Borgonovo ai fiorentini ''Così distruggemo la stronza!''

Rassegna stampa - 09/10/2008 9.45.01

Una serata particolare
Roberto Baggio e altri campioni del passato a Firenze per sostenere la battaglia contro la terribile malattia: "Lui sì che è un eroe moderno" 
B& B sotto la curva Fiesole. Stefano ha scritto sul computer "Così distruggemo la stronza..."  
 
E´ carogna la vita, forse anche il calcio. Ma è bello anche non rassegnarsi. Stanno insieme per lunghissimi minuti sotto la curva Fiesole a godersi lo spettacolo, gli applausi dei 27 mila tifosi e quello che resta di un amore sgualcito. Una vecchia coppia, straziata, ma che si vuole bene. Uno in carrozzella, con gli occhi che sentono ancora la vita, l´altro, ingrassato, con i capelli bianchi e le ginocchia cigolanti. Stefano, 44 anni e Roberto, 41. Due giovani vecchi che si passavano la palla e la buttavano dentro: 29 gol insieme nella stagione ´88-´89. La B2, appunto. Baggio-Borgonovo. Come dice uno striscione: «B & B, fantasia al potere, calcio da sogno, forza Stefano, grande ragazzo semplice e buono». Poi la vita ha separato, umiliato, allontanato. E ora riunisce in una serata speciale, Fiorentina-Milan (finita 4-1) con vecchie e nuove glorie: Costacurta, Baresi, Ronaldinho, Di Chiara e Pruzzo. Piange Gullit e anche Massaro, Terim arrivato dalla Turchia consegna a Stefano la maglia numero 9. E lo stadio per non commuoversi troppo urla: «Picchia per noi Beppe Iachini»...
Borgonovo è tornato a Firenze prigioniero della malattia, Baggio di un sogno spezzato. Se n´era andato triste, a capo chino, ritorna in campo con la maglia numero 10, ma senza giocare, tirando la carrozzella del suo compagno, che si gode ogni istante. E Stefano sul suo computer scrive: «Grazie Firenze, non tradisci mai. Penso che insieme abbiamo fatto nascere qualcosa che distruggerà la stronza». Lui la chiama così la Sla. Sclerosi laterale amiotrofica o morbo di Lou Gehring, la patologia che uccide i neuroni in movimento. Non c´è cura. E´ un morbo che colpisce molto i calciatori, quasi una malattia professionale, una palla avvelenata. Signorini e Lombardi tra gli ultimi 39 morti. E´ una serata per aiutare un amico, così a partita iniziata arriva anche Giancarlo Antognoni, quello che fu il putto di Firenze e la bandiera della Fiorentina.
Stefano intanto a bordo campo continua a scrivere. «Volevo dire ai malati miei compagni di viaggio di crederci nei calciatori. Lasciate stare il calcio, non c´entra niente». Chantal, sua moglie, dice qualcosa di più: «Per un periodo ho creduto che il doping potesse essere la causa di tutto questo, anche se mio marito ha sempre sostenuto il contrario. Ora dico che per fare chiarezza su questa malattia bisogna collaborare tutti assieme. Per due anni Stefano non ha voluto incontrare nessuno. Ma da quando è nata l´idea della fondazione ha avuto il coraggio di raccontarsi. Ora che la Asl gli ha dato anche un comunicatore, telefona e manda email. Avevamo una casa sempre piena di amici e poi tutto è cambiato. La figlia piccola, che aveva due anni, per sei mesi non si è più avvicinata al padre perchè sentiva la sua disperazione». Baggio si scusa per non aver giocato. «Avrei voluto, ma non posso, rischio di farmi male. Tornare sotto la curva Fiesole è stata una grande emozione, ma credo lo sia stata ancora di più per lui. Stefano è un eroe moderno perchè usa la sua sofferenza per aiutare chi ha bisogno. Quello che mi ha colpito è stata la sua voglia di vivere, nonostante la malattia. Non esiste un problema di omertà del calcio, perchè la Sla colpisce tutti».
Finisce con Stefano stanco, ma felice: dell´attenzione, dell´affetto, del fatto che non si vergogna più. Ora tutti sanno, la Sla non è una disgrazia che tocca agli altri, a quelli del vecchio album delle figurine. Ma una malattia che tocca a te, a noi, a tutti. Firenze, una città che ha conosciuto l´alluvione e il terrorismo, sa cosa significa essere feriti e offesi e lo sa anche la Fiorentina degli anni ´70. Bruno Beatrice, mediano, morto di leucemia nell´87 a soli 39 anni. Nello Saltutti, attaccante, morto d´infarto nel 2003, a 55 anni. Ugo Ferrante, morto nel 2004 per un carcinoma spinocellulare alle tonsille a 59 anni. Giuseppe Longoni, colpito da vasculopatia, tre ictus, morto nel 2006 a 64 anni. Massimo Mattolini, portiere, colpito a 38 anni da un´insufficienza renale e che dal 2000 vive con un rene nuovo. Domenico Caso, ala destra, che nel ´92 a 42 anni scopre di avere un tumore al fegato. Operato, è guarito. Picchio De Sisti a 42 anni è colpito da un raro ascesso frontale al cervello. Anche lui è guarito. Giancarlo Antognoni nel 2004 a 50 anni è vittima di un infarto dopo aver giocato un´amichevole in Svizzera. Se l´è cavata. E se l´è cavata anche Baggio. Nel ´91 tornò a Firenze con la maglia della Juve e rifiutò di battere un rigore contro la Fiorentina. Toccò a De Agostini, Mareggini parò. Ora Baggio, con le scarpe normali, finalmente l´ha tirato quel rigore. Un tocco morbido, sotto la Fiesole. E ha fatto gol a Mareggini. Lo sport è così: vuole sempre rimettere le cose a posto. E anche le vite. 



La Repubblica

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