Fiorentina quale futuro dietro l'angolo

News - 28/12/2007 7.21.45

In attesa dell´inaugurazione del grande museo fiorentino di arte moderna e del nuovo stadio coperto con annessi centro commerciale, ristorante, cinema, sale vip e via dicendo, dall´anno che verrà Cesare Prandelli si aspetta soprattutto qualcosa che somigli a un´idea di centro sportivo, un qualcosa che permetta alla Fiorentina di crescere secondo le regole del calcio moderno come la suddetta arte in attesa di museo.
Naturalmente la questione è in divenire: da tempo ci lavora seriamente la Fiorentina, così come ci lavora seriamente anche il comune. Burocrazia, problemi pratici e politici, i tempi sono quelli che sono, certo. Ma noi siamo sicuri che nel 2008 almeno questa pratica sarà archiviata, perché poi il mitico Pranda deve allenare Gamberini, Mazuch e Osvaldo, non Matisse e Kandinsky, anche se non è escluso che Corvino, dopo "Van Goggho", faccia un pensierino anche su questi ultimi due, tetto ingaggi permettendo.
Comunque il senso pratico deve per forza confrontarsi con i grandi progetti e il futuro immediato con quello che abita più in là. Questo significa che se il dito indica la luna il fiorentino dovrebbe guardare sia il dito che la luna, perché di lune ne sono state indicate parecchie, ma da qui all´allunaggio di strada ce n´è. I fratelli Della Valle fanno bene a lavorare su grandi progetti che facciano crescere questa città, anche perché certe idee possono solo fare bene e comunque, diciamocelo, non si vive di solo Dainelli. Tra l´altro i progetti accennati fino ad oggi segnano un passo fondamentale nella logica del calcio che sogna un domani degno di questo nome. Viviamo in un paese protagonista di retroguardia nella gestione degli stadi. Naturale che prima o poi un grande salto andrà fatto, e quindi non solo ci incuriosisce il progetto dei della Valle ma, soprattutto, ci attrae l´idea di andare a verificare la risposta concreta che Firenze darà loro. Parliamo di politici e imprenditori, di chi decide e di chi deve investire, insomma. Quindi, anche se il 2008 non ci porterà un nuovo stadio o un Franchi versione cittadella viola, di sicuro ci porterà un po´ più di chiarezza sulla differenza che passa tra le buone intenzioni e i fatti. Da verificare, anche, l´incognita elezioni 2009. Domanda: saranno un ostacolo per l´assenza di interlocutori a lunga scadenza o invece faranno saltare sul carro dellavalliano tutti i candidati in cerca di una platea degna di questo nome? Vedremo.
Nel frattempo, mentre ci chiediamo se per caso la gigantesca pubblicità che sbatte Briatore e Lippi sulla facciata di Palazzo Pitti sia arte contemporanea o un oltraggio all´arte in assoluto, non possiamo fare a meno di pensare che il 2008 sarà in ogni caso un anno di importanti decisioni anche sul campo. Premesso che i Della Valle stanno facendo benissimo e che la Fiorentina è una società sana e ambiziosa con un bravo diesse e uno straordinario allenatore, è fuori discussione che non è ancora chiaro a tutti se dobbiamo iniziare a cucire i bandieroni col terzo scudetto per l´anno 2011 (versione elettrica), oppure se dovremo pragmaticamente pensare che comunque dal quarto all´ottavo posto (versione acustica) può comunque andare bene. In realtà l´equivoco nasce da un altro equivoco: cioè la storia dei diritti tv. Tutti sapevano già da un pezzo che per la Fiorentina poco sarebbe cambiato: se per il filosofo nel mezzo stava la virtù, per quelli del calcio pare che nel mezzo stiano più che altro i bischeri, cioè gli unici messi all´incirca come prima. A questo punto è lecito chiedersi se ha ragione chi dice che con le grandi la Fiorentina non potrà mai combattere seriamente, oppure chi crede ancora all´idea di cucire il bandierone coi tre scudetti (o almeno alla possibilità di provarci). Tra questi di sicuro c´è Prandelli. Ma anche Diego Della Valle. Ecco una sua orgogliosa frase rilasciata domenica scorsa allo stadio. «Noi Della Valle non siamo abituati a fare i secondi, i terzi o i quarti per una vita intera. Vogliamo vincere e anche trovare il modo per farlo, anche attraverso un progetto che diventerà patrimonio di Firenze». E allora possiamo affermare che l´equivoco è ufficialmente risolto: sarà una grande alleanza imprenditoriale dentro una fondazione e intorno a una grande idea a colmare il gap che esiste tra la Fiorentina e le ricchissime. E questo significa essere arrivati seriamente al dunque: se vogliamo far crescere veramente la Fiorentina dovrà crescere anche Firenze. L´equazione di Diego è chiara, netta e spietata. E c´è poco da dire. Quindi siamo tornati al punto di partenza, cioè alla risposta concreta che Firenze darà ai padroni della Fiorentina. L´unico dubbio in merito, però, riguarda i tempi di un´operazione così ambiziosa. Se pensiamo che per mettere su un centro sportivo ai campini non sono bastati tre anni, pensare a tutto il resto diventa quasi impossibile. Beh, meglio essere ottimisti. Magari stavolta funzionerà diversamente. Fatto sta che le prime risposte sul futuro arriveranno al termine di questa stagione, quando sapremo se la Fiorentina sarà entrata in Champions League e se i campioni che vestono la maglia viola continueranno a giocare con la stessa maglia addosso. Ci riferiamo a Frey, Ujfalusi e Mutu (i primi due sono i più a rischio), cioè quei giocatori inseguiti da società più ricche e attualmente più ambiziose. Non si tratta di allarmismo. Ma semplicemente di dati oggettivi e, soprattutto, di scelte che questi giocatori faranno non tanto (o non solo) in base ai soldi che vengono girati mensilmente sul loro conto corrente, ma soprattutto alle idee concrete per il rafforzamento di questa squadra e di questo progetto per il futuro immediato. Insomma, non resta che aspettare. Di sicuro nel 2008 la Fiorentina si troverà davanti a un bivio. La sfida è tenere insieme grande ambizione e realismo. Non è facile. Ma è anche vero che questo gruppo (i Della Valle, Prandelli, Corvino e la squadra) fino ad oggi ha dimostrato di saper sorprendere. Quindi è giusto avere fiducia. Male che vada potremo sempre spacciare i tornelli del Franchi per opere d´arte contemporanea e far pagare un biglietto ai turisti giapponesi. Sempre meglio dei faccioni di Lippi e Briatore, no?



Benedetto Ferrara - La Repubblica

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