla Cittadella, più che al preliminare. I Della Valle attueranno una tattica di contenimento fino a quando non conosceranno le intenzioni del Comune. In questa ottica tutto diventa più chiaro e comprensibile. I soldi che sono in un cassetto, ma non possono passare nell’altro. La campagna acquisti al risparmio. Corvino che si destreggia puntando sui giovani ma comprando i vecchi. E, infine, quest’aria di sospensione generale. Sospesi gli acquisti, sospeso l’entusiasmo, sospesi i sogni. Tutto in attesa di sapere se Matteo Renzi, oltre che il sindaco della città sarà anche il sindaco della cittadella.
Passiamo ad altro. Prendiamo la difesa. Da anni si sostiene che debba essere rinforzata. Quest’estate lo stesso Corvino, nell’assegnare i voti alla squadra, ha dato a quel reparto la valutazione più bassa, un 6- molto politico. Eppure la difesa continua a rimanere inalterata, continua ad essere quasi intoccabile nei suoi pochi pregi e nei suoi molti difetti. Possibile che in tante campagne acquisti non si sia trovato un elemento in grado di rinforzarla?
Il giocatore-simbolo, suo malgrado, di questa situazione è Dainelli, il capitano più sfiduciato, nel senso di meno accreditato in quanto a fiducia, dell’intera serie A. Tutti gli anni Dainelli viene considerato sicuro partente, qualche volta è stato addirittura considerato come già partito (è il caso di questa campagna acquisti) e tutti gli anni viene confermato, non perché gli vengano riconosciute buone qualità, ma semplicemente perché «non si trova di meglio». Dainelli assorbe la sfiducia, ne è circondato, la respira ogni volta che tocca il pallone, eppure va avanti. Lo si potrebbe definire il più indispensabile fra gli indesiderabili, comunque sia, meriterebbe la solidarietà del pubblico.
E il gioco? Prandelli, in un’intervista a Repubblica , ha dichiarato di puntare a un gioco che entusiasmi la gente, ma sarà possibile arrivare a tanto se la squadra sarà in pratica la stessa della scorsa stagione con Melo in meno e se l’unico elemento in grado (forse) di portare qualcosa di nuovo e di imprevedibile, ovvero sia Jovetic, sembra non avere un posto da titolare, almeno per ora?
E i tifosi? Ecco un’altra situazione di apparente controsenso. La maggioranza dei tifosi è delusa dalla campagna acquisti, e questo è comprensibile sia per il livello in qualche caso sconcertante della stessa campagna acquisti, sia per l’insopprimibile desiderio - quasi una necessità di qualche novità che «faccia sognare » o quanto meno dia un po’ di entusiasmo estivo, un po’ di fiato alle speranze e anche un po’ di riconoscimento a chi paga l’abbonamento. Ma la squadra non è forse la stessa che ha centrato il quarto posto e che nell’ultima giornata di campionato avrebbe potuto anche arrivare terza e qualificarsi direttamente per la Champions? Non sono, queste, garanzie sufficienti? Perché tanta delusione?
Forse perché, al di là delle ragioni del cuore e di tutto il resto, la gente sa come sono andate le cose. Ha visto come ha giocato la Fiorentina nello scorso campionato, ha visto come ha risolto anche fortunosamente molte partite, ha visto quante volte il suo calcio è stato modesto e quante volte è stato brillante, ha preso nota dei pregi e dei difetti, ha tirato le somme ed ha avvertito la necessità di un cambiamento, di un miglioramento, di un qualcosa che renda differente - e più forte - la sua squadra. In effetti la prospettiva di rivedere la stessa Fiorentina- anche se dotata di buon temperamento e di consistente fondo atletico- non è molto attraente. La difesa incontrerebbe le stesse difficoltà di sempre di fronte ai giocatori brevilinei e scattanti, la squadra non avrebbe cambi di ritmo né vocazione alla profondità. Per «entusiasmare» dovrebbe schierare una formazione ad alta dose di irrazionalità, una formazione così poco ragionevole da diventare sorprendente, visto e considerato che nella scorsa stagione ciò che ha reso monotona la Fiorentina, in molte partite, è stata la conoscenza dei suoi movimenti e dei suoi schemi da parte degli avversari. La strada del gioco meno prevedibile potrebbe passare dalla contemporanea presenza di Mutu (sperando che si tratti del miglior Mutu) di Gilardino e di Jovetic (i dubbi su di lui restano, ma bisogna pur decidersi a scoprire quanto vale), ma questo comporterebbe l’esclusione di un esterno e certamente non alleggerirebbe il compito di una difesa già sottoposta ai suoi storici problemi.
Non sarà semplice giocare meglio dell’anno scorso, non sarà bello giocare come l’anno scorso. Tutto questo mentre martedì è in programma a Lisbona la gara d’andata contro lo Sporting, un preliminare di Champions dal quale dipenderà il futuro immediato della Fiorentina e che la Fiorentina società sembra vivere tra l’ottimismo e il fatalismo, come se le suo priorità fossero altre. E, infatti, il «vero futuro» è legato alla Cittadella, più che al preliminare. I Della Valle attueranno una tattica di contenimento fino a quando non conosceranno le intenzioni del Comune. In questa ottica tutto diventa più chiaro e comprensibile. I soldi che sono in un cassetto, ma non possono passare nell’altro. La campagna acquisti al risparmio. Corvino che si destreggia puntando sui giovani ma comprando i vecchi. E, infine, quest’aria di sospensione generale. Sospesi gli acquisti, sospeso l’entusiasmo, sospesi i sogni. Tutto in attesa di sapere se Matteo Renzi, oltre che il sindaco della città sarà anche il sindaco della cittadella.
Sandro Picchi - Corriere Fiorentino
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