La rincorsa di Luis

La rincorsa di Luis

Dai viaggi per raggiungere l’Italia all’armadietto di Siviglia, fino alla tripletta maltese e un nuovo spauracchio per Mazzarri

di Giacomo Brunetti, @gia_brunetti

Se tredici giorni fa qualcuno avesse azzardato a proporre Luis Muriel tra i possibili titolari a Torino, la maggior parte del pubblico sarebbe rimasta sorpresa. Troppo fuori forma il colombiano, invischiato nello scarso minutaggio concessogli da Machín a Siviglia e in meccanismi da assimilare al ritorno nel calcio italiano, quello che lo ha mostrato al mondo grazie all’intuizione dell’allora talent scout dell’Udinese Angeloni. Il suo acquisto era stato trattato da Corvino che, nel corso del mese di dicembre, si è giocato tutte le proprie carte a disposizione per prelevarlo dalla Spagna e anticipare l’agguerrita concorrenza del Milan. “A questo punto sta a Pioli recuperarlo“, veniva da pensare, in un passaggio di consegne tra mercato e campo.

E sul terreno di gioco all’inglese del sussidiario di Attard, Pioli ha lavorato sotto gli occhi maltesi tra il recupero fisico – senza carichi eccessivi, cercando di riequilibrare la condizione dell’intera rosa – e l’inserimento tattico, tutelando Muriel e osservando impotentemente l’attenzione mediatica sull’uomo arrivato dalla penisola iberica per salvare le sorti viola. Il primo segnale è stato quel piattone nel primo allenamento al ‘Centenary Stadium’, suggellando l’assist in arrivo dalla destra e freddando Bracolini sul primo palo. Esultanza montelliana e sorrisi, quelli che lo hanno accompagnato tra i selfie con Ivan e Darren del Viola Club Malta e ulteriori allenamenti, nei quali è passato dalle mani sui fianchi per la stanchezza a decidere la partitella alla vigilia del triangolare.

Proprio qui Muriel ha spazzato via ogni dubbio: “L’avversario era inferiore, ma era importante iniziare nel migliore dei modi”, ha raccontato sulla tripletta in trentanove minuti contro l’Hibernians, nella quale ha subito preso confidenza con i nuovi tifosi, dedicando a loro il rigore realizzato con il dito volto alla tribuna che cercava di riparare i sostenitori gigliati dalla burrasca, e concludendo un percorso iniziato dall’aeroporto di Bogotà e terminato a quello di Luqa, cambiando continenti, paesi e scali. Adesso Pioli non può che pensare a lui, vista la vena di Simeone, per provare a cogliere il primo successo del 2019 e proseguire il percorso in Coppa Italia. Una suggestione sempre più concreta, non potrebbe essere altrimenti.

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