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SPECIALE VN – Marco Giampaolo, l’uomo della gavetta. Firenze come ultimo step?

L'attuale tecnico della Sampdoria sta raccogliendo soltanto adesso quanto di buono ha iniziato a seminare nel lontano 2001. E se fosse lui l'uomo più adatto su cui fondare il progetto venturo?

Simone Torricini

Se consideriamo i nomi che circolano in chiave Fiorentina da quando è diventato ovvio più o meno per tutti che il destino di Paulo Sousa non fosse colorato di viola, quello di Marco Giampaolo è sicuramente tra i più bistrattati. Visto sotto la luce di chi, con una piazza come Firenze, sembra avere realmente poco a che fare, il tecnico di Bellinzona è finito per diventare una sorta di calamita per stereotipi. Un po' come Sousa, che prima di fare capolino a Firenze era stato accolto dalle note iscrizioni sui muri della città. Iscrizioni scomparse dopo poco e riaffiorate idealmente non troppi mesi più tardi.

È più che comprensibile che un allenatore in un certo senso anonimo come Giampaolo infiammi il giusto una città che per quattro volte negli ultimi quattro anni è passata dal palcoscenico europeo. È giusto, e lo è in particolare in una situazione come quella attuale. Una situazione in cui si tende ad evidenziare il lato negativo piuttosto che quello positivo. Da un lato c'è chi non ha dubbi sul futuro dell'attuale tecnico della Sampdoria sulla panchina viola, dall'altro le smentite. Quel che è certo è che la sua - almeno nel breve termine - è una candidatura da non sottovalutare.

LA CARRIERA

Dici gavetta e pensi a Marco Giampaolo. O, quantomeno, lo includi all'interno di quella cerchia di allenatori che la gavetta l'hanno fatta, e in quantità industriale. Chiedere per conferma a Cagliari, Siena, Cesena, Catania, Brescia o Cremonese. Tutte squadre che lo hanno avuto in panchina per almeno una stagione.

Partiamo dal presupposto che il suo passato, professionalmente parlando, non è tutto rose e fiori. Ovunque sia andato nei suoi primi anni di carriera da primo allenatore, Giampaolo è sempre stato esonerato: è successo a Cagliari, a Siena, a Cesena e anche a Catania. Nel 2013, alla guida del Brescia, fu invece lui stesso a rassegnare le dimissioni, mentre nell'anno successivo il suo contratto con la Cremonese terminò anticipatamente in seguito ad una rescissione consensuale.

La sua era una vera e propria parabola discendente, apparentemente destinata a culminare con il fallimento anticipato di una carriera particolare: inizialmente considerata come quella di un allenatore di prospettiva, ma con il passare degli anni sempre più simile ad un bluff.

Poi nel giugno del 2015 si fa avanti l'Empoli, che è in cerca del sostituto di Sarri ed ha bisogno di una figura in grado di sostenere la rivoluzione tecnica mantenendo intatti i principi di gioco che tanto successo avevano avuto sotto la sua guida. In estate salutano la Toscana Rugani (direzione Juve), Hysaj e Valdifiori (Napoli), Sepe e Vecino (Fiorentina). Di fatto metà della squadra che aveva stupito tutti gli addetti ai lavori fino ad appena un mese prima.

Alla luce delle vicende del mercato fare meglio sembra impossibile, ma l'Empoli di Giampaolo stupisce "alla seconda" e conclude il campionato al decimo posto: un successo enorme. Marco da Bellinzona esalta Saponara, favorisce le conferme di Tonelli e Mario Rui, valorizza Zielinski e Paredes. A fine stagione partiranno tutti eccetto lo stesso Saponara, per cui - e lo sappiamo bene - si tratterà solo di una questione di tempo.

Ci guadagna l'Empoli e ci guadagna Giampaolo, che sale a nord di poco più di duecento chilometri e si siede sulla panchina della Sampdoria, lasciata libera da Montella a fine stagione.

IL PRESENTE

Il decimo posto in campionato non è probabilmente ciò che dai piani alti si sarebbero aspettati ad inizio stagione. O almeno questo è quanto si può dedurre dai bonus (effettivamente improbabili) inseriti nel contratto firmato a luglio con i blucerchiati: 250mila euro per la qualificazione all'Europa League, 300mila per l'approdo in Champions, 150mila per la vittoria della Coppa Italia.

La verità è che molto probabilmente i bonus non avevano sin da subito che un valore di incentivo, e Giampaolo sta traendo dalla rosa i risultati che verosimilmente gli si addicono. In estate ha voluto che gli si acquistassero i giovani, e adesso che i giovani gli sono stati acquistati ci sta lavorando: da Linetty a Praet, da Torreira a Schick. Passando per quelli che già c'erano, come Bruno Fernandes, Pedro Pereira, Sala e Skriniar. Per non parlare di Muriel, che lentamente sta uscendo dal guscio dell'illusione per trasformarsi in un attaccante a tutti gli effetti.

Insomma, non arriverà in Europa e non vincerà la Coppa Italia (brucia ancora la batosta di Roma agli ottavi), ma a Marassi Giampaolo non sarà neppure ricordato come l'ultimo arrivato.

IL MODULO

Non chiamatelo dogmatico perché al pari di tutti gli allenatori se la prenderebbe, ma è innegabile che Marco Giampaolo non possa prescindere dal 4-3-1-2 di stampo sarriano. Lo ha preso in consegna a Empoli e lo ha traslato a Genova, senza toccarne i principi e facendo leva su giocatori che si somigliassero il più possibile.

Riassunto ai minimi termini? Una difesa solida, un trio di centrocampo frizzante e che abbia idee ed un trequartista che faccia da collante con le due punte, possibilmente versatili, mobili e disposte al sacrificio.

IL PROFILO

"Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che funziona", sostengono gli estimatori di Giampaolo storpiando un detto più o meno noto. La nulla esperienza internazionale e di conseguenza lo scarso appeal fanno sì che quello dell'attuale tecnico della Samp sia il profilo meno apprezzato dall'opinione pubblica, ma se dovesse davvero arrivare a Firenze in estate, beh... a quel punto dovrebbero essere considerate anche le motivazioni di una così rapida ascesa. E se fosse proprio lui l'uomo più adatto su cui fondare le basi del progetto venturo?

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